Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <340>
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340 Paolo Ruggeri Laderchi
sione con il compito di formulare indicazioni utili per una proposta di legge inerente la bonifica dell'Agro Romano.
Con legge del dicembre 1878 la bonifica dell'Agro Romano veniva di­chiarata di pubblica utilità. Nel 1879 venne creato uno speciale ufficio del Genio Civile per la compilazione dei progetti. Con legge del luglio 1883 venivano chiariti gli obblighi cui doveva sottoporsi chiunque avesse possedi­menti nelle zone della bonifica.
Lo spirito della nonnativa mirava ad una trasformazione del paesaggio agrario: il frumento, l'allevamento e la pastorizia dovevano cedere il posto ad una organizzazione agricola basata essenzialmente sulla coltura intensiva. L'ambiente rinnovato doveva essere la realtà in cui la Capitale doveva rispecchiarsi. Non a caso la bonifica dell'Agro fu portata avanti contempora­neamente alla ristrutturazione urbanistica che diede luogo alla Roma Um­bertina,
Parallela alla motivazione nazionale quella sociale: porre rimedio alla disoccupazione agraria che investiva in quegli anni l'Italia. La coltura del frumento risentì della concorrenza del grano americano mentre la col­tivazione del riso, largamente adottata nel ravennate, entrò in crisi a causa della concorrenza dei Paesi asiatici.
Per migliorare le condizioni delle masse bracciantili, l'8 aprile 1883 ven­ne fondata l'Associazione Generale degli Operai Braccianti del Comune di Ravenna (AGOBR): uniti, gli operai avrebbero potuto meglio concorrere all'assunzione di opere pubbliche date in appalto e difendersi dai raggiri delle aste. Venne nominato Presidente Armando Armuzzi e Nullo Baldini Segretario Contabile.
Si trattava, per l'Associazione, di costituire un fondo sociale allo scopo di assumere per conto proprio tutti i lavori di scavo e sterro deliberati dalle aste del Comune di Ravenna. Questa spinta al concreto e al fattuale, sem­brava conciliarsi poco con i principi di rivoluzione. L'espulsione di Armuzzi dal partito socialista rivoluzionario di Romagna fu il risultato delle diver­genze maturate all'interno del movimento operaio romagnolo. Tuttavia, non ci fu mai completo distacco tra ideale socialista e AGOBR. Lo stesso An­drea Costa compilò il testo della lapide che ancora oggi commemora a Ostia l'impresa dei ravennati. Sempre Andrea Costa, nella discussione par­lamentare del 7 dicembre 1888 sulla legge dell'emigrazione, indicò una pos­sibile soluzione all'esodo dei contadini dall'Italia, nella colonizzazione delle terre incolte della Sicilia, della Sardegna e della Maremma.
Il dibattito sulla colonizzazione era del resto di attualità in quel perio­do e il termine colonia veniva utilizzato per indicare realtà diverse. Ci ricorda ad esempio Gigliola Dinucci 5> ohe il noto colonialista Attilio Bru­mai ti proponeva nel 1897 l'uso del termine colonia nel doppio significato di territorio assoggettato politicamente e di regione che, pur non essendo legittimo possedimento, dipendesse dalla Madrepatria per legami di carat­tere etnico ed economico (come quelli creati dalla emigrazione italiana verso la regione del Piata e gli Stati Uniti) suscettibili di rafforzamento in pre­senza di una lungimirante politica di quest'ultima.
sj GIGLIOLA DINUCCI, // modello della colonia libera nell'Ideologia espansionistica italiana. Dagli anni '80 alla fine dei secolo, in Storia contemporanea, a. X (1979), n. 3, PP. 429.