Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <351>
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Libri e periodici
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della casa Savoia avere esercitato una prevalente influenza sugli avvenimenti, mentre gli altri Stati (Parma, Modena, Toscana, Napoli) restavano indifferenti, legati come erano alla diplomazia straniera, al mutamento che si verificava in seguito all'opera fattiva e lungi­mirante del Piemonte. Il Bovio ricostruisce le vicende vessillologiche degli Stati sabaudi a partire dalla prima bandiera raffigurante mi'aquila nera su un drappo giallo, risalente al XI secolo. Comunque, nota lo studioso, occorrerà attendere la fine del Cinquecento per avere notizie certe sui vessilli sabaudi. Carlo Emanuele 11 assegna ad ogni compagnia di Fanteria una bandiera detta d'ordinanza, mentre la colonnella è conferita ad ognuna delle prime compagnie reggimentali, poste agli ordini del colonnello comandante il reggi­mento. Se scarse sono le notizie circa i provvedimenti presi da Vittorio Amedeo II, al contrario, la maggiore ricchezza di fonti della metà del Settecento, ci permette di apprendere che le colonnelle di color azzurro con l'aquila nera sono simili per tutti i reggimenti, eccezion fatta per le Guardie la cui bandiera, sempre del medesimo colore, contiene le grandi armi ducali, mentre quelle d'ordinanza variano da corpo a corpo. Ferma restando la divisione tra colonnelle ed ordinanza, le bandiere militari sabaude verranno modificate da Vittorio Amedeo III e successivamente da Vittorio Emanuele I con il programma di riorganizzazione dell'armata reale varato all'indomani del congresso di Vienna. Il numero dei vessilli in dotazione a ciascun corpo rimane inalterato, mentre gli elementi principali delle nuove bandiere sono l'azzurro con l'aquila caricata sullo stemma dinastico per le bandiere di reggimento o reale, e la croce bianca in campo rosso per quelle di battaglione. I modelli dei reggimenti Guardie, Granatieri e La Regina differiscono poco dai modelli delle bandiere reali. Nel 1852, Carlo Alberto apporta le ultime riforme in campo vessillo-logico prima della guerra del 1848, riforme tese ad unificare e semplificare le bandiere dell'esercito subalpino e adotta la croce bianca in campo rosso. La prima guerra d'indipen­denza segna l'adozione del tricolore italiano, che, con decreto del marzo 1848, diviene il nuovo vessillo del Regno di Sardegna, sostituendo, così, tutte le bandiere militari allora esistenti. Pertanto, il rosso, il bianco ed il verde tornano nuovamente a sventolare e l'aggiunta dello scudo sabaudo intende suggellare la vocazione italiana di casa Savoia, la sua adesione agli ideali nazionali. Un decennio dopo, con la proclamazione del Regno d'Italia, il tricolore assurgerà a simbolo della nazione libera e sovrana. Le bandiere degli antichi corpi militari sardi diventano le nuove insegne del regio esercito italiano e come tali accompagnerano i nostri soldati in tutti i successivi fatti d'arme dalle desolate distese africane, alle tofane della prima guerra mondiale, fino alla gelida pianura di Russia. Oreste Bovio ricostruisce le successive concessioni delle bandiere ad altri reparti nonché le modifiche apportate alle stesse fino al secondo conflitto mondiale. Cita il Regio Decreto del dicembre 1900, relativo al conferimento della bandiera all'Arma d'Artiglieria, la conces­sione delle insegne ai bersaglieri, agli alpini, ai reparti d'assalto e al Corpo Sanitario. Inoltre, la presenza italiana in terra d'Africa arricchisce la vessillologia militare con le insegne dei reparti coloniali e delle truppe indigene. Con la proclamazione della Repubblica, nel 1946, un decreto del Capo Provvisorio dello Stato ordina che i vessilli siano conservati al Vittoriano e che siano unificate tutte le disposizioni in materia, stabilendo l'adozione di bandiere con caratteristiche conformi alle nuove istituzioni per tutti gli Enti del­l'Esercito e dell'Aeronautica militare e per i reparti a terra della Marina . La cravatta azzurra, cioè del colore tradizionale dei Savoia, che è parte integrante delle bandiere dell'esercito di oggi, rappresenta la continuità della tradizione militare, che si fonda sul­l'epopea risorgimentale. Bovio, a conclusione del suo lavoro, riporta in appendice l'elenco cronologico delle leggi, regolamenti e fogli d'ordine relativi alle disposizioni adottate in materia, dal 1860 sino ad oggi. Chiude l'elenco, aggiornato al giugno 1985, delle decorazioni militari italiane. L'autore, in ultimo, evidenzia l'importanza ohe, sia nella vita civile, sia in quella militare, assume l'ondeggiare di un drappo al vento. La bandiera si difende anche con il sacrifìcio della vita, come costituisce un'azione onorevole sottrarla al nemico se è vero che nel 1871, all'Assemblea nazionale francese riunita a Bordeaux, In una Francia incredula e smarrita dopo l'umiliante sconfìtta militare nella guerra contro la Prussia, Garibaldi, neo deputato per la città di Algeri, sarà salutato come l'unico comandante che in guerra sia riuscito a strappare un vessillo ai Prussiani invasori. Nelle vicende storiche