Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <342>
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Paolo Ruggeri Laderchi
Lo svolgimento del lavoro era caratterizzato da una elevata mobilità degli operai, dettata dalle fasi del bonificamento (mesi malarici ecc.) che, in qualche caso, richiedevano scarsa manovalanza.
La necessità di occupare per tutto l'anno le masse bracciantili, spinse l'Associazione ad acquisire le terre demaniali di Ostia, una volta sottratte alle acque palustri. Un primo tentativo effettuato da Armando Anmuzzi nel 1886 non incontrò il favore del Ministero dei Lavori Pubblici e, solo nel 1890, si potè avviare una prima esperienza di coltivazione con tre-quattro fami­glie ravennati- La società dei braccianti però non ebbe direttamente in af­fitto dal demanio statale i terreni da coltivare. Esse infatti furono concesse per intermediazione di Umberto I, il quale avocò a sé le terre bonificate dietro il pagamento di un canone annuo.
A partire da allora l'intervento nell'impresa della forza materiale del governo si deve soprattutto alla Casa Reale. Su quali premesse si basava il rapporto tra il Re e la Colonia di Ostia?
La Casa Reale aveva tutto l'interesse a mostrarsi attenta e generosa, proprio per dimostrare che l'Italia nata dalle lotte risorgimentali aveva a cuore i problemi della classe lavoratrice. Se, all'inizio, il rapporto Monarca-Braccianti ebbe uno specifico connotato politico, successivamente, proprio in virtù dell'episodio di Ostia, si arricchì di una aneddotica sempre più va­ria. Re Umberto, recandosi alla tenuta reale di Castelporziano, notò il lavoro in corso nello stagno di Ostia ed espresse il desiderio di parlare con qual­cuno per essere informato, dalla viva voce dei lavoratori, su cosa stessero facendo. L'incontro con i braccianti fu schietto e cordiale al punto che lo stesso Re andava ripetendo che i romagnoli ... non sono traditori...; socia­listi, anarchici, repubblicani, ma non traditori... .
Il regicidio di Monza generò nei braccianti un sentimento di profonda commozione. Un manifesto dell'Associazione così si concludeva: Il nostro supremo vale a chi nella storia del proletariato italiano segna una pagina scritta in aurei caratteri incancellabili . Questo rapporto, sebbene si sal­dasse in alcuni momenti particolari come le partite di caccia che il Re com­piva a Castelporziano accompagnato da uno dei ravennati, imponeva d'altra parte una sorta di sudditanza e limitava la possibilità di autonomia dell'As­sociazione.
L'assenza di un regolare contratto di affitto o di vendita per i terreni coltivati dalla Colonia di Ostia impediva, ad esempio, la possibilità di acce­dere ai mutui bancari e di ottenere finanziamenti al di fuori delle elargi­zioni reali.
Malgrado l'aiuto del Re, la coltivazione dei terreni di Ostia diede risul­tati deludenti: i profitti non riuscirono a coprire le passività accumulate nell'impianto delle varie colture, tanto che la direzione dell'AGOBR decise, nel 1895, di modificare la conduzione agricola passando dal sistema del cot­timo alla mezzadria.
La liberalità della Monarchia non fini con i fatti di Monza. La dedi­zione alla figura del genitore indusse Vittorio Emanuele III a confermare una elargizione ohe il regicidio aveva procrastinato. Re Vittorio decise però di tutelare questa elargizione con la nomina di un esperto contabile di sua fiducia che, con le dovute cautele, potesse far quadrare i conti e riparare il dissesto finanziario dell'Associazione.
L'accettazione fu sottolineata con toni polemici dalla stampa socialista,