Rassegna storica del Risorgimento
FERRARELLI GIUSEPPE; STORIOGRAFIA MILITARE
anno
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1988
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pagina
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Note su Giuseppe Ferrarelli
Proprio Benedetto Croce distingueva all'interno di questa complessa ed articolata situazione, creatasi nelle province meridionali all'indomani del 1860, posizioni e atteggiamenti ben diversi fra loro. Vi erano i borbonici ossia coloro che ostinatamente affermavano: Noi vogliamo restare napoletani, coi nostri vecchi re e i vecchi costumi e le vecchie tradizioni, e non diventare italiani e moderni. Tra i più accesi sostenitori di questa tesi figurava lo storico e scrittore Giacinto de' Sivo (1815-1867), autore di una fin troppo polemica e filoborbondca Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861.Q Ma vi erano anche, ed in gran numero, gli unitari, della prima e seconda ora, che risolutamente sostenevano: Noi siamo ormai, e vogliamo essere, italiani, e non più napoletani. Tra i due opposti figuravano ancora gli autonomisti e i municipali, uomini che come il barone Giacomo Savarese7) non sapevano capire la italianità se non nell'ambito di una cooperazione dei vari Stati italiani , ed infine vi erano gli schietti liberali e unitari , cioè coloro che pur accettando la unificazione nazionale restavano legati ad uomini e cose del vecchio Regno di Napoli. Di questi ultimi, forse il rappresentante più spiccato, e certamente il più amabile e caro per ingenuità, nobiltà, e purezza di cuore scrive il Croce fu Giuseppe Ferrarelli . S>
Il Ferrarelli fu certamente fra quei meridionali che non riuscirono mai a superare il dissidio tra ricerca della italianità ed amore per la storia umana e civile del Mezzogiorno. D'altronde Giuseppe Ferrarelli non poteva, proprio per la sua formazione umana ed intellettuale, sottrarsi ad un atteggiamento in cui confluivano convulsamente ideali sedimentati e fatti propri attraverso la propria famiglia, i propri studi, ed atteggiamenti collegati ad istanze tese al trionfo e all'irrobustimento dei più convinti sentimenti patriottici. Il processo di unificazione nazionale, violento ed affrettato nelle province meridionali dalle scelte piemontesi, lasciò nel Ferrarelli quelle contraddizioni, accelerando quasi un atteggiamento di velata nostalgia per un passato che faceva ormai parte delle sue convinzioni e delle sue scelte.
Giuseppe Ferrarelli era nato a Teramo l'8 gennaio 1832, due anni dopo l'inizio del regno di Ferdinando II, da Carmine, alto magistrato borbonico, e da Maria Giuseppa Frangipane, dei duchi di Mirabelle I Ferrarelli erano originari di Mesoraca, un paesello calabrese vicino Crotone, ma dalla fine del Settecento vivevano a Napoli.
Nella capitale essi riuscirono ad inserirsi in quella borghesia provin-
5) Ivi, pp. 365-366.
6) Siri de* Sivo cfr. W. MATURI, Storici reazionari, in Interpretazioni del Risorgimento, Torino, Einaudi, 19625, pp, 330-334, ma vedi soprattutto B. CROCE, Francesco Paolo Bozzelli e Giacinto de' Sivo, in Atti dell'Accademia Pontaniana, Napoli, voi. XLVIII, 1918 (ristampato in Una famiglia di patrioti ed altri saggi storici e critici, Bari, Laterza, 19272, pp. 147-160). Autore di tragedie (Costantino Dracosa e La figlia di Jefte) e di un romanzo storico (Corrado Capece) nonché della Storia delle Due Sicilie, il de' Sivo dopo la morte fu completamente dimenticato. Spetta al Croce il merito di averlo praticamente rivelato agli studiosi con la sua comunicazione del 1918.
7) Cfr. B. CROCE, La vita letteraria a Napoli dal 1860 al 1900, in La letteratura detta nuova Italia, Roma-Bari, Laterza, 1973, p. 304.
8) B. CROCE, Uomini e cose della vecchia Italia, cìt,, p. 366.
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