Rassegna storica del Risorgimento

BELLUNO AMMINISTRAZIONE 1866; MORDINI ANTONIO; VICENZA AMMINIST
anno <1988>   pagina <327>
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Zanardelli commissario a Belluno nel 1866
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Zanardelli giungeva a Belluno il 19 agosto 1866, molto in ritardo se si pensa che la provincia era stata sgombrata dagli austriaci già dalla metà di luglio; tuttavia questa mancanza di sincronia tra la liberazione della provincia e l'invio del rappresentante governativo era dovuta al fatto che Cialdini si era trovato impossibilitato ad occupare Belluno perché troppo lontana dal suo settore operativo, e ciò aveva indotto Ricasoli a procrasti­nare la nomina a commissario regio di Zanardelli (avvenuta soltanto col RJ). 11 agosto '66 n 3157).M) Durante l'interregno politico di quaranta giorni la provincia di Belluno aveva vissuto nel più completo isolamento, rimanendo tagliata fuori da qualsiasi collegamento sia con le restanti pro­vince venete che con il regno d'Italia; infatti gli austriaci, andandosene, avevano disorganizzato la maggior parte dei servizi di comunicazione, dal momento che avevano tolto i due uffici telegrafici che c'erano oltre a quello del capoluogo ed avevano distrutto tutti i ponti sul Piave. 3> Ovviamente, quindi, tra le prime intenzioni del commissario regio vi fu quella di porre fine all'emarginazione politica, militare ed economica, di cui era stato vittima fino ad allora il Bellunese; fu così riorganizzato sommariamente il servizio telegrafico, fondamentale per le comunicazioni immediate con il Presidente del Consiglio e con i vari ministeri di Firenze, e furono riattivate pronta­mente le principali vie di comunicazione. Per quanto riguardava la sicurezza militare del territorio, il bresciano non volle privarsi del prezioso contributo dato fino ad allora dai volontari delle bande armate cadorine quale deter­rente nei confronti dei continui tentativi di sconfinamento degli austriaci, e a questo proposito fece molte pressioni sul Ricasoli e sul comando mili-
di Zanardelli, scriveva: L'amministrazione dello Zanardelli fu così saggia, temperata e dignitosa da non offrire verun giusto pretesto di accusa, ed ogni di lei atto portò sempre l'impronta di una fede liberale, progressista [...] Non deve sfuggirci che [...] mentre nell'agosto scorso molti amici disapprovarono che alcuni dei nostri fossero entrati armi e bagaglio nei pubblici affari, divenendo, secondo essi, solidali con quel sistema di governo che sempre avevano combattuto, oggi mutano in ammirazione quelle voci di biasimo. Quelli che sono usi a militare sotto insegne di una bandiera possibile, ci dicono che fu provvido atto l'accettazione dei pubblici uffici. Ed infatti non è egli vero che fino ad oggi si è accusato il partito progressista della Camera di essersi inopportunamente trincerato nello sterile campo delle opposizioni, senza aver mai saputo dare uomini di idee pratiche possibili? Non è egli vero che fino ad oggi si è accusata la Sinistra parlamentare di non aver saputo che dissodare terreni, senza saperli mettere a frutto, perché mancante sempre di una foratola veramente positiva? Ma oggi cadono queste stolide accuse ed il partito liberale ha luminosamente provato di avere uomini maturi e capaci di mettere argini e rimedi alle dilapidazioni ed allo sfacelo d'Italia .
2*) Cfr. la lettera di Cialdini a Ricasoli del 22 luglio '66, in Carteggi di Bettino Ricasoli, eh., voi. XII, p. 339.
2S) Zanardelli scriveva a Sella il 7 settembre '66 da Belluno: Qui il Governo centrale disorganizzò ogni servizio: tolse i due uffici! telegrafici che v'erano oltre quello del capoluogo; cosa tanto ptu lamentabile In tanta distanza dalle ferrovie, e visto d'altronde che sarebbero ancora in numero proporzionalmente minore di gran lunga di quello dell'altre Provincie del Regno. Fece Inoltre cessare l'invio del danaro in gruppi senza sostituire j vaglia postali, onde nessuno sa come mandare un centesimo, il che vedi di quanto incomodo e turbamento riesca. Pare impossibile che non siasi ancora appreso a non togliere una organizzazione prima di sostituirne un'altra ; in Epistolario di Quintino Sella, cit., p. 182.