Rassegna storica del Risorgimento
AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
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Libri e periodici
Università per il 1915, il secondo compare nel volume XI, 1915, dell'Archivio storico sardo) ne illustra ampiamente la vita e l'opera.
I saggi del Solari hanno a lungo costituito i lavori di maggior impegno dedicati al Tuveri, e ad essi si sono rifatti tra gli altri Alessandro Levi (del quale cfr. Sardi del Risorgimento i in Archivio storico sardo, XIV, 1923, ripubblicato dall'autore di questa nota nell'antologia I problemi della Sardegna da Cavour a Depretis 1849-1876 , Cagliari, Fossataro, 1977) e Camillo Bellieni (del quale cfr. La lotta politica in Sardegna dal 1848 ai giorni nostri , nel volume di AA.W., La Sardegna nel Risorgimento , a cura del Comitato sardo per il centenario dell'Unità, Sassari, 1962). Più recente il volume in parte antologico di Gianfranco Contu, Giovanni Battista Tuveri. Vita e opere (Cagliari, Edes, 1973).
II Solari rimase colpito dalla personalità del Tuveri, e non mancò di rilevare, non senza una certa sorpresa, l'importanza che nel suo pensiero acquistava la cultura teologica nella quale si era formato, come del resto molti altri studiosi e uomini politici del suo tempo, e non solo quelli che, come appunto il Tuveri, avevano compiuto in Seminario gli studi ginnasiali e liceali. Di questa cultura, a differenza del Cattaneo, il Tuveri difese la validità, quando si giunse all'abolizione nelle Università statali delle cattedre di Teologia, rimaste senza studenti dopo che i vescovi avevano proibito ai giovani avviati al sacerdozio di frequentare le relative lezioni (cfr. dello scrivente il saggio Su una lettera inedita di A.G. Roncalli, in Archivio storico sardo, XXXIV, 2, 1984).
Particolarmente suggestiva la rievocazione della figura del Tuveri fatta da Alessandro Levi, il quale ricorda come il Solari, dopo la lettura del Diritto dell'uomo alla distruzione dei cattivi governi , avvertì l'impressione di essere di fronte ad uno scritto singolare, il quale, piuttosto che dalla penna di un uomo del secolo XIX, pareva uscito dalla penna di uno di quei vecchi monarcomachi che, nel campo protestante, ed anche in quello cattolico, avevano a lungo discusso sui poteri del principe, della sovranità e dei suoi fondamenti, del diritto di uccidere i tiranni . Si chiedeva pertanto il Solari se codesto lavoro, a primo aspetto anacronistico, non rispondesse a particolari condizioni della regione in cui era stato pensato , e per rispondere a questa domanda approfondiva la sua indagine sulle condizioni politiche, economiche e culturali della Sardegna della prima metà dell'Ottocento, e sulla personalità del Tuveri, profondamente religioso, tanto da voler fare della religione non più l'alleata dei poteri costituiti, ma il sostegno della democrazia e della libertà. Alla libertà anela prima che all'indipendenza, alla libertà soprattutto della sua terra, che gli sembra angariata dal potere lontano, dalla monarchia che, anche quando sia costituzionale, gli pare fatalmente dominata dalle classi privilegiate .
Nel particolare clima determinatosi in Sardegna all'indomani della prima guerra mondiale, Alessandro Levi commentava: Il pensatore che dal suo remoto angolo campagnolo, citando i Padri della Chiesa, veniva a sostenere una libertà sul tipo dei Cantoni svizzeri, e questa diceva essere preferibile all'indipendenza; che, con dotte citazioni teologiche, sosteneva il diritto di uccidere i tiranni, non era soltanto un isolato nel movimento nazionale... Personalmente legato e devoto al Mazzini, al Cattaneo, ad alcuni degli altri maggiori uomini della democrazia, il Tuveri non poteva però aderire pienamente ad alcuna delle correnti di questa, perché il suo federalismo lo separava nettamente dal Mazzini, e la sua mistica fede, che per la sua austerità e schiettezza lo avrebbe fatto simpatizzare maggiormente col Genovese, lo allontanava invece dal repubblicano federalista, col quale poteva concordare nei fini politici. Eppure la sua voce, la quale, per gli argomenti teologici che riecheggia, apparisce singolarmente anacronistica e cioè sorpassata, e per gli accenti di contenuto federalistico può apparire anacronistica ma per altro verso, e cioè troppo immatura, eppure cotesta che talora appare la biblica vox clamantis in deserto, agli orecchi di noi suoi tardi ascoltatori suona come la voce stessa dell'isola, rampogna e mònito alla patria italiana .
Sarà interessante ricordare che convocato dal giudice istruttore, dopo l'episodio di Guglielmo Oberdan, quale indiziato di apologia di reato, il Tuveri ebbe buon gioco nel sostenere che le idee espresse nell'occasione le aveva propagandate per trent'anni, senza che nessuno avesse mai trovato nulla da eccepire. Aneddoti a parte, è noto che negli ultimi