Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <345>
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/ braccianti romagnoli a Ostia
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la volontà dei soggetti romagnoli operanti a Ostia di rimanere aderenti all'identità definitasi nella terra di provenienza e fondata sul quasi totale abbandono della tradizione cattolica rurale. Il secondo, si riferisce al ten­tativo di trapiantare a Ostia il sistema di valori germinato dallo sradica­mento della forza bracciantile dal mondo contadino.
La quotidianità e il divenire storico sono caricati di senso facendo leva su strumenti ricavabili dall'esperienza concreta e mai proiettati in un oriz­zonte metastorico. La società e la cultura dei romagnoli a Ostia si sono articolate secondo valori e un simbolismo che esprimono il senso della sto­ria e la coscienza del destino umano e inalienabile dei beni terreni.
Primo esperimento di emigrazione interna e di lavoro autogestito, l'im­presa di Ostia tentò concretamente di legare i bisogni dei lavoratori con la costruzione di organismi di lavoro comunitari senza tuttavia seguire com­pletamente l'indirizzo utopista di fine Ottocento. (Come ad esempio quello delle colonie fondate da Etienne Cabet e i suoi seguaci nell'Illuiois e nello Towa e le colonie sperimentali di Giovanni Rossi in Brasile). Di questo uto­pismo ereditò forse i caratteri più esteriori, come la volontà di strutturare il lavoro secondo una gestione collettiva del lavoro e del capitale. Ma que­sta analogia di facciata sfociò in una profonda divaricazione di intenti e di contenuti. I braccianti ravennati si trasferirono a Ostia per ragioni occu­pazionali e per tentare sul territorio risanato un insediamento in grado di garantire la realizzazione del proprio sistema di vita culturale, attraverso una diversa gestione del lavoro e della vita sociale. Emancipazione politica e miglioramento delle condizioni dei lavoratori furono legati pragmatica-mente all'assunzione diretta di appalti pubblici e privati. In definitiva, men­tre nelle colonie utopistiche o sperimentali, il collettivismo era un apriori naturale dichiarato e il loro statuto derivava più da un atto di fede nel socialismo che dal rispetto di un regolamento societario interno, a Ostia il collettivismo derivava da un'esigenza di miglioramento della vita operaia e bracciantile. Fiduciosa nella saggezza e nella filantropia delle pubbliche e private amministrazioni, di fatto l'AGOBR di Ravenna si collocò nelle pieghe del trasformismo di Depretis e della sinistra storica.
Come ricordano oggi l'impresa di bonifica gli abitanti di Ostia? Nella memoria sociale ostiense è presente ancora oggi l'immagine apologetica inaugurata dall'Italia Umbertina. La contrapposizione Romagnoli/coltura e contesto ostiense/natura, attraversa diffusamente le testimonianze: i pionieri romagnoli hanno dovuto superare ostacoli immani per raggiungere risultati esemplari. Il testo della lapide apposta nel 1904 sulla Gregoriopoli Ostiense svela la chiave di lettura di questa tendenza mitopoietica che, a mio parere, si allinea, più o meno consapevolmente, allo stile adottato per descrivere in quell'epoca le imprese risorgimentali, stile giustificato dalla necessità di evocare un mito popolare nel quale potersi riconoscere.
Siamo dicono i ricercatori all'origine dì uno dei tanti miti sociali che in occidente convivono con una secolare tradizione di orientamento storicistico; J'etne romagnolo ha infranto la naturalità dei luoghi palustri sul litorale romano, si è opposto con le proprie forze ai responsabili dell'ab­bandono culturale e ha aperto la strada ad un rinnovato periodo di civiltà ohe ha nella tradizione classica un passato glorioso: la lapide si conclude con le parole: salutate e onorate i precursori martiri de la novissima ci­viltà di Roma eterna.