Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <365>
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Libri e periodici
coraggio e spirito offensivo. Soprattutto, e forse questo fu l'elemento più confortante per l'alta gerarchia militare, le truppe si mostrarono fedeli al restaurato re di Sardegna, senza cedere alle suggestioni che furono tentate da parte francese, specialmente sugli ex-militari napoleonici, per indurre i soldati piemontesi ad abbandonare le loro bandiere.
Il ritorno sic et simpliciter all'antico non tardò peraltro a mostrare i suoi inconve­nienti, primo fra tutti l'impossibilità con la coscrizione volontaria di completare gli organici e pertanto nel 18lo fu riattivata, con alcune innovazioni che non la miglioravano, la legge napoleonica sulla coscrizione obbligatoria. Si provvide anche, e fu merito del Ministro della Guerra generale Filippo Asinari di San Marzano, alla compilazione dei regolamenti per l'impiego delle varie armi e delle disposizioni riguardanti ramministrazione militare. Nell'insieme l'esercito sabaudo si era data una sua organizzazione e riacquistava una sua efficienza. Questo organismo che aveva ricostituito ed andava rafforzando la sua compagine, subì una grave crisi per gli avvenimenti politici e militari del 1821. Conseguenza della crisi fu una vasta epurazione degli elementi sospetti di liberalismo, compreso lo scioglimento di alcuni corpi ordinato dal re Carlo Felice. Ciò non valse certamente ad aumentare la coesione e la efficienza dei quadri. Anche il morale dell'esercito risenti del clima di sospetto e di inquisizione che si instaurò dopo i fatti del '21. L'esercito condusse una grigia vita di guarnigione, poco curato anche dal re che non aveva passione per le cose militari. La rivoluzione del luglio 1830 in Francia e i sommovimenti europei di quell'anno indussero il governo sardo ad occuparsi dell'esercito per metterlo in grado di affrontare ima eventuale crisi europea che poi, come è noto, non scoppiò.
Tutto questo, che abbiamo rapidamente riassunto, c'è nel volume di Ales. Ma c'è anche molto di più. Ci sono le tavole uniformologiche apprestate da Massimo Fiorentino con la perizia e la precisione che gli conosciamo. Queste tavole sono un corredo indispen­sabile del testo, ne completano la narrazione e rendono con compiutezza le più svariate e complicate uniformi. Ma oltre alle tavole così gradevoli ed esplicative, il volume è ricco di dati e di notizie di grande interesse che testimoniano il lungo, paziente ed intelligente lavoro di ricerca dell'A. reso con particolare evidenza il sistema amministrativo del­l'esercito piemontese; una amministrazione animata dallo spirito di economia e dal senso del risparmio, si direbbe di ispirazione sparagnina come nota nella Presentazione il Capo dell'Ufficio Storico, con il non celato compiacimento che gli deriva dall'essere concittadino di Quintino Sella. Per maggiore comprensione, l'A. ha opportunamente tradotto in moneta attuale quella dell'epoca, il che permette anche al lettore meno dotato di competenze specifiche nota un altro piemontese di Roma, Alberto Arpino nella sua Prefazione edi riuscire a districarsi dalla selva di cifre. Il che non mi sembra piccolo merito.
1 sommovimenti europei del 1831 non provocarono, come si è detto, una crisi generale. Non per questo l'esercito piemontese ritornò alla sua vita di guarnigione, regolata dagli ordinamenti carlofelicini. L'ultimo re del ramo primogenito scomparve infatti nel­l'aprile del 1831 e gii successe il principe Carlo Alberto di Savoia-Carignano. Questi, al contrario del predecessore, si interessava molto di cose militari e diede l'avvio a vari cambiamenti nell'esercito. Le iniziative di Carlo Alberto interessarono soprattutto il reclu­tamento e l'addestramento, oltre ben inteso altri settori. Il sistema di reclutamento attuato da Carlo Alberto fra il 1831 e il 1839, si ispirava a due modelli di esercito allora vigenti in Europa: quello francese, ossia l'esercito di caserma, di professionisti, e quello prussiano, ossia l'esercito nazionale formato da cittadini soldati. A seguito dei provvedimenti attivati dal nuovo sovrano, l'esercito subalpino, a seconda delle circostanze, assumeva aspetti contrastanti; in pace era un tipico esercito di caserma sul modello francese; in guerra si trasformava, per l'estensione dell'onere a ben sedici classi, in un esercito di riservisti di modello prussiano. 11 reclutamento alberano, volendo mutuare gli elementi caratteristici di ambedue i modelli di esercito esistenti in Europa, finì invece con accoglierne soltanto i difetti. Formalmente sembrava accostarsi di più al tipo prussiano ma se ne discostava in due punti qualificanti; gli ufficiali di complemento che in Piemonte erano stati aboliti e l'uguaglianza di tutti i giovani validi verso l'obbligo del servizio militare, che in Piemonte non esisteva, finendo cosi col tradirne completamente lo spirito.
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