Rassegna storica del Risorgimento
AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
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1988
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pagina
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353
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Libri e periodici
mentre l'elmo di Scanderberg, la stella alpina..., testimoniano la partecipazione alla seconda guerra mondiale. Pertanto, ancora oggi è facile notare sulle molteplici specialità dell'esercito, particolari segni distintivi che stanno a dimostrare come sia sempre stretto il vincolo fra le forze armate dell'Italia repubblicana e quelle preunitarie dell'esercito sabaudo. Lo stemmario posto a conclusione del volume dimostra quanto sia vera tale affermazione. Ad esempio, cito la riproduzione dell'emblema del 12 Gruppo squadrone Cavalleggeri di Saluzzo, nel 1848 al servizio del Governo provvisorio della Lombardia e successivamente incorporato nel Regio esercito e l'emblema del 3 Battaglione granatieri con inciso il famoso grido di battaglia: A ME LE GUARDIE!, lanciata dal duca di Savoia a Goito.
Corredati da una ricca bibliografia, i volumi L'araldica dell'esercito e Le bandiere dell'esercito costituiscono una guida atta alla migliore comprensione dell'araldica e della vessillologia militari; guida offerta sia ai quadri più giovani dell'Esercito sia a quanti, per sensibilità e per educazione, si riconoscono negli ideali, nelle tradizioni e nello spirito del nostro popolo.
L'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, pubblicando i due volumi del generale Oreste Bovio, ha fatto opera meritoria per illustrare discipline di così grande fascino ma di difficile comprensione. Lo studioso noto per la capacità e la passione dimostrate nel dirigere, in anni non lontani, il servizio storico dell'esercito, ha dato prova di intelligenza e di conoscenza specifica, poiché la terminologia non è accessibile a tutti ma è patrimonio di pochi specialisti. L'autore, per rendere più comprensibile il linguaggio tecnico, si serve di disegni, schizzi e glossari, onde permettere a tutti gli studiosi un accostamento, utile e proficuo, a queste due scienze ausiliarie della storia. Poiché, infatti, gli stemmi e le bandiere riflettono le tradizioni, la cultura, le forme istituzionali e quindi la storia di un popolo, per chi intende dedicarsi alla lettura dei due pregevoli volumi, è necessaria una profonda cultura del passato, che è fonte di conoscenza del presente e permette le valutazioni di fatti che talvolta sembrano insignificanti, ma che contengono i germi del presente e del futuro.
ALESSANDRO MANCINI-BARBIERI
ORONZO MAZZOTTA, Novoli nei secoli XVII-XVIII (Scriptorium, collana a cura della Biblioteca minima ); Novoli, Tip. A. Rizzo, 1986, in 8, pp. xv-190. L. 15.000.
I volumi di storia sul territorio dell'autore, e ancor di più sul suo borgo natio (selvaggio o meno) hanno sempre rappresentato una delle più cospicue componenti delle moderne edizioni storiografiche. Normalmente un po' pomposi, col sottotitolo si propongono di dilatare e amplificare la risonanza che l'autore vuole imprimere al lavoro: Storia dì X; Dalle origini ai giorni nostri . Spesso si tratta di riutilizzazione di vecchi testi eruditi con un'appendice cronachistica tratta dall'esperienza di chi scrive. Sono, fortunatamente, sempre più numerosi i saggi scritti da chi vuol approfondire la conoscenza di un periodo e insoddisfatto delle scarse fonti edite si ingegna ad usufruire al massimo di quelle inedite, spesso trascurate perché più scomode o apportanti sgradevoli verità per l'onore del campanile.
Oronzo Mazzotta con quel titolo circoscrive il campo della ricerca agli ultimi secoli dell'antico regime, con un feudalesimo che definiamo col senno di poi declinante, ma che persiste ancora nella sua rapace interezza. Tre casate si succedono, i Prioli fino al 1520, i Matte! estinti nel 1706 e infine j. Carignani per un secolo esatto prima della abolizione della feudalità ad opera di Giuseppe Bonaparte. I Mattei si interessarono al paese del quale erano conti, erigendo un solido palazzo nonché varie chiese e monasteri; più assenti i Carignani, ma entrambi sempre mollo solleciti a riscuotere le tasse dovute, elencate con precisione dal Mazzotta.
Dopo i signori, il popolo. Alla fine del 700 Novoli contava 3.000 anime, ovviamente tutte cattoliche, con larga parte di braccianti o proprietari di piccolissimi appczzamenti. Il Mazzotta stima che i due terzi dei novolesi erano al limite della sopravvivenza <p. 87).
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