Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <369>
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Libri e periodici
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GIUSEPPE CONTI, La polìtica aziendale di un istituto di credito immobiliare: il Monte dei Paschi di Siena dal 1SJ5 al 1872 (Unione regionale delle Province toscane. Biblioteca di storia toscana moderna e contemporanea, 32); Firenze, Olschki, 1985, in 8, pp. x-372. Sjp.
In questo bel libro si ripercorre la storia del Monte del Paschi di Siena dalla Restaurazione al 1872, anno che segnò, dopo oltre due secoli, la riforma dell'ordinamento di questo istituto. L'opera è divisa in due parti: la prima narra gli eventi di questa storia, nella seconda sono analizzati i dati relativi alla contabilità e all'attività finanziaria del Monte. Una divisione adottata nell'intento di dimostrare come l'uso combinato dei due sistemi di analisi permetta di meglio comprendere il processo storico di questo istituto, nonché i meccanismi di funzionamento dell'attività bancaria alla luce delle tendenze di politica aziendale e dell'evoluzione storica del periodo considerato (p. v).
Fondato nel 1624, il Monte fu sottoposto, fin dall'inizio della sua attività, al controllo dell'autorità centrale del comune di Siena. Attraverso una serie di rapporti istituzionali veniva garantito il controllo del Monte da parte dell'aristocrazia terriera locale, che ammi­nistrava i mezzi raccolti dall'istituto e provvedeva al loro impiego (p. 4). Il periodo preso in esame da Conti, fu caratterizzato dalla resistenza, da parte dell'antica nobiltà senese, alle istanze di rinnovamento dei criteri di gestione dell'istituto, provenienti vuoi da esponenti della borghesia senese, vuoi dai membri più lungimiranti della stessa aristocrazia terriera, non solo di Siena, ma anche fiorentina e toscana.
Il Monte era passato indenne attraverso il periodo napoleonico. L'introduzione di una nuova legislazione ipotecaria era sfociata in un nuovo regolamento, del 1813, che era innovativo in alcune sue parti, mentre lasciava inalterato l'ordinamento preesistente mante­nendo i vecchi schemi gestionali e gli strumenti tecnico operativi [...]. Questo debole disegno riformatore [...] non ebbe nemmeno modo di mostrare la sua portata operativa per il sopraggiungere del cambiamento politico attuato dal governo provvisorio di Rospi­gliosi (p. 27).
La Restaurazione segnò, infatti, il ripristino degli antichi regolamenti e, quindi, del controllo dell'aristocrazia cittadina sul Monte. Fu così riportato in vigore un ordinamento funzionale alle esigenze della proprietà terriera che trovava nel Monte un impiego sicuro, di tutto riposo, per la propria rendita esuberante le attività ordinarie (p. 84). Il risparmio non era, perciò, investimento da cui ricavare l'interesse, ma fondo di garanzia da cui ricavare una rendita. O, come meglio scriveva Landucci nel 1847, l'impiego dei capitali [...] è superiormente gradito dai più facoltosi, che quivi [nel Monte] li depositavano cercandovi non l'impiego più lucroso, ma il più cauto (cit. a p. 84).
Questa visione ispirava, nella prima metà dell' '800, gli indirizzi di gestione del­l'istituto, che comportavano il mantenimento di un'abbondante liquidità di cassa che inevitabilmente ridu[ceva] l'impiego dei mezzi disponibili con danno per i depositanti, che restavano mesi e mesi creditori verso il Monte di un deposito senza interesse, e con svantaggi per la stessa gestione economica dell'istituto condotta senza princìpi di efficienza bancaria bensì attraverso una grezza manipolazione dei mezzi raccolti (p. 83). Era dunque naturale che i più avveduti esponenti del ceto dirigente cittadino lamentassero l'incapacità dell'istituto di svolgere un ruolo trainante del sistema economico; che fosse incapace, cioè, di sostenere il valore di quelle attività innovative in grado di legare agricoltura ed industria. In questo senso s'erano mossi, senza successo, P. Bandini e P. Bastogi, che cercarono di fondare una fabbrica per la raffinazione dello zucchero dalla barbabietola (pp. 87-88). Il Monte rimase come Impermeabile a queste sollecitazioni limitandosi a compiere la semplice funzione di sostegno finanziario della proprietà fondiaria. Per questa classe il Monte rappresentava il forziere dei propri capitali che, ottenuti dalle rendite percepite sui posse­dimenti terrieri, anziché reinvestiti in queste venivano messi da parte secondo una pratica di risparmio tradizionale (p. 88). Una funzione tutt'altro che nascosta: gli stessi ammini­stratori, esclusivamente nobili, affermavano, nel 1848, che oggetto precipuo dell'istituzione di questo unico, e singolare Stabilimento quello si fu di facilitare i mezzi di conservazione ed amministrazione dei loro Patrimoni, accordando ai medesimi un qualche imprestito a