Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <364>
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Libri e periodici
è una corsa nel passato, nella storia militare e nel costume sociale. Un affascinante viaggio nel tempo che può ricondurci, per esempio, fino alle saìadine, cioè quelle vesti di foggia varia che dopo le Crociate i guerrieri sovrapposero all'armatura per distinguere gli armati dell'uno o dell'altro signore. Perché l'origine estremamente pratica dell'abito militare è proprio questa: potere distinguere dapprima gli amici dai nemici e poi, fra gli amici, gli appartenenti a schiere diverse. I mutamenti nel tempo del vestito militare avvennero secondo un duplice ordine di esigenze: il collegamento con le mutazioni del costume civile e l'adattamento alla evoluzione degli ordinamenti militari. Basti ricordare, sotto il primo aspetto, quali conseguenze ebbe anche sulle uniformi militari la rivoluzione francese e, sotto il secondo aspetto, come l'abito dei militari divenisse veramente uniforme nel XVIII secolo quando l'adozione per ragioni tattiche del severo e metodico addestramento formale ebbe come conseguenza l'abolizione di ogni individualismo anche nell'abbigliamento degli uomini, soldati ed ufficiali, tutti livellati dall'implacaile drill di marca prussiana. Anche le innovazioni tecniche influenzarono grandemente la storia dell'uniforme; l'adozione delle polveri senza fumo, per esempio, consentì di sparare senza essere visti ed allora le uniformi abbandonarono i colori vivaci e presero quelli più adatti alla mimetizzazione con il terreno. Alla necessità di questi cambiamenti nessuna uniforme di nessun esercito potè sottrarsi.
Se vogliamo guardare in casa nostra, notiamo che la molteplicità degli Stati, carat­teristica dell'Italia pre-unitaria, esigerebbe una storia uniformologica di ciascun esercito; tuttavia, come termine dal quale far discendere l'adozione di un vestimento più o meno uniforme per le milizie italiane, si suole prendere il regno di Vittorio Amedeo II di Savoia che per primo dotò il suo esercito di una appropriata divisa. All'atto della sua nascita nel 1861, l'Esercito italiano seguì la tradizione uniformologica dell'esercito piemontese che fu il saldo nucleo attorno al quale si costituì l'esercito dell'Italia unita. Così nessuna influenza ebbero, per quanto riguarda l'uniforme, gli eserciti pre-unitari dei quali, per la verità, soltanto quello del Regno delle Due Sicilie costituiva un vero organismo militare; del pari, nessuna influenza ebbe la tradizione napoleonica e segnatamente quella del Regno Italico, il cui esercito, come quello della Repubblica Cisalpina, e della Repubblica Italiana, sì era onorevolmente battuto sotto il tricolore verde-bianco-rosso, la prima bandiera militare italiana. Ma queste sono considerazioni di un cisalpino di oggi; quello che storicamente conta è che l'esercito piemontese è stato il progenitore dell'esercito italiano cui trasmise insegne, colori, tradizioni. Per questo studiare l'armata sarda vuol dire studiare le origini del nostro Esercito ed a questo argomento sempre di grande interesse per gli storici militari ha portato un cospicuo contributo il lavoro di Stefano Ales, edito dall'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, ancora una volta benemerito promotore di studi e di ricerche.
Bene ha scelto l'A. il termine a quo per il suo lavoro. Dopo la caduta di Napoleone, il restaurato Stato sabaudo dovette affrontare il grave problema della ricostituzione del­l'esercito e pertanto il 1814 segna la data di una sorta di ri fondazione dell'esercito piemontese. La ricostituzione avvenne attorno a modesti nuclei di armati, come la Legione Leggera Piemontese o i Cacciatori Robert; vennero poi gradatamente ricostituiti anche i reggi­menti di fanteria con le loro antiche denominazioni ed anzianità. Si procedette anche alla ricostituzione della cavalleria e dell'artiglieria, la prima su sei reggimenti che non poterono però essere subito forniti di cavalli. Ma l'elemento più notevole della restaurazione militare in Piemonte fu l'abolizione della coscrizione obbligatoria. Un grave problema era costituito dalla mancanza di quadri. La volontà di restaurare completamente gli ordini prerivoluzionari riportò ai posti di comando personaggi in grave età e desueti al servizio o giovanissimi rampolli di famiglie aristocratiche digiuni di istruzione militare. La necessità di fornire di quadri l'esercito fece attenuare l'intransigenza conservatrice della Corte e del Governo tanto che si Invitarono a riprendere servizio coloro che avevano militato nelle armate francesi. Le due categorie di ufficiali non si amalgamarono mai, e sarebbe stato difficile che così avvenisse, e questo non giovò certamente alla coesione morale dei reparti.
L'esercito sabaudo venne chiamato alla prova del fuoco con la campagna del 1815 in Savoia, durante i Cento Giorni. L'episodio più saliente della campagna fu la presa di Grenoble; nelle relative operazioni i comandi mostrarono attività e perizia e le truppe