Rassegna storica del Risorgimento
AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno
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1988
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pagina
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348
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LIBRI E PERIODICI
Museo del Risorgimento. Catalogo a cura di LEO MORABITO. Introduzione di GIOVANNI SPADOLINI (Comune di Genova, Assessorato alle Istituzioni ed attività culturali. Quaderni dell'Istituto 'Mazziniano, 4); Savona, Priamar, 1987, in 8, pp. 357. S.p.
In anni difficili per musei ed istituzioni culturali che spesso conducono vita stentata a causa delle ristrettezze finanziarie, la ristrutturazione e la nuova sistemazione dell'Istituto Mazziniano di Genova rappresentano una felice e singolare eccezione. Nella ricorrenza del centenario della morte di Giuseppe Garibaldi l'amministrazione comunale, con un impegno che le fa onore, ha provveduto a fare della casa di Mazzini un esempio tra i più. moderni e funzionali di ordinamento museografico ed archivistico. Chi scrive ha vissuto per lunghi anni al Mazziniano un'esperienza logorante per la mancanza di mezzi e di personale, necessari per una degna sistemazione di materiale ricchissimo ed importante. Strutture fatiscenti, spazi inadeguati, schedatura approssimativa o addirittura mancante hanno posto ostacoli superabili soltanto nel tempo alla valorizzazione di biblioteca, archivio e cimeli, spesso accatastati in depositi inadatti.
C'era inoltre chi riteneva che la casa natale di Mazzini dovesse restare com'era, senza ammodernamenti, con una ricostruzione, attraverso l'esposizione di oggetti appartenuti all'esule, dell'ambiente del primo '800, e che il Museo del Risorgimento e la biblioteca dovessero essere trasferiti altrove. Oggi, attraverso un paziente e rigoroso lavoro di anni che ha impegnato tecnici, architetti e studiosi, le sale dell'Istituto, diventate più numerose per il ricupero di locali in passato non agibili, ospitano una mostra di grande qualità, che traccia un quadro sufficientemente completo ed indicativo di uomini e vicende genovesi ed italiane tra il 1746 ed il 1870.
Chi ha 'seguito, conoscendone le dimensioni e le difficoltà, l'opera instancabile, attenta e competente di Leo Morabito e di Emilio Costa, non può che esprimere consenso ed apprezzamento senza riserve sui risultati conseguiti. Dalle immagini del catalogo emerge la differenza, e il salto di qualità, tra la sistemazione attuale e le mostre allestite in passato nel 1946, nel 1948-49, nel 1960, nel 1972 alcune delle quali certo significative ma ordinate con criteri artigianali .
Ma della mostra ha già trattato a suo tempo sulle pagine della Rassegna storica del Risorgimento Emilio Costa. Oggi il discorso riguarda il catalogo, che 'è molto più di un comune catalogo: è, insieme, Un testo di storia articolato, armonico e completo, che pone ogni visitatore anche i non addetti ai lavori in grado di comprendere momenti e figure illustrati nella ricca iconografia. Non è soltanto un elenco dei documenti esposti, corredato dalle indicazioni solitamente fornite dalle pubblicazioni di questo tipo. È un volume che ricostruisce con note e profili essenziali e precisi fenomeni culturali, politici, sociali ed economici del nostro Risorgimento. Ogni pezzo e nella mostra ne figurano un migliaio viene presentato con una spiegazione esauriente; ogni figura ha le sue brevi note biografiche, ogni documento la sua descrizione ed interpretazione.
Una felice e penetrante presentazione di Giovanni Spadolini traccia un profilo critico di Mazzini dalla Giovine Italia alla Giovine Europa, soffermandosi sull'attività letteraria del repubblicano genovese, sulle sue battaglie giornalistiche e la sua presenza sulle pagine dell'Antologia, sul suo ruolo nel campo della cultura europea. E all'importanza precorritrice dell'idea di Europa in Mazzini si ispira la brillante sintesi.
Alessandro Galante Garrone tratta di Genova e Mazzini tra il 1834 ed il 1872, sottolineando gli stretti legami dell'esule con la sua città e con il nascente movimento operaio, che ha avuto nel capoluogo ligure il suo punto di forza e la sua matrice mazziniana.
Su Goffredo Mameli e Balilla scrive pagine esemplari Emilio Costa, conoscitore come pochi del Risorgimento genovese. Collegando idealmente il moto popolare del 1746