Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <366>
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Libri e periodici
Come in altri eserciti della Restaurazione, anche in quello sardo l'addestramento consisteva soprattutto negli esercizi in ordine chiuso e nella istruzione di piazza d'armi. L'influenza di questo concetto addestrativo apparve chiaramente nel regolamento per il servizio di campagna pubblicato nel 1833. Questo regolamento invece di essere contenuto in poche, chiare pagine tali da essere lette e comprese, consisteva in un poderoso volume, la più gran parte del quale era dedicato ai dettagli del servizio, come la distribuzione dei viveri e dei foraggi, la celebrazione delle messe militari e così via. Pochissima parte, per contro, era dedicata al servizio degli avamposti, così importante in guerra. Va detto tuttavia che durante il periodo albertino l'esercito sardo conobbe la istituzione dei campi di addestramento. Il primo di essi fu attivalo nel 1833 in una zona presso Torino rotta da forre e cosparsa di macchie. Questo terreno, poco adatto alle manovre dell'artiglieria e della cavalleria, consentiva però ai fanti di esercitarsi nei combattimenti in ordine sparso e nelle marce su terreni dilìicili. 11 soldato si abituò anche alla vita fuori del quartiere, tanto che fu notato come nelle marce di trasferimento per il cambio di guarnigione, che di solito avevano luogo dopo il campo, pochi fossero i soldati che risentissero di questa fatica. L'attivazione dei campi, pur con vari limiti e lacune, stava ad indicare come il re e i suoi consiglieri militari avessero intuito l'importanza della conoscenza e dello sfruttamento del terreno al fine di una razionale condotta del combattimento. Ciò è tanto vero che con una ordinanza del giugno 1835 si raccomandavano frequenti istruzioni della fanteria al combattimento in cacciatori . L'anno seguente, la creazione del Corpo dei Bersaglieri dimostrò come si imponesse all'alta gerarchia militare piemontese la necessità di avere una fanteria leggera in grado di giovarsi di tutti gli accorgimenti offerti dal terreno.
Alla conoscenza delle riforme e delle innovazioni introdotte nell'esercito dal re Carlo Alberto, apporta un non piccolo contributo un altro volume di Stefano Ales, anche questo edito dall'infaticabile Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito. Anche a questo volume l'A. applica il già collaudato e lodato metodo di sostanziare il quadro dei grandi avveni­menti con puntuali ed esaurienti riferimenti alla organizzazione dei reparti, alla loro ammi­nistrazione, alla loro composizione, così che al lettore pare quasi di vivere la giornata di quei soldati sabaudi di 150 anni fa. Di notevole interesse anche le notizie sull'armamento e l'equipaggiamento dei soldati e su tutte quelle operazioni di caserma che scandivano la giornata dell'ufficiale e del soldato secondo un inflessibile orario.
Ma l'esercito piemontese non era costituito soltanto dai reparti operativi. Vi erano corpi ed istituti con compiti speciali all'infuori dell'impiego operativo, come gli Stati Mag­giori delle Piazze o i reparti addetti alla Casa del Re, còme le Compagnie Guardie del Corpo o le Guardie Reali di Palazzo. Su questi ultimi corpi, molto speciali, incisero profondamente le riforme albertine nel senso di semplificare e talvolta abolire reparti antichi e prestigiosi ma che erano in contrasto con il concetto che Carlo Alberto aveva della regalità, un concetto più vicino alle monarchie amministrative del tardo '700 che non alle fastose Corti che avevano caratterizzato le epoche precedenti. Il che non vuol dire che Carlo Alberto transigesse in materia di cerimoniale e di etichetta, anzi. Avrebbe fulminato chi si fosse presentato a Corte, per esempio, senza indossare l'abito prescritto, ma aveva capito che tenere in armi reparti con compiti quasi esclusivamente decorativi significava togliere risorse a quell'esercito cui rivolgeva tante sollecite cure. I criteri di semplicità e di efficienza che erano alla base delle riforme albertine furono applicati un po' a tutti i rami dell'amministrazione militare. Fu, tra l'altro, messo ordine nelle tenute dei Corpi di musica dei vari reggimenti cui furono vietati pantaloni scarlatti, complicate gallonature e pennacchi e sparirono le così dette Bande Turche , composte da mori vestiti con splendidi costumi orientali. Un tocco di esotismo che l'austero Carlo Alberto non poteva tollerare.
L'esercito albertino che pur tanti elementi di differenza ebbe con quello dell'epoca precedente, ne continuò tuttavia la tradizione di severa amministrazione per riaffermare nota nella Premessa il Capo dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito ii rigore finanziario e l'assenza assoluta dì sprechi che questo piccolo esercito dal grande spirito ha sempre posto in evidenza a dimostrazione della sagacia e della coscienza ammini­strativa dei suoi vertici e degli uomini di Governo dì allora . Questo esercito cui il re