Rassegna storica del Risorgimento
BELLUNO AMMINISTRAZIONE 1866; MORDINI ANTONIO; VICENZA AMMINIST
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1988
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Zanardelli commissario a Belluno nel 1866
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mediatamente la soppressione della luogotenenza, della direzione di polizia e della congregazione centrale del regno Lombardo-Veneto, si palesò impossibile sopprimere in breve tempo tutti gli uffici dell'I. R. Governo ancora esistenti a Venezia (quest'ultima fu sgomberata definitivamente dagli austriaci soltanto dopo la pace del 3 ottobre),4* senza dimenticare che solamente con il R. Decreto 2 dicembre 1866 n. 3352 fu istituita nel Veneto la provincia come ente locale autonomo.5* I commissari nominati in tempi diversi tra il luglio e l'ottobre del '66 (Mordini per Vicenza, Pe-poli per Padova, Sella per Udine, Allievi per Rovigo, Zanardelli per Belluno, D'Afflitto per Treviso, Della Verdura per Verona, Guicciardi per Mantova, Pasolini per Venezia) erano stati scelti in base a ragioni di opportunità interna, in sintonia con il disegno politico che il barone Ricasoli si era ripromesso di attuare sin dalla formazione del gabinetto; egli, cioè, cercò di superare in qualche modo le divisioni di partito chiamando a reggere la cosa pubblica uomini appartenenti a tutto lo schieramento politico del Parlamento di Firenze, al fine di squilibrare la distribuzione delle responsabilità del governo verso il paese in un momento difficile come quello dell'annessione. Tra l'altro, che la scelta dei commissari ricadesse su uomini politici e non, per esempio, su militari non è una sorpresa, dal momento che Ricasoli era sempre stato proteso ad evidenziare il carattere politico su quello amministrativo dei raprpesen-tanti del governo a livello periferico,6) e visto che considerava la classe politica italiana omogeneamente e gerarchicamente dedita al bene ; d'altronde, malgrado le non lievi differenze politiche che caratterizzavano i vari commissari, essi credevano comunque tutti fermamente nel grande valore innovativo, e liberale nella sostanza, della legislazione italiana, in sintonia con un liberalismo che ambiva a costruire la società civile con le istituzioni dello Stato .*)
Dunque gli uffici commissariali vennero istituiti durante la guerra, e ciò fa apparire ancora più interessante l'analisi delle motivazioni politiche che spinsero Mordini e Zanardelli ad accettare gli uffici di Vicenza e di Belluno; infatti, a parte il caso di Sella ad Udine, per gli altri commissari regi non fu un fatto politico particolarmente rilevante la copertura di quegli uffici politico-amministrativi, anche perché bene o male essi erano tutti rappresentanti della Destra parlamentare, e quindi già da tempo inseriti nell'ambito della classe dirigente e dell'egemonia moderata.
4) Ivi, pp. 14-15; cfr. anche U. POTOTSCHNIC, L'unificazione amministrativa delle province venete, Vicenza, 1967.
5) A proposito del ritardo col quale fu organizzata l'amministrazione provinciale nel Veneto secondo le leggi italiane, cfr. la lettera di Q. Sella a Ricasoli del 26 ottobre '66 in Epistolario di Quintino Sella, a cura di GUIDO e MARISA QUAZZA, voi. II (1866-1869), Roma, 1984, pp* 230-233,
> Cfr. CLAUDIO PAVONE, Amministrazione centrale e amministrazione periferica da Radazzi a Ricasoli {1859-1866), Milano, 1964, pp, 165-166.
fi Ibidem.
*) SILVIO LANARO, Dopo II '66: una regione in patria, in Storia d'Italia Einaudi, Le regioni dall'unità ad oggi. Il Veneto, Torino, 1984, p. 416.