Rassegna storica del Risorgimento
BELLUNO AMMINISTRAZIONE 1866; MORDINI ANTONIO; VICENZA AMMINIST
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1988
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Zanardelli commissario a Belluno nel 1866
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sentanti governativi erano fermamente convinti della superiorità della legislazione italiana, tutta improntata al liberalismo, rispetto a quella austriaca. Quella certa frettolosità con la quale le autorità italiane fecero pubblicare nel Veneto lo Statuto e le leggi fondamentali politico-amministrative nel corso del 1866, era semplicemente la conseguenza dell'ostinata volontà di tutta la nostra classe politica di non voler mettere in discussione l'ordinamento creato di recente con le leggi unificatrici del 1865; era dato per scontato che un pacifico trapasso di poteri avrebbe automaticamente instaurato nel Veneto un nuovo ordinamento legislativamente ed amministrativamente uniforme, liberale nelle finalità e nei mezzi. E Zanardelli volle fin dall'inizio mettere bene in evidenza la grande innovazione che rappresentava per il Bellunese l'unione al regno d'Italia. Il primo atto che egli fece in questo senso fu l'organizzazione delle elezioni per il rinnovo dei consigli comunali della provincia, operazione questa assai delicata dal momento che si trattava della prima consultazione elettorale che si svolgesse nel Veneto nel periodo dei commissari regi.
Già il 21 agosto 1866, soltanto tre giorni dopo il suo arrivo nel capoluogo, Zanardelli emanava una circolare (n 1), indirizzata alle amministrazioni comunali ed ai commissari distrettuali della provincia, con la quale ordinava l'immediata compilazione delle liste elettorali.31) La fretta e l'energia che avevano informato le direttive al riguardo erano dettate in primo luogo dalla necessità di formare delle amministrazioni comunali stabili e che godessero della fiducia dei locali (esse infatti avrebbero dovuto provvedere sia alla preparazione delle operazioni per il plebiscito che a quella delle elezioni politiche); questa esigenza era particolarmente sentita a Belluno, dove due fazioni del moderatismo locale si contendevano aspramente la maggioranza nel municipio; M in questa occasione il commissario regio dovette barcamenarsi con difficoltà tra i due partiti che fondavano il loro antagonismo non su princìpi politici concreti, ma solo pelle più puerili e miseràbili vanità . 33> La cosiddetta questione municipale di Belluno ebbe uno strascico lunghissimo fino a tutto il 1867! , ed a noi interessa soltanto sottolineare che Zanardelli cercò di non entrare in merito ad essa
29) cfr. RENATO GIUSTI, II Lombardo Veneto tra Risorgimento e unità, Mantova, 1981, p. 42.
30) Ivi, p. 44; cfr. anche U. POTOTSCHNIG, op. cit, p. 78.
31) La circolare in A.S.B., carte Zanardelli, busta 181.
SO II Diritto del 1 settembre '66 riportava questa corrispondenza da Belluno: Il deputato Zanardelli, appena qui, si trovò di fronte a due partiti: quello che teneva il potere nel municipio e nella giunta di governo, e quello che combatteva questo potere. Me se 11 primo nell'occasione della formazione delle bande aveva dimostrato di essere nutrito di nessun sentimento d'ordine, né di vera democrazia, il secondo non operò meglio, e dedicandosi alla moderazione cerca ora le discolpe di una deplorabile inerzia pel bene del paese, in pretesti e scuse di nessun valore [...] S io avessi a scegliere fra le due fazioni di Belluno, sarei, come credo sia il commissario del Re, imbarazzato; che tutte e due peccano, come tutti i moderati, di mancanza d'energia .
*3) Zanardelli a Bargoni, Belluno 31 ottobre 1866; M.C.R.R., carte Bargoni, busta 233, fase. 28, sf. 3. In particolare si veda S. TERESI, Giuseppe ZaZnardelll e il moderatismo bellunese nel 1866. La cosiddetta questione municipale di Belluno, in Protagonisti (Rivista trimestrale dell'Istituto storico bellunese per la Resistenza), Anno Vili, 1987, n. 29, pp. 13-22.