Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <382>
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Libri e periodici
FRANCESCA RICCOBONO, La Sicilia Cattolica; Palermo, Herbita Editrice, 1986, in 8, pp. 189. S.p.
L'autrice, seguendo le vicende del giornale della curia di Palermo La Sicilia Cattolica che vanno dall'ultimo trentennio del secolo ai primi anni del Novecento, si prefigge di studiare il punto di vista dei cattolici transigenti siciliani, di cui il periodico è espressione.
Prima di entrare nel merito, mi pare doveroso fare un'annotazione sul felice metodo dì ricerca seguito dall'Autrice, dove viene esaltata la fonte giornalistica, che assurge a fonte primaria, fonte costituzionale direi, a cui seguono via via le altre fonti numerose e ben citate, che vanno dai bollettini parrocchiali ai documenti d'archivio. L'Autrice si è posta nel suo lavoro tre obiettivi principali, come afferma lei stessa: arricchire la storiografia sulla pubblicistica con un contributo di storia regionale attraverso un organo di stampa, di ricostruirne l'ambiente cattolico anche attraverso il rapporto con altri giornali cattolici, di costituire una particolare chiave di lettura delle principali fasi della storia dello Stato italiano .
Nella pubblicistica regionale, la Sicilia Cattolica già Ape Iblea occupa un posto non indifferente, essendo espressione di un gruppo di prelati e non, che si battono per l'autonomia amministrativa della regione e quindi in opposizione al governo unitario. Importante è, a questo proposito, la lettura delle circolari di Prefettura che riguardano i collaboratori del giornale.
Naturalmente la caratteristica ideologica del periodico presenta più sfumature; essa infatti è sì in opposizione allo Stato liberale, ma usa un linguaggio moderato; è sì anti­unitaria ma converge per esempio nelle elezioni amministrative su liste regionali in cui la presenza di liberali non anti-clericali è cospicua. Insomma un giornale conservatore che naviga prudentemente nel cielo politico di quel periodo. Dall'altro lato è in polemica con i giornali dei cattolici puri, astensionisti e autonomisti all'eccesso, che per questo sono perseguitati dalle autorità locali. E benché anche la Sicilia Cattolica abbia i suoi problemi, è quella che comunque sopravvive più a lungo.
Nell'economia del lavoro della Riccobono, viene dedicato un certo spazio anche se a mio avviso il tema merita molto di più alla questione sociale e agli avvenimenti di fine secolo. Con la crisi agraria, la Rerum Novarum e i Fasci siciliani, nasce quasi parallelo al movimento socialista, l'impegno cattolico nel sociale, che supera finalmente una dimensione solamente teologica o istituzionale. D'altro canto la crescita parallela dei due movimenti in Sicilia non si discosta da quello che avviene in altre parti d'Italia, confer­mando quindi il dato del parallelismo dei due più grandi movimenti di massa della fine del secolo. Ignazio Torregrossa è sicuramente (il libro ne parla ampiamente) l'interprete cattolico di maggior spicco, l'ideologo della pratica sociale cristiana nell'isola; egli è fervente antisocialista e fautore dell'interclassismo anche in campo economico.
La lettura del periodico, nel tempo dell'agitazione dei Fasci, dimostra tuttavia l'ambi­guità politica dei cattolici siciliani, che prima attaccano Giolitti, reo di permettere lo sviluppo delle tensioni sociali (egli come è noto si dimetterà anche per non intervenire in Sicilia) per poi invocare Crispi e legittimare i provvedimenti repressivi che egli adotta in seguito. In pratica il leit-motiv della dirigenza liberale sul pericolo nero accoppiato a quello rosso, che pertanto giudica in termini negativi la formazione di un movimento cattolico di massa, non viene confermato: anzi il movimento cattolico siciliano, stando agli articoli del suo giornale più rappresentativo, opera nella pratica una saldatura con lo Stato liberale all'insorgere delle prime manifestazioni sociali di una certa consistenza. Questo non stupisce più di tanto perché è quello che accadrà anche nel resto d'Italia; mentre il movimento socialista diventerà la prima grande forza d'opposizione, i cattolici invece rafforzeranno nel tempo il blocco di potere dominante. In pratica i due movimenti che affondano le radici nella stessa crisi di line secolo della società e dello Stato italiano, esprimendo bisogni simili, avranno un esito notevolmente diverso.
Per concludere, il lavoro accurato dell'autrice fa di questo libro un buon esempio di ricerca sulla pubblicistica regionale, analizzando per di più scrupolosamente i rapporti tra le varie componenti dell'arcipelago cattolico isolano.