Rassegna storica del Risorgimento

DUCATO DI PARMA E PIACENZA ORDINAMENTO CARCERARIO 1814-1859
anno <1988>   pagina <305>
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Il sistema carcerario nel Ducato di Parma
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poco affidabile: c'è chi è accusato di appropriarsi dei beni dei reclusi, chi è corruttibile, chi a pagamento fa uscire dalla Casa lettere e notizie.57) Certo i bassi salari incidono su questo comportamento.
Nel 1852 figurano nell'organico della Casa di arresto di Piacenza un Ispettore (1.400 lire annue), un sotto ispettore (800), un portiere e 5 carce­rieri a 432 lire. Le spese totali per gli stipendi cui si assommeranno 500 lire al cappellano sono di 7.192 lire.
I peggio pagati risultano i medici e i carcerieri: i primi però possono integrare con l'attività professionale privata. Nel novembre 1853 la paga dei carcerieri viene aumentata di 72 lire annue; qualche mese prima il personale di custodia era stato esentato per legge da contributi fiscali.
II 5 dicembre 1852 viene istituita una Guardaciurma per la scorta dei forzati che escono per lavori pubblici in città e dintorni. Il nuovo reparto è composto da corniti e carcerieri già in servizio nei corpi militari; può arrivare ad un massimo di cinquanta persone che vestono la medesima uniforme; è comandato da un Capo e da due sottocapi (550 e 500 lire annue).
L'art. 6 del regolamento della Guardaciurma prescrive che i membri devono essere scapoli o vedovi senza figli o ammogliati senza figli e che in futuro verrà proibito il mestiere di comite o carceriere agli ammogliati e ai vedovi con figli; non sarà data ad alcuno licenza di sposarsi. Chi ha una paga esigua ed ha carichi di famiglia è più facilmente corruttibile. Diversi articoli dettano le norme per l'uscita dei forzati: le guardie saranno armate di carabina carica a palla con bajonetta, e avranno giberna con munizioni: la scorta è fissata a due guardie ogni tre catene. Altre disposizioni riguardano la custodia, la carica e scarica e la pulizia delle armi.
C'è nell'insieme un tentativo di miglioramento che sembra dare risultati modesti. I Consigli di Vigilanza permangono scarsamente efficienti; il per­sonale, di ben modesta levatura. La qualità della vita all'interno del carcere malgrado le nuove strutture e un certo calo di presenze a partire dal 1856 non è nella maggior parte dei casi mutata: continuano i casi di suicidio o di decessi le cui cause non appaiono ben chiare.58)
Sono certamente durissime, e insopportabili se protratte a lungo, le condizioni dei forzati condannati ai ferri: per costoro sono numerose le richieste di togliere la catena che provoca piaghe, cancrene e non di rado la morte. In alcuni casi il provvedimento di clemenza giunge tardivo. Signi­ficativo in proposito è il caso di Vincenzo Poggi di 68 anni, di antica e civile famiglia di Piacenza, già Guardia Nobile, condannato non risulta per quale reato a quattro anni di lavori forzati. Per lui rivolge suppliche la famiglia: egli dovrebbe uscire per termine di pena, ma il 25 maggio 1850 si comunica
57) Sulle domande e le assunzioni di personale subalterno e gli organici, A.S.P., Vip. Gr. Giusi, e Buong., cart. 237. Il custode Giuseppe Tosoni è ripetutamente posto in discussione: è denuncialo il 2 agosto 1850 per un furto di orologio da parte di un detenuto ed è accusato nel novembre 1855 di farsi latore di lettere in questo caso del prigioniero politico Buroni di condannati con persone all'esterno del carcere. A.S.P., ivi, cart. 245; A.S.P., Segreteria Intima di Gabinetto, Dir. Gen. di Polizia, cart. 301, rapp. 8-9 novem­bre 1855.
M) Il regolamento dei Guardaciurma in A.S.P., Dip, Gr. Glust. e Buong., cart. 237. Per alcune segnalazioni di suicidi ivi, cart, 243.