Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <346>
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Paolo Ruggeri Laderchi
Come si confrontano gli eredi dei pionieri con l'impresa dei loro pa­dri? Prima di rispondere va ricordato che le caratteristiche morfologiche ambientali dell'Agro Ostiense inducono a considerare non definitivamente recuperato il territorio risanato. Sussiste la necessità continua di mantenere in efficienza perfetta gli strumenti che assicurano l'equilibrio ambientale favorevole alla sopravvivenza umana.
Nelle testimonianze raccolte appare che, malgrado il crescente sviluppo tecnologico, gii eredi vecchi e nuovi di questo bene (l'ambiente risanato) non si sentono in condizione di gestirne in modo consono il mantenimento. Appare un costante rimpianto per il modo come fino a circa 40 anni fa la bonifica era tenuta in efficienza dai braccianti.
La dispersione sociale e la progressiva eclissi dei valori tradizionali rappresentano per i soggetti ostiensi un grave sintomo di crisi. La regres­sione nel folklorico diviene una possibile alternativa logica. L'atteggiamento nostalgico e tradizionalistico derivano soprattutto da una diffusa insoddi­sfazione per la vita del tempo presente, dipinta con senso critico rispetto alla descrizione epica del passato.
Nel concreto, questi atteggiamenti possono spiegarsi ricordando che, proprio nel momento in cui l'esperienza della Colonia ha termine, avviene l'espansione dirompente del Lido di Ostia, una città in mezzo alla campa­gna con un lungo cordone ombelicale che la lega fino a Roma.
L'immagine e il valore dell'esistenza comunitaria mutano radicalmente alterando e addirittura annullando i modelli originali di comportamento nei rapporti con il territorio inaugurati dai bonificatori. Nascono abusivi­smo, lottizzazioni, degrado, sebbene non manchino espressioni di coscienza critica da parte di frange maggiormente consapevoli che reclamano il recu­pero delle perdite ambientali e sociali (movimenti di opinione a favore della tutela dell'ambiente, esperienze di insegnamento di storia del territorio nella scuola, ecc.).
Quale immagine dei bonificatori viene in definitiva offerta dalla ricerca? Premettono gli autori che loro intenzione era di mettere a nudo la conti­nuità di una tendenza: quella di appropriarsi della storia dei romagnoli per embl enfatizzarne i protagonisti e il senso degli avvenimenti. Precisano poi sotto il profilo dottrinario: nelle intenzioni di chi scrive e, in base agli strumenti metodologici utilizzati, questo contributo ha voluto riguadagnare l'antropologia alla storia, valorizzando problematiche o trascurate dalla sto­riografia o sviluppate nelle discipline antropologiche con procedure non storicistiche .
È perciò assente nella ricerca ci confermano una visione della storia come interpretazione/rappresentazione di fatti e di oggetti voluti dai protagonisti scoiali. Manca completamente una riflessione critica sulle caratteristiche e sulle possibilità d'uso del documento il quale è visto sem­plicemente come prova e non, soprattutto, come dato da problematiz­zare, per costruire un'interpretazione degli avvenimenti anch'essa determi­nata storicamente per implicazioni ideologiche e metodologie epocali . Un approccio ineccepibile in questo caso ma che mi sembra necessiti di qualche accorta rettifica quando non si tratti di analizzare documenti derivanti dalla quotidianità familiare ma di capire le intenzioni di autori di documenti politici, diplomatici ecc., fermo restando ovviamente il rispetto dell'obiet­tività.