Rassegna storica del Risorgimento
FERRARELLI GIUSEPPE; STORIOGRAFIA MILITARE
anno
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1988
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pagina
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317
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Noie su Giuseppe Ferrarelli
de' Sivo, arrabbiato interprete del legittimismo più oltranzista. Nel sempre criticato, ma mai eguagliato studio crociano La vita letteraria a Napoli dal 1860 al 1900, il Croce ricorderà con affetto questo atteggiamento del Ferrarelli.3
Il conte di Cavour in una lettera a William de La Rive, alla vigilia dell'apertura del primo Parlamento italiano, scriveva: Ma tàche est plus laborieuse et plus pénible maintenant que par le passe. Constituer l'Italie, fondre ensemble les éléments divers dont elle se compose, mettre en harmonie le nord et le midi, offre autant de difficulté qu'une guerre avec l'Autiiche et la lutte avec Rome 3I>; ed ancora, proprio alla vigilia della morte: L'Italie du Nord est faite, il n'y a plus ni Lombards ni Piémontais, ni Toscans, ni Romagnols: nous sommes tous Italiens; mais il y a encore les Napoli-tains . 3)
La posizione di Giuseppe Ferrarelli, morto nel 1921,33> il cui ricordo fu ben presto affidato solo alla passione degli eruditi, rappresenta uno dei tanti segmenti della difficile storia del Mezzogiorno.
Mentre il Cavour lamentava le enormi difficoltà da parte della classe dirigente sabauda nel realizzare un amalgama dei Napolitains con la parte restante del paese, nel Mezzogiorno, dove imperavano geometrie politiche con formule di non facile interpretazione, le élites vedevano frantumarsi nelle mani la propria storia e la propria cultura. Al di là di una affranta coorte di legittimisti, sostenitori, anche dopo il 1870, di una ormai blanda quanto anacronistica voglia restauratrice, nella ex-capitale del Regno borbonico si consumò il dilemma di una generazione di intellettuali, lacerati amleticamente dalle spinte della ragione (accettare l'unificazione comunque come un passo in avanti) e dall'impellente necessità di ritrovare nel passato un po' di se stessi. Giuseppe Ferrarelli, sicuramente rappresenta un efficace paradigma interpretativo di questo stato d'animo di quanti, vissuta nel periodo borbonico buona parte della loro formazione umana ed intellettuale, si ritrovarono a vivere la seconda parte della propria vita in una realtà fortemente in via di trasformazione.
La cocente delusione unitaria, fusa con di desiderio di uscire comunque dalle rigide forme istituzionali dell'assolutismo borbonico, finirono per creare
3) Cfr. B. CROCE, La vita letteraria a Napoli dal 1860 al 1900, ora anche in Gli hegeliani di Napoli e la costruzione dello Slato unitario. Mostra bibliografica e documentaria, Napoli, Istituto italiano per gli studi filosofici, 1987, pp. 84, 87, 96-97.
31) Cfr. E. ARTOM, Il Conte di Cavour e la Questione Napoletana, in Nuova Antologia, V novembre 1901, p. 145.
32) Cfr. M. L. SALVATORI, // mito del Buongoverno. La questione meridionale da Cavour a Gramsci, Torino, Einaudi, 1976, p. 29.
33) Cfr. B. CROCE, G, Ferrarelli, in Giornale d'Italia, 9 febbraio 1921 (ora in Pagine sparse, Napoli, Ricciardi, 1943, voi. Il, pp. 193-195). Ulteriori notizie su Ferrarelli e la sua famiglia vedi in: F. MATARRESE, Croce e la Calabria, Soveria Mannelli, Rubbettino editore, 1984, pp 41-66; F. NICOLINI, L' Editto ne varietur delle opere dì Benedetto Croce, in Archivio storico del Banco di Napoli, Napoli, 1960-1961, 14-16, pp. 74, 171, 173, 322 323 324 347, 356, 361. Una conferma dei solidi rapporti di amicizia del Croce con il Ferrarelli ci viene da due spunti contenuti in A. LABRIOLA, Lettere a B. Croce, a cura di Lidia Croce, Napoli, Istituto italiano per gli studi storici, 1975, pp. 39 e 139.
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