Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <376>
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Libri e periodici
romantica e fervida un suo posto il Del Re ce l'ha, come riconobbe il Croce, il etri giudìzio Matarrese pone in epigrafe al suo ben documentato saggio su questo interessante per­sonaggio.
FLORIANO BOCCINI
MARIO COSTA CARDOL, Venga a Napoli signor conte. Storia poco nota del nostro Risorgi­mento', Milano, Mursia, 1986, in 16, pp. 457, con 54 ili. fuori testo. L. 28.000.
Il nucleo centrale del libro del Costa Cardol riguarda rinedito episodio di una congiura che avrebbe visto l'esercito del Regno d'Italia e un corpo di spedizione britannico unirsi per cacciare Napoleone dalla penisola. Il progetto fu varato nel 1811 e avrebbe dovuto aver inizio tre anni più tardi. Protagonisti dell'impresa, Lord Bentinck, plenipoten­ziario inglese in Sicilia, e Alessandro Turri, vice-prefetto di Camerino. L'idea fallì e Costa Cardol, scusandosi per la forzatura anacronistica (p. 70), paragona tale episodio al settembre 1943, quando gli angloamericani avrebbero proposto all'esercito italiano di espellere i tedeschi della Wehrmacht mediante l'invio di Una divisione americana paracadutata su Roma (p. 70).
Già da queste prime note, il lettore può rendersi conto di quali elementi si vale il libro del Costa Cardol: divulgazione con pretesa di scoop giornalistico, il tutto unito ad un sarca­smo di fondo e ad una serie di analogie, ma il tentativo non riesce ed anzi irrita il lettore per tutta una serie di luoghi comuni e banalità che l'A. avrebbe potuto e dovuto risparmiarsi, per non parlare poi degli errori e delle amenità. Ad esempio, leggendo l'opera, si scopre che Lord Palmerston aveva doti profetiche: egli, infatti, nel 1848, ministro degli Esteri nel Gabinetto Russell [...] aveva già tentato di favorire gli italiani; ma, sapendo che i loro progetti di confederazione includevano Malta e le Isole Ionie, aveva commentato con un sorriso '[...]: * Auguro loro di ottenerle, ma se bastasse il semplice desiderio per ottenere qualcosa, dovrebbero cominciare col desiderare una confederazione che escluda gli Austriaci dall'Italia senza che i Francesi vengano a prenderne il posto' . E, parlando con Panizzi, nell'ottobre di dodici anni dopo, avrebbe rimarcato come l'Italia, senza l'Inghilterra, ben poco Risorgimento avrebbe fatto. E l'A. conclude: Molta degnazione, nelle parole di Palmerston, e anche un tocco premonitore se si pensa alle future rivendi­cazioni dell'Italia fascista su Malta (p. 6).
Poi, una battuta di spirito: il marchese di Villamarina, il 10 gennaio 1860, aveva infatti scritto al Cavour: Non dovete aspettarvi di ricever troppo spesso mie nuove [...] il movimento non è certo la prerogativa di questa amministrazione... . Insomma, quella del Villamarina è una premessa che sembra l'avvertimento degli italiani moderni ai loro amici stranieri: tenete presente che qui la posta funziona malissimo <p. 8).
I luoghi comuni abbondano, come si diceva, nello scritto del Costa Cardol: per cui, Torino e Genova si detestavano cordialmente (si pensi invece alla complessità dei rapporti tra le due città per tutta la nostra storia ottocentesca) e l'oligarchia cittadina [di Genova], diventava nel frattempo quanto di più taccagno e reazionario si potesse imma­ginare, stimolava paradossalmente giacobini e rivoluzionari, solo per dispetto a casa Savoia (p. 15).
Oppure, veri e propri errori: Ora, nel marzo 1860, la Sinistra è sempre 11, a pungo­lare Cavour e i moderati. Quantunque fedele a casa Savoia, i parlamentari della Sinistra tengono discorsi che starebbero benissimo in bocca al mazziniani. Si distinguono dai seguaci di Mazzini solo perché non vogliono abbattere il trono, ma, su quasi tutti gli altri argomenti, e in particolare sull'unificazione italiana estesa al Mezzogiorno, vanno a braccetto con gli adepti della Giovine Italia (p. 23). Essere adepti della Giovine Italia nel '60 è una bella impresa, non c'è dubbio. E sempre sul 'filo della Giovine Italia, veniamo a sapere che l'organizzazione mazziniana era una fusione di Bètte o un seguito della Carboneria o, addirittura, un rifacimento della Carboneria. E il fondatore della Giovine Italia? Era un giovinetto dall'aria smunta che arriverà a detestare i Savola fors'anche per la sua