Rassegna storica del Risorgimento

FERRARELLI GIUSEPPE; STORIOGRAFIA MILITARE
anno <1988>   pagina <316>
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Toni Ierniano
la tesi secondo cui la conquista del Regno delle Due Sicilie era stata resa possibile non dalla inconsistenza dell'esercito borbonico, ma dal desiderio delle popolazioni meridionali di entrare a far parte di un unico grande Stato nazionale. Trovando anche il consenso di alcuni ex generali borbonici, fu tra gli animatori della polemica (ampiamente trattata da Pasquale Turiello nel suo libro Governo e governati, 1882) sviluppatasi nel Mezzogiorno sulla asserita conquista del Regno da parte dei Mille; con il suo libro di Memorie militari, mediante la ricostruzione delle vicende biografiche di personaggi che avevano tenuto alto il blasone bellico del Regno, dal mar­chese Palmieri al generale Angelo D'Ambrosio, da Luigi Mezzacapo a Giu­seppe Pianell, ai generali Filangieri, d'Ischitella, de Benedictis, Ulloa, Mata-razzo e Boldoni, intendeva smentire tutta una pubblicistica denigratoria nei confronti dell'esercito napoletano.
Con convinzione il Ferrarelli sostenne la sua posizione, opponendosi alla tesi secondo cui Garibaldi avesse sconfitto l'esercito borbonico senza alcun aiuto: Un fatto non abbastanza osservato nella rivoluzione italiana, seb­bene di molto momento, è l'aiuto che ebbero Garibaldi ed i Mille dalle popolazioni meridionali. Garibaldi sbarcò a Marsala agli 11 maggio del 1860; ma l'insurrezione in Sicilia era già cominciata, al suono della campana della Gancia, il 4 aprile. Ciò che era avvenuto in Sicilia, avvenne pure nel continente. Garibaldi ed i Mille ebbero per avanguardia intere popolazioni, che insorgevano prima del loro arrivo . 2*>
Molto resta da discutere su questa posizione del Ferrarelli; successivi avvenimenti testimoniarono l'assoluta mancanza nel Mezzogiorno di una coincidenza tra Stato e Nazione, ma non si può non tener conto, in questa tesi, della volontà di esprimere la dignità degli uomini e delle istituzioni napoletane, così duramente considerate dalla classe dirigente piemontese all'indomani dell'Unità.
Su questi registri ideologici s'inserisce l'articolo Costanza nel dovere e diversità di risoluzioni, ripubblicato dal Croce nell'Archivio storico per le province napoletane. Sugli scritti politico-militari del Ferrarelli Benedetto Croce ci ha lasciato questo efficace giudizio: In quelli militari, c'è la ferma asserzione dell'importanza che ha la cultura pei militari, particolarmente pei generali, e circa il valore troppo trascurato dell'elemento morale nella milizia, e un sano aborrimento contro la pedanteria burocratica e i regola­menti, che egli avrebbe voluto più brevi e più semplici, come considerava requisito proprio del militare la semplicità dei concetti e della parola. In quelli politici, il desiderio di un'effettiva libertà in Italia, che non poteva andar disgiunta da quella libertà di giudizio e di censura, e da quello spirito di resistenza, di cui die esempi insigni l'Inghilterra: dalla libertà interiore, insomma, com'egli la chiamava.29)
Le caratteristiche ideologiche, se così vogliamo definire le appassionate posizioni di questo antico ufficiale della Nunziatella, le si ritrovano tutte in una ferma opposizione alla fin troppo rapida annessione della patria napoletana allo Stato unitario. I suoi lamenti non sono però da colle­gare in alcun modo alle posizioni reazionarie del già ricordato Giacinto
2W G. FERRARELLI, Memorie militari del Mezzogiorno d'Italia, cit., p. 290. *!> B. CROCE, Uomini e cose della vecchia Italia, cit., p. 387.