Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <349>
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Libri e periodici
con le dimostrazioni del 1847 per le riforme, di cui fu anima l'autore del nostro inno nazionale, egli pone l'accento sul sauto del Risorgimento a Genova: da Balilla a Mameli, ad un secolo di distanza, i genovesi muovono affratellati nel sentimento antiaustriaco, chiedendo indipendenza e libertà.
L'architetto Alessandro Casareto espone i criteri ispiratori della nuova moderna sistemazione del museo nel centro storico di Genova, tracciando un quadro preciso della situazione urbanistica della zona in cui sorge la casa di Mazzini a partire dal 1400 sino ai giorni nostri. È un discorso tecnico, che ripercorre vicende amministrative, delibere e scelte precedenti alla sistemazione attuale. Spiega come si sia giunti alla realizzazione di una struttura dinamica, aperta ad una lettura su più registri (l'esposizione storica, la didattica, l'informazione, l'indagine scientifica) per un pubblico il più differenziato, in modo da offrire un vero servizio, che superando la museificazione come culto dell'oggetto raro e sacrale, sviluppasse un'ipotesi di museo come luogo di lavoro, conservazione e selezione crìtica, di stimolo e diffusione della conoscenza .
Leo Morabito si sofferma in particolare sulle vicende del Museo del Risorgimento di Genova, che, nato nel 1915 sulla base di fondi importanti, accresciuto da acquisti e donazioni successive, ha oggi un patrimonio tra i più consistenti e comprende, accanto a documenti e cimeli, una biblioteca ed un archivio ricchi e scientificamente ordinati.
Accenna alle diverse mostre allestite nel tempo con criteri diversi, e con discutibili scelte selettive ed espositive; ripercorrendo il lavoro svolto a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale, che ha notevolmente danneggiato materiale e strutture, chiarisce i motivi che hanno portato all'attuale sistemazione. Come Morabito sottolinea la nuova realizzazione pone in modo totalmente diverso il rapporto dialettico tra materiale esposto e la funzione culturale e documentaria che lo stesso è chiamato ad assolvere . I vari capitoli della mostra rappresentano momenti ed aspetti del processo di formazione dell'imita nazionale collegandoli in un insieme organico, con spiegazioni e commenti che invitano ad una riflessione critica. È un quadro vivo ed efficace della storia e della cultura genovese dal Settecento a Roma capitale, inserito nel più ampio insieme delle vicende italiane ed europee.
Non è senza significato la collocazione, in apertura dell'esposizione, dei dipinti raffiguranti Mazzini (di Emilia Ashurst), Garibaldi (Gaetano Gallino) e Mameli (Domenico Induno); tre figure fondamentali del Risorgimento, dei quali è tracciata una precisa ed utile cronologia. Una prima sala è dedicata a Balilla ed al 1746, punto di partenza per un discorso che si articola nel tempo in momenti diversi, con una sua continuità. Una seconda sezione è riservata all'età giacobina e napoleonica. Nell'ordine, altre sale illustrano uomini e vicende della Restaurazione, pensiero e azione di Mazzini, avvenimenti del triennio rivoluzionario 1846-1849. Due sale ospitano armi, uniformi e cimeli di varia natura. L'ultima parte della mostra è dedicata al decennio di preparazione, agli anni risolutori 1859-1861, ed infine al periodo dall'Unità a Porta Pia.
Un catalogo che è anche un mezzo essenziale all'approfondimento della conoscenza della nostra storia per l'ampiezza di notizie offerte e per l'iconografia ricca, significativa e felicemente selezionata. Un volume che si colloca degnamente nella collana promossa dal­l'Istituto Mazziniano: un'istituzione che ha oggi un ruolo di sicuro rilievo per la sua opera di promozione culturale, volta ad iniziative sempre valide per una moderna interpretazione crìtica del nostro Risorgimento.
BIANCA MONTALE
ORESTE BOVIO, L'araldica dell'esercito; Roma, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio storico, 1985, in 4*, pp. 234. L. 25.000.
ORESTE BOVIO, Le bandiere dell'esercito; Roma, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio storico, 1985, ih 4, pp. 240. L. 20.000.
Nel volume Le bandiere dell'esercito, l'autore ricostruisce la genesi delle bandiere sin dalle civiltà più antiche, allorché gli uomini avvertirono l'esigenza di stringersi attorno
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