Rassegna storica del Risorgimento

FERRARELLI GIUSEPPE; STORIOGRAFIA MILITARE
anno <1988>   pagina <319>
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Note su Giuseppe Ferrarelli
dal vecchio compagno d'arme nei suoi scritti,37) anche se, a differenza del magistrato Casella, non volle leggere alcuni fenomeni della storia napoletana del passato in termini di iettatura storica: la prematura partenza di Carlo III per la Spagna ad esempio non fu vista dal Marselli come causa decisiva dell'indebolimento del Regno,38) cosa invece sostenuta con passione da molti buoni napolitani.
Giuseppe Ferrarelli, che in qualche modo credeva alla cosiddetta ietta­tura, insieme al generale Pianell, ai militari Biagio e Luigi de Benedictis, allo stesso Marselli, fece parte di quel gruppo di uomini che, pur respin­gendo qualsiasi nostalgico ricordo legittimista, non venne mai meno ad un regionalismo ricco di sentimento e di qualche utopia: nei loro album conservarono, forse, anche qualche stropicciata carte de visite dell'ultimo Borbone di Napoli e di Maria Sofia di Wittelsbach, ma non tradirono i loro ideali sinceramente liberali, per i quali avevano pagato un prezzo altissimo in termini di conflitti e di dilemmi interiori39): certamente la eroica difesa di Gaeta contribuì non poco ad allargare ferite e ad ingigantire le proprie contraddizioni.
Benedetto Croce, a cui va il merito di aver conservato, e non solo per ragioni affettive, suoi ricordi e documenti, credo abbia voluto cogliere un po' di attualità nel pensiero politico-militare del Ferrarelli: persino in un momento particolarmente importante della storia d'Italia, il pensatore napo­letano, durante un discorso tenuto al teatro Eliseo di Roma il 21 settem­bre 1944 su L'Italia nella vita internazionale, W utilizzò il rifiuto opposto dal Ferrarelli (un mio zio)41) alle spietate fucilazioni messe in atto dallo Stato italiano per reprimere il brigantaggio nelle province meridionali come modello di confronto tra raffrettata politica piemontese del 1860 e le scelte del governo anglo-americano in Italia all'indomani dell'armistizio del-l'8 settembre del 1943.
Infine non si può non tener conto dell'importanza di quelle straordi­narie ricerche del Croce che ancora oggi ci si ostina a definire, monota-mente, erudite . Proprio esse, e le pagine sul Ferrarelli ce lo attestano, ci permettono di inseguire nel corpus crociano inesauribili tracce di umanità e di cultura.
TONI IERMANO
37) Cfr. N. MARSELLI, Gl'Italiani del Mezzogiorno, Roma, A. Sommaruga, 1884, pp. 19 sgg.
3 Ivi, pp. 52-53.
39> Nel 1860 molti furono gli opportunisti che confluirono nelle fila degli unitari per squisite ragioni di utilità, ma vi furono anche diversi soldati che per odio alla tirannide borbonica preferirono passare decisamente al servizio di Vittorio Emanuele II. Nel 1848, in condizióni politiche decisamente diverse, il colonnello Lahalle, posto di fronte all'alterna­tiva se accettare di eseguire l'ordine di Ferdinando II di ritornare a Napoli con il contin­gente diretto alla guerra di Lombardia oppure di tradire la bandiera per i suoi ideali liberali, scelse drammaticamente la strada del suicidio.
40) cfr. B. CROCE, Scritti e discorai politici {1943-1947), Bari, Laterza, 19732, voi. II, pp. 87-104.
4 Ivi, p. 98.
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