Rassegna storica del Risorgimento
AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno
<
1988
>
pagina
<
350
>
350 Libri e periodici
ad un segno inteso quale emblema di unione e di appartenenza alla medesima stirpe. L'insegna fu oggetto di culto, di rispetto e di venerazione, perché fra l'altro simboleggiava anche la potenza dei clan. Ecco, infatti, i vessilli con i colori delle principali tribù di Israele, il cinghiale celtico, il parasóle asiatico e il ricco simbolismo di Roma antica. Le insegne, inizialmente di legno e di metallo, si tramutarono in bandiere nel corso delle guerre tra Franchi e Arabi, nei secoli VII e Vili. Proprio gli infedeli opposero ai difensori della cristianità i primi panni colorati uniti lateralmente all'asta, come già era in uso presso i Cinesi. Lo sviluppo commerciale verificatosi u*a i paesi del Mediterraneo e le Crociate contribuirono a diffonderne l'uso in Europa, dove riprodurranno gli stemmi delle famiglie regnanti, visiva enunciazione del concetto dello Stato come potere personale.
La Rivoluzione americana prima e la francese poi introdurranno i primi vessilli nazionali come simbolo della sovranità del popolo e dei nuovi valori di libertà, democrazia ed uguaglianza. Oggi, sia gli Stati sorti nel secolo scorso sia quelli nati in seguito al processo di decolonizzazione, usano bandiere simboleggienti l'unità nazionale, i cui colori rispecchiano le caratteristiche peculiari del popolo e della nazione.
Oreste Bovio ferma l'attenzione sulla funzione preminentemente militare delle bandiere. In battaglia, nel corso delle furibonde mischie, le insegne sono punto di riferimento insostituibile per gli uomini impegnati nel combattimento; così è stato per i legionari romani, per i soldati della Serenissima e per le armate rivoluzionarie di Francia. Dopo queste considerazioni, lo studioso esamina la vessillologia degli Stati preunitari come segno di riconoscenza delle Forze armate di oggi verso tutti coloro che, nati lombardi o napoletani o toscani o siciliani, profusero sangue e lacrime per morire italiani . Nonostante la scarsezza di esemplari, Bovio, avvalendosi di un precedente studio di Enrico Ghisi, descrive la sola bandiera militare di cui si abbia traccia sicura, cioè l'insegna del I reggimento Fanteria leggera di Giuseppe Napoleone. Successivamente, re Gioacchino, con decreto del febbraio 1811, stabilisce i colori (bianco, celeste, amaranto) e la forma della bandiera del Regno di Napoli. Il rientro dei Borboni, alla caduta di Murat, segnerà il ripristino delle antiche insegne militari, secondo la foggia prevista dal Regolamento ossia Ordinanza colla quale si prescrive la forma de Vestiari, Equipaggi, Cuoiame ed Armamento, di cui dovrà iar uso il nostro Real Esercito. Nello Stato della Chiesa, durante l'occupazione francese, viene adottata una nuova coccarda bianca e gialla, e tali colori li ritroviamo nelle insegne pontificie del restaurato Potere Temporale e, ancora oggi, sono presenti sul vessillo dello Stato della Città del Vaticano. Nota il Bovio che l'Artiglieria e la Cavalleria tuttavia conservarono gli antichi colori rispettivamente turchino e verde, mentre il II Regi-mento Estero inalberò l'insegna bianco-gialla con le armi di Pio IX sostenute da foglie argentate. I colori dinastici e gli stemmi delle famiglie regnanti con la Restaurazione spiccano sulle bandiere delle truppe toscane, parmensi e modenesi; forze preposte alla sola sicurezza interna dei singoli Stati essendo demandata, oramai da lungo tempo, la loro sopravvivenza all'Impero d'Austria, nella cui sfera essi orbitano. L'esatta genesi del tricolore italiano viene ricostruita nella parte dedicata alle bandiere dei governi costituzionali e dei corpi volontari nel biennio rivoluzionario 1848-49. La nostra bandiera nasce, come drappo militare della Legione lombarda, il 6 novembre 1796 a Milano; l'anno successivo a Reggio Emilia, il 7 gennaio 1797, la bandiera è proclamata insegna ufficiale della Repubblica cispadana, trasformandosi così da vessillo militare in emblema nazionale. All'atto della costituzione della Repubblica cisalpina, la bandiera diviene la nuova insegna; Bovio, per dissipare ulteriori dubbi ed incertezze, chiarisce l'esatta origine del rosso, del bianco e del verde: colori derivanti dalle uniformi della già ricordata Legione lombarda e non, come erroneamente molti credono, dalla bandiera francese. Tali precisazioni sono quanto mai preziose per porre fine alle polemiche che hanno diviso opinione pubblica e classe politica in una incomprensibile quanto sciocca disputa sulla nascita del vessillo nazionale. Come si vede l'autore espone le caratteristiche e fa la storia delle bandiere militari sotto cui migliaia di uomini hanno combattuto. In particolare Egli si sofferma sulla vessillologia sabauda la cui ricchezza è dovuta essenzialmente alla preminente funzione militare di uno Stato posto a guardia dei passi alpini; funzione che giocò con maggior o minore intensità un ruolo attivo sia negli avvenimenti militari, sia nelle vicende diplomatiche. È merito