Rassegna storica del Risorgimento

BELLUNO AMMINISTRAZIONE 1866; MORDINI ANTONIO; VICENZA AMMINIST
anno <1988>   pagina <328>
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Sergio Teresi
tare per ottenere il mantenimento in attività dei volontari; infatti il 13 agosto La Marmora aveva ordinato lo scioglimento del corpo come immediata conseguenza dell'armistizio di Cormons, ma, ironia della sorte, il giorno appresso i volontari ebbero a Treponti l'unico scontro con gli austriaci che vi fu nel Bellunese nel 1866. Il 25 agosto Zanardelli scrisse a Ricasoli facendogli presente che rinunciare a quell'unica forza in grado di difendere la provincia in un momento di armistizio e di pace incerta sarebbe stato un gravissimo errore di negligenza e che il mantenimento in attività dei volontari avrebbe evitato al comando dell'esercito la necessità di una distra­zione di truppe dal centro delle operazioni militari; infine il commissario di Belluno poneva l'accento sul fatto che il suo collega Mordini a Vicenza aveva ottenuto dal governo il mantenimento di un consimile corpo di volontari, e quindi avrebbe considerato insostenibile la sua posizione se si fosse attuato un provvedimento discriminatorio nei confronti delle bande armate cadorine.27) In effetti, con successivo decreto, i volontari bellunesi furono ordinati ed organizzati in due battaglioni di guardia nazionale mobi­lizzata e rimasero attivi fino al 25 ottobre del 1866 quando vennero definiti­vamente sciolti per volontà stessa dei volontari. Sicuramente l'opera da essi prestata fu di notevole importanza, perché come scriveva lo stesso Zanardelli al ministro della Guerra in un rapporto dell'8 ottobre '66 furono per più mesi l'unica forza non solo per la difesa del confine, ma anche di pubblica sicurezza; d'altronde soltanto la loro attività consentì che venissero fatti osservare nella provincia i provvedimenti che vietavano l'ap­provvigionamento del Tirolo (esportazione di grani, farina ed altri generi alimentari, legname, carbon fossile ecc. dal Cadore verso il Tirolo) e l'impor­tazione e l'esportazione dei generi soggetti a dazio, con non lieve vantaggio alle finanze erariali . 8)
Mordini a Vicenza, Sella ad Udine, D'Afflitto a Treviso, Pepoli a Padova, Zanardelli a Belluno, tutti questi commissari furono impegnati nelle prime settimane della loro attività nella realizzazione di alcuni provvedimenti fondamentali, attuati con una successione assai simile in ogni provincia: organizzazione delle elezioni amministrative per il rinnovo dei consigli comu­nali, arruolamento della guardia nazionale, estensione del corso obbligatorio dei biglietti di banca, formulazione del carteggio d'ufficio e così via.29) L'avviamento del processo di normalizzazione nelle province venete liberate doveva essere improntato precisamente alle direttive governative, secondo le quali bisognava evitare una drastica soluzione di continuità nel campo amministrativo con la sovrapposizione della legislazione italiana a quella austrìaca. Era necessario, dunque, che si procedesse con cautela e gradualità nell'estensione delle leggi di unificazione; d'altro canto gli stessi rappre­
sa) Cfr. CARLO TIVARONI e CARLO VITTORELLT, Relazione sulle bande armate del Veneto sezione-Cadore, Milano, 1866, e GIOVANNI FABBIANI, // Cadore nel sessantasei, Belluno, 1966.
27) Zanardelli a Ricasoli, Belluno 25 agosto 1866, pubbl. in Oli archìvi dei regi commissari, cit., voi. II, documenti, pp. 58-60.
28) Zanardelli a Cugia, Belluno 8 ottobre '66; Archivio di Stato di Belluno, carte del commissario del re 1866, busta 1-gabinetto.