Rassegna storica del Risorgimento
FERRARELLI GIUSEPPE; STORIOGRAFIA MILITARE
anno
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1988
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pagina
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310
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NOTE SU GIUSEPPE FERRARELLI SCRITTORE NAPOLETANO DI STORIA MILITARE
L'improvvisa quanto non prevedibile caduta del grande Stato borbonico provocò sorpresa e sbandamento non solo nelle fila dei moderati meridionali, ma persino nell'entourage del conte di Cavour. L'antico Regno di Napoli, sotto i colpi non irresistibili provenienti dalle imprese di Garibaldi in Sicilia, si era come accartocciato su se stesso senza utilizzare le sue indiscutibili risorse militari ed economiche.
Nell'estate del 1860 l'esercito borbonico, nonostante il buon morale delle truppe, aveva praticamente rinunciato a difendere lo Stato: l'uccisione del generale Briganti, avvenuta a Monteleone ad opera dei militari borbonici, credo rappresenti la prova eloquente della frattura apertasi tra gli alti comandi, ormai non più disposti a guidare l'esercito alla vittoria, e i semplici soldati, ancora legati alla dinastia e al re Francesco II.1) Il disordine amministrativo seguito al dissolversi della vecchia burocrazia, lo spaventoso vuoto di potere creatosi nell'ex Regno all'indomani della ritirata del re verso Gaeta, e la tormentata situazione economica delle province provocarono nella classe dirigente sabauda il desiderio di annettere, in tempi rapidissimi, il Mezzogiorno al Regno d'Italia.
La conflittualità tra moderati e garibaldini acuì i timori del Cavour, il quale dispose un piano politico-amministrativo atto a riportare tutti i poteri nelle mani dei prefetti sabaudi. Sappiamo quanti squilibri provocò l'annessione nel campo dell'economia alle province meridionali, passate repentinamente da un mercato chiuso da ferree barriere doganali a un mercato unico nazionale. Dissapori ed incomprensioni tra politici meridionali e burocrati sabaudi non mancarono, così come la voglia epuratrice manifestatasi nel campo della magistratura e della pubblica amministrazione creò non pochi malcontenti tra le classi dirigenti meridionali.2)
Questo insieme di situazioni generò in molti la convinzione che il processo di unificazione nazionale andava interpretato in Italia meridionale, per usare una celebre espressione del meridionalista Guido Dorso, come conquista regia .3) Il crollo del Regno delle Due Sicilie causò tra i napoletani è un giudizio del Croce uno strascico di effetti politici diversi, soddisfazione e sdegno, giubili e rimpianti, deluse speranze e nostalgie, che non dileguò se non con lentezza, nel corso di più decenni. *>
*) Sull'uccisione del generale Fileno Briganti cfr. P. PIERI, Storia militare del Risorgimento, Torino, Einaudi 19823, p 691. Il libro del Pieri resta fondamentale ai fini di una conoscenza dettagliata degli avvenimenti militari del 1860 in Italia meridionale (ivi, pp. 684 sgg.).
3) Su questo argomento vedi importanti spunti in A. SCIROCCO, Governo e paese nel Mezzogiorno nella crisi dell'unificazione {1860-61), Milano, Giuffrè, 1963 (del libro esiste una n. ed. apparsa nel 1981 con la Sen di Napoli).
3) Cfr. G. DORSO, La rivoluzione meridionale, Torino, Einaudi, 19742, pp. 45-51.
4) Cfr. B. CROCE, Dal carteggio di un ex-ufjiciale dell'esercito napoletano in Uomini e cose della vecchia Italia, Bari, Laterza, serie seconda, 1956*, p. 365.