Rassegna storica del Risorgimento

BELLUNO AMMINISTRAZIONE 1866; MORDINI ANTONIO; VICENZA AMMINIST
anno <1988>   pagina <325>
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Zanardelli commissario a Belluno nel 1866 325
munque, il nodo della questione era essenzialmente politico, dal momento che i due rappresentanti della Sinistra volevano soprattutto evitare che si potesse pensare ad una loro corresponsabilità negli atti compiuti dal governo in un momento in cui esso era attaccato da tutte le parti dello schieramento politico italiano,18) Ricasoli respinse le dimissioni di Mordini e di Zanardelli e rassicurò i due commissari argomentando che il plebi­scito sarebbe stato una pura formalità che non avrebbe in alcun modo menomato l'autorità dei rappresentanti governativi.19) D'altro canto allora il barone ebbe pochissima parte nelle trattative diplomatiche sulla cessione del Veneto ed anzi, per quello che potè fare di fronte alle trattative con­dotte parallelamente da parte del sovrano, cercò di dare il minor risalto possibile alla mediazione francese.
In effetti sia Mordini che Zanardelli si resero conto che di tutti gli uomini della classe politica al potere il Ricasoli era quello che aveva meno responsabilità nella conduzione non certo dignitosa del conflitto e delle trattative diplomatiche; l'atto delle dimissioni sarebbe stato dunque inop­portuno perché avrebbe avuto l'unico effetto di screditare ancora di più il barone di fronte al paese:
Parlai a lungo col Barone Ricasoli scriveva Mordini a Zanardelli il 23 settem­bre 1866 da Vicenza . Gli dissi che tu ed io saremmo, dopo le spiegazioni dateci, rimasti finché nello svolgersi delle attuali pendenze non fosse nato qualche atto incompatibile
la quistione dei Commissari del Veneto dal punto di vista del così detto nostro partito; non è dunque sotto questo punto di vista che si è formata la mia convinzione. Quel che io penso si è che non può non essere incomportabile colla dignità vostra l'acquiescenza agli atti che si compiranno nelle vostre Provincie. Siano pure ridotte a proporzioni ridicole le formalità che si dovranno esaurire, resterà sempre il fatto che le popolazioni saranno chiamate a dichiarare se vogliono o no il governo di cui voi rappresentate l'autorità. Probabilissimamente da parte vostra non avrà luogo alcun atto né grande né piccolo il quale possa essere interpretato come riconoscimento della consegna francese. Dall'altezza del palazzo Riccardi si vorrà assumer l'aria di guardare con disdegnosa compassione alla commedia del plebiscito [...] Ma tutto ciò non potrà aver luogo senza sfregio delle locali autorità [...] Questo governo non potrà impedire che virtualmente, intanto che la commedia si compie, la sua autorità sia negata di fatto, e che i suoi rappresentanti locali si trovino per un quarto d'ora almeno in una condizione discretamente buffa e che diventerà doppia­mente strana se essi attesteranno di non mostrarsene intesi, per la sola ragione che eglino si tengono estranei al fatto che sotto i loro occhi si compie. In sostanza, non è la parteci­pazione che mi spaventa, perché questa la vedo naturalmente impossibile e perché su questa non vi è bisogno di discutere, ben sapendo che né tu né Mordini scenderete mai su quel terreno. Ma quel che mi spaventa è la posizione che vi farebbe il solo fatto della materiale, anche tacita, acquiescenza. Capisco bene che Allievi, Pepoli, Sella e tutta la compagnia bella possano acconciarsi al superbo dispregio di cui forse verrà l'intonazione da Firenze. Ma tu e Mordini potete non pigliare sul serio un esercizio di sovranità nazionale, ancorché chiesto alle popolazioni indebitamente, intempestivamente, e, sia pure, ingiustamente? [...] Non dico che la dimissione, non data il 1 settembre, si debba dare ora, ma in un giorno prossimo, e, come conseguenza delle istruzioni ministeriali, o come conseguenza di fatti inevitabili, mi sembra necessaria; A.S.B., carte Zanardelli, busta 43. B) Cfr la lettera di Ricasoli al fratello Vincenzo dell'I 1 settembre 1866, In Carteggi di Bettino Ricasoli, cir., voi. XXIII, pp. 364-366.
w> Cfr. la lettera di Ricasoli a Mordini del 10 settembre '66. ivi, p. 354.