Rassegna storica del Risorgimento
AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
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1988
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/ braccianti romagnoli a Ostia
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In effetti, mano a mano che si procede nella lettura, il riscatto del retroterra di Roma Capitale dalla malaria non si presenta come voluto dai protagonisti nel senso suggerito dalla corrente versione emblematica degli avvenimenti. Quasi sempre, del resto, il voluto sta soltanto negli organizzatori delle imprese. Obiettivo primario dei protagonisti appare il miglioramento della condizione operaia per conseguire il quale perfino il collettivismo non rappresenta che lo strumento più adatto anche in vista del trasferimento sul litorale romano della cultura bracciantile romagnola.
Permane comunque innegabile, a mio avviso, la presenza nell'animo dei braccianti di doti che trascendono una concezione puramente contabile della vita. Lo testimoniano ad esempio le parole alle quali ha fatto ricorso Armando Armuzzi per scongiurare l'abbandono dell'impresa da parte dei braccianti, smarriti e avviliti al momento dell'arrivo nella palude ostiense: quando siete partiti da Ravenna vi hanno condotto alla stazione con la musica, quando vi vedranno tornare indietro diranno che siete una massa dii vigliacchi .
Energie morali scaturenti da ideologie socialiste, repubblicane, anarchiche, ecc., per vocazione non inclini a risolvere i problemi per lo Stato nella sua forma monarchica, finirono dunque per conseguire, insieme ad altri fattori ugualmente determinanti, un obiettivo essenziale per la Nazione ricalcando, forse senza saperlo e volerlo, un cammino caratteristico del processo risorgimentale. Ovvero, una felice congiunzione di interessi individuali, sociali e nazionali uniti a doti di carattere portarono al successo di un'impresa che, senza l'aiuto dei mezzi tecnologici che successivamente si resero disponibili, non sarebbe stato possibile in quel momento affrontare altrimenti.
Ho così finito per trovare nell'impresa un senso emblematico che certamente non coincide con l'intento più volte espresso dai ricercatori.
Tenuta presente la compatibilità tra i vari approcci alle vicende storiche, (purché non manifestamente infondati) mi sembra comunque che ogni difficoltà possa essere superata dichiarando apertamente la propria posizione (senza confondere cioè occultamente le acque), rispettando il lavoro altrui e accettandone il contributo.
Né in questo caso si potrebbe fare diversamente, non solo per la luce fatta su ogni aspetto di questa impresa di rilevanza nazionale, ma per i particolari aspetti gratificanti che la metodologia seguita dai ricercatori comporta: una vicenda che potrebbe apparire astratta e lontana, se confinata alla semplice rievocazione, è stata calata in persone e cose tuttora esistenti contribuendo a superare ogni scissione tra parole e fatti e conseguendo così un'unità che gratifica l'animo del lettore. Come deve aver gratificato gli scolari coinvolti nella ricerca scoprire di rappresentare la testimonianza vivente di un passato che può salvaguardare la loro identità da sempre attuali minacce dispersive.
Il grande protagonista di questa impresa resta in definitiva il lavoro, in quanto attività naturale che si trasforma in azione storica. Lavorando, l'uomo non soltanto trasforma l'ambiente materiale, ma prende coscienza di se stesso come agente storico, come creatore di un certo mutamento.
PAOLO RUGGERI LADERCHI