Rassegna storica del Risorgimento
AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno
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1988
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pagina
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341
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/ braccianti romagnoli a Ostia
Tornando ai nostri ravennati, il 16 marzo 1884, nel corso di un'assemblea indetta al Teatro Mariani di Ravenna, l'Associazione decise di prendere parte ai lavori di bonifica dell'Agro Romano. La gara di appalto per i lavori era stata vinta dalla società Canzini Fueter e C. , con un ribasso d'asta del 13. Per affidarli in subappalto alla associazione dei braccianti pretese da questa un ulteriore ribasso del 17, oltre ad un deposito cauzionale.
Per diretto interessamento di Agostino Depretis, che aveva sempre seguito con attenzione le vicende del ravennate, si riuscì ad ottenere, per il lungo viaggio da Ravenna a Fiumicino, di utilizzare carrozze di terza classe in luogo dei carri merci prescritti dal regolamento per i campagnoli viaggianti in massa . Nella tarda sera del 25 novembre 1884 la comitiva di circa 420 ravennati arrivò a Fiumicino ove prese alloggio nel palazzo del conte Benicelli.
Le conseguenze politico-sociali di questo viaggio non sfuggivano al Prefetto di Ravenna che in una relazione al Ministro degli Interni così si esprimeva: Di quella spedizione facevano parte giovani ardimentosi e iscritti a società sovversive. Fu quindi risultato non privo di importanza politica l'averli indotti a accettare l'appoggio del governo e dell'autorità nonostante le vive opposizioni di parecchi loro compagni e correligionari. Essi, occupati ora in un lavoro remuneratore, per il quale possono altresì provvedere al sostentamento delle rispettive famiglie, che altrimenti sarebbero deperite nell'inedia, fanno grato al governo delle avute agevolezze, a segno che le loro stesse opinioni restano alquanto modificate.
I braccianti romagnoli si trovarono ad operare dopo che le competenze tecniche avevano già scelto tra le due soluzioni proposte per la bonifica: la colmata e il drenaggio con mezzi idraulici.
La prima consisteva nel deviare il corso del Tevere al fine di ottenere, con i sedimenti da questo trasportati, una colmata delle zone impaludate. La soluzione idraulica si articolava, invece, in un sistema di canali per convogliare le acque stagnanti in una vasca d'arrivo così da permetterne la raccolta e il continuo drenaggio con macchine idrovore. La bonifica idraulica fu preferita perché ritenuta meno dispendiosa e di più celere attuazione: per ottenere la colmata degli stagni litoranei sarebbero occorsi circa 50 anni.
II ruolo svolto dai braccianti romagnoli fu detenninante: avevano già intrapreso lavori simili nella terra d'origine ed erano portatori di esperienze tecniche e di una organizzazione lavorativa non comune nelle masse bracciantili di fine '800. Facevano della velocità e della precisione le loro migliori doti. Impiegavano mezzi semplici ed efficaci come la carriuola, dotata di grande mobilità, e il paletto, con il quale era possibile rimuovere cospicue quantità di terra in tempi relativamente brevi. La colonia agricola ravennate finì per darsi una salda organizzazione interna: oltre alla Croce Verde, funzionava un sistema di finanziamento fiduciario interno ohe, in sostituzione della scarseggiante moneta corrente, sfruttava buoni di carta e in ottone coniati e utilizzati sia in loco, sia, in qualche caso, a Roma.
All'opera di risanamento idraulico parteciparono anche piccoli gruppi di abruzzesi, reclutati tra coloro che da generazioni venivano a svernare con le greggi nella campagna romana: erano pagati meno rispetto al gruppo romagnolo e svolgevano spesso mansioni secondarie. Nel complesso la bonifica idraulica costò agli operai di Ravenna oltre cento morti causati non solo dalla malaria ma da polmonite e infezioni tetaniche.