Rassegna storica del Risorgimento
AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
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1988
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Libri e periodici
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risorgimentale un'istituzione solida, forse l'unico punto di riferimento sicuro nel rapido variare degli eventi.
Leggendo questi saggi, però, soprattutto quelli di maggior impegno, si ha l'impressione che gli autori abbiano posto l'accento più sulla continuità fra i vari periodi che sulle fratture. Certo, a quasi due secoli di distanza, le differenze esistenti fra gli ultimi anni della Serenissima e quelli dell'età napoleonica e della Restaurazione possono apparire più sfumate; inoltre non è certo sbagliato cercare di uscire dall'usuale e fin troppo scontato schema delle contrapposizioni epocali. Tuttavia le differenze e talvolta profonde ci sono e, anche se non è il caso di presentarle oggi in modo drammatico, come avveniva in passato, sono comunque sempre elementi connotativi dei diversi periodi.
Ma, a parte ciò, il volume si legge con molto profitto. Non ultimi suoi pregi: l'ottima stampa, le iliustrazioni, l'indice dei nomi e le tavole cronologiche.
GIOVANNI PILLININI
GIORGIO C. MORELLI, II 1799 in Toscana: nasce il giornalismo politico; Milano, SugarCo Edizioni, 1985, in 8, pp. 189. S.p.
Si tratta dell'elaborazione di una tesi di laurea discussa a Firenze con Renzo Pecchioli, ma che si segnala felicemente per molteplici motivi, anzitutto la ricchezza delle fonti edite ed inedite coeve, con particolare riguardo ai giornali giacobini del brevissimo (25 marzo-4 luglio 1799) periodo dell'occupazione militare francese a Firenze, l'ultima nella penisola, e la sola che non desse luogo neppure formalmente all'impianto di istituzioni repubblicane.
Il giacobinismo toscano non gode notoriamente buona stampa, e se ne mette in dubbio persino l'esistenza, se non nella forma ambigua della ripresa e vitalizzazione della tradizione leopoldina, di cui si rese vivente simbolo il Gianni con la sua esperienza ministeriale obiettivamente difficilissima e resa insostenibile dalla sua apodittica fedeltà ad un liberoscambismo di principio del tutto fuori tempo in una situazione di estremo disagio sociale, da cui il movimento del viva Maria!, come ha dimostrato il Turi, scaturiva prepotentemente ben al di là del fanatismo sanfedista o della sobillazione reazionaria.
L'A. non si discosta dal giudizio comune, anzi lo corrobora attraverso l'esame meticoloso della stampa periodica e delle sue inadeguatezze e contraddizioni, pur non nascondendosi la necessità di scavare più a fondo oltre i consueti Pananti e Mazzei, i fratelli Vacca a Pisa, ad esempio, certo clero giansenista e ricciano, il Redditi in vai di Chiana, e così via, allo scopo di conseguire una carta più accidentata ed articolata della presenza patriota in Toscana.
Senza dubbio il riflusso complessivo dell'ideologia rivoluzionaria, sicché diventa opinabile, in questa primavera 1799, lo stesso termine di giacobino, l'intransigenza e la mitologia repubblicane essendo proprie quanto meno della maggioranza del Direttorio, quel riflusso, dicevamo, paralizza pressoché del tutto la spinta innovativa dell'azione francese di governo, la rende spesso repressiva e conformista, instaurando un sostanziale filo rosso di continuità, se non altro sotto "il profilo sociale, se non sotto quello politico, rispetto alla reazione della seconda metà dell'anno, sicché i 32 mila cittadini che cadono sotto la sua persecuzione poliziesca vanno assunti, con tutta probabilità, sotto l'etichetta indiscriminatamente squalificante di anarchistes, che era quella che li esponeva al fuoco concentrico, non soltanto in senso traslato, cosi dei generali francesi come del feroce corporativismo aristocratico del riesumato Senato Fiorentino.
Questa continuità, che non è poi altro ohe il risvolto dell'ambiguità a cui prima si faceva cenno, giustifica quella sorta di funzione di porta aperta, di canale di collegamento, che è affidata consapevolmente, a mio modo di vedere, come un ponte fra il presente e il futuro, a più d'uno di questi giornali, dalla lucchese Staffetta del Serchio al livornese Amico delia Patria fino al fiorentino Democratico, che non è pertanto un semplice voltagabbana, poi smascheratosi platealmente con l'assumere l'intitolazione sanfedista di Amico della Verità (anch'esso peraltro, e non a caso, ben presto soppresso perché esagerato ) bensì una specie di quinta colonna tenuta in vita con compiacenze e conni-