Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <363>
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Libri e periodici
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bambine vivevano in clausura dai 6 ai 18 anni ricevendo una formazione culturale generica ma ritenuta adatta e conveniente a formare buone madri. Nel quarantennio successivo all'unificazione il numero degli educandati tenuti da religiose aumentò di numero ma al loro interno cominciò ad imporsi l'istruzione normale e l'aspirazione ad un riconoscimento legale degli studi svolti.
Tra gli educandati pubblici di élite spicca l'Istituto della SS. Annunziata di Firenze fondato nel 1823 con un ordinamento laico di derivazione francese. Dopo l'Unità rappresentò nel campo dell'educazione femminile, un luogo dove, sotto l'impostazione data da una direzione unitaria, venivano soddisfatte richieste di istruzione femminile elitaria provenienti da aree geografiche assai distanti dal punto di vista socio-economico : l'educazione che vi veniva impartita fu esportata tra i gruppi aristocratico-borghesi di tutta Italia (pp. 104-105).
Se non fu semplice modificare un costume che tendeva a tenere le fanciulle lontane dall'alfabeto, non fu più facile avviare le giovani bisognose di lavorare ad una formazione professionale. Scrive Simonetta Soldani introducendo la sezione dedicata alle Scuole fem­minili per il lavoro che solo intorno agli anni Settanta lo Stato italiano avrebbe cominciato ad offrire modelli per un moderno avviamento al lavoro che non fosse quello delle istituzioni di carità. Questi laboratori per fanciulle povere, orfane, vagabonde si aprirono solo, con riluttanza, al disegno e all'alfabeto. Centrali erano i lavori manuali, i lavori donnéschi che caratterizzavano del resto tutto il programma scolastico femminile dalle elementari alle normali destinate a formare maestre.
Inesistenti all'inizio del secolo, a fine Ottocento le insegnanti laiche erano decine di migliaia. La piccola borghesia si era riversata in massa in quella che si presentava come una delle poche attività lavorative aperte alle donne per l'istruzione delle bambine. Il loro stipendio era il più basso tra quelli degli impiegati dello Stato, le condizioni di vita delle maestre sole, che vivevano lontano da casa, erano molto difficili. Eppure la carriera del­l'insegnante elementare continuò a lungo a costituire una ambita conquista per le donne.
-Maggiori difficoltà incontrarono le donne che intendevano accedere agli studi classici, all'università, alle professioni liberali. Nel 1900 erano 257 le donne laureate, ma ancora nel 1882 solo un lungo contenzioso aveva consentito a Giulia Sacconi, figlia del prefetto della Biblioteca Nazionale di Firenze, l'iscrizione al liceo classico nel quale si classificò seconda su trentasette alunni <p. 195).
Nel corso dell'età giolittiana nuove opportunità di occupazione si aprirono alle donne nel settore del commercio, delle banche, delle comunicazioni. Si aprirono scuole commerciali e le scuole professionali cominciarono ad introdurre corsi di scritturazione a macchina e di telegrafìa.
Tanti altri sono gli argomenti trattati e gli spunti evocati da questo catologo reso più utile da una essenziale bibliografìa ragionata inserita nei singoli saggi a completamento dell'argomento trattato. Il catalogo è stato curato da Ilaria Porciani. Clotilde Barbarulli, Anna Scattigno, Valter Monastra, Silvia Franchini, Simonetta Soldani, Marino Raicich.
ANNA MARIA ISASTIA
STEFANO ALF.S, L'Armata Sarda della Restaurazione 1814-1831. Illustrazioni di Massimo Fiorentino. Presentazione del Capo dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Eser­cito. Prefazione di Alberto M. Arpino; Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, 1987, in 8 grande, pp. 309. L. 28.000.
STEFANO ALES, L'Armata Sarda e le riforme albertine. Illustrazioni di Massimo Brandani. Presentazione del Capo dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito. Prefa­zione di Alberto M. Arpino; Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, 1987, in 8 grande, pp. 383. L. 30.000.
Uno studio sull'uniforme militare è qualche cosa di più ed anche qualcosa di diverso di una semplice rassegna di modelli, più o meno appariscenti e più o meno interessanti;