Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <352>
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352 Libri e periodici
non mancano altri esempi e cito il comportamento del maresciallo prussiano Schwerin, che nel 1757, davanti a Praga, durante La guerra dei sette anni, volse a suo favore le sortì della battaglia, riuscendo a trascinare, dietro la bandiera della patria, quei soldati che stavano ripiegando disordinatamente sotto il fuoco austriaco.
La minuziosità delle informazioni vessillologiche forniteci dallo studioso, le esatte indicazioni, fin nei minimi particolari, di tutte le bandiere studiate, la dettagliata illustrazione degli elementi accessori (aste e fiocchi), evidenziano la scrupolosa ricerca, la passione e l'impegno profuso dal generale Bovio per portare a compimento così meritevole lavoro scientifico, teso ad esaltare il ruolo e la insostituibile funzione della bandiera nella millenaria storia umana.
Analogamente a quanto s'è detto per le bandiere, l'araldica deve la sua origine all'esigenza manifestata dall'uomo, sin dalle più antiche civiltà, di identificarsi in un dato simbolo, adatto a rappresentare il medesimo gruppo umano. Posteriore all'uso dei drappi da cui pure trae orgine, lo stemma si impone nel Medioevo, quale segno di immediata individuazione della potestà feudale, nei tornei cavallereschi e nei documenti ufficiali. L'esigenza di distinguere in battaglia i contendenti determina lo sviluppo ed il perfeziona­mento delle armi, che con le Crociate assumono la forma e le caratteristiche proprie dello stemma. Lo scudo, l'elmo e gli ornamenti, cioè le parti fondamentali di un emblema, sono descritte con meticolosità e competenza dal Bovio ed ecco, allora, illustrati gli scudi a mandorla, a losanga, a tornearlo, a forma sannitica, arrotondata, triangolare. I colori araldici per eccellenza sono il rosso, il verde, il nero, la porpora, l'azzurro, il giallo e il bianco; tìnte simboleggianti rispettivamente l'audacia, l'onore, l'onestà, la sovranità, la giustizia, la gloria e la vittoria. Le figure (animali, croci, torri) e la partizione costituiscono gli elementi dello scudo propriamente detto, cui si aggiungono gli elmi, d'oro per i sovrani, d'argento per i nobili, d'acciaio per i cavalieri, elmi diversamente collocati sullo scudo a seconda del diverso lignaggio. La corona (reale, principesca, ducale, marchionale, comitale, baronale e nobiliare) sostituisce o sormonta il cimiero; i motti, i drappeggi ed i molteplici supporti ornamentali costituiscono l'ultima componente dello stemma. Ancora oggi, ad esem­pio, sull'emblema del Regno Unito è possibile individuare tutte le parti costitutive e fondamentali dell'araldica medievale: i leoni d'Inghilterra e di Scozia e l'arpa irlandese sono collocati sullo scudo inquartato, l'elmo con diadema reale sorretto da animali rampanti ed i motti Honni soit qui mal y pense e Dieu et moti droit completano il blasone reale.
L'araldica, ossia l'analisi, le consuetudini, gli usi e le relative leggi, ci permette, come in vessillologia, di ricostruire la storia di una famiglia o di un'intera nazione e di individuarne le caratteristiche peculiari. Dal punto di vista militare, lo stemma di un corpo è la trasposizione sul piano araldico delle origini e dei fatti d'arme, cioè della storia del corpo stesso. L'araldica militare trae origine dal medioevo, quando gli uomini in arme ripro­dussero sulle corazze e sugli scudi i simboli già presenti sulle bandiere. Successivamente, con il rafforzamento dell'autorità centrale, saranno i sovrani a concedere gli emblemi ai reparti militari. Cosi in Italia, nel 1692, Vittorio Amedeo II attribuì al proprio esercito gli stemmi derivanti dall'araldica degli Stati sabaudi: Savoia, Aosta, Monferrato, Piemonte, Saluzzo... Dopo l'unità nazionale, soltanto nel 1917 verrà introdotta una normativa precisa in materia, normativa seguita da successivi provvedimenti negli anni trenta e quaranta. Nel secondo dopoguerra, in conseguenza della caduta della monarchia, si ha un completo riordino del settore araldico. Bovio riporta le varie circolari ministeriali emanate a tal fine e, con la precisione che caratterizza la sua ricerca, l'autore ci illustra la nuova foggia degli emblemi in dotazione alle forze armate e i criteri di ideazione seguiti dall'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, unico organo competente a tal fine. Il legame con la tradizione militare di casa Savoia, da cui deriva la genesi delle armi militari italiane, i fatti d'arme del passato, il vincolo esistente con le realtà regionali d'Italia e le peculiari caratteristiche dell'unità cui si assegnano i nuovi emblemi, sono alla base dell'attuale simbolismo.
Varie sono le modalità per Ideare nuovi stemmi: citiamo per esemplo le due sciabole incrociate, ricurva la prima, dritta la seconda, rispettivamente austriaca ed italiana, l'aquila nera con scudetto rosso e croce argentata, il leone rampante azzurro, per ricordare le campagne del Risorgimento; la palma ed il leone di Giuda ricordano le guerre d'Africa,