Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <385>
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Libri e periodici
Sul momento breve, ma determinante, dell'esperienza ministeriale si sofferma in particolare Toni lermano (Michele Pironti Ministro di Grazia e Giustizia), rimarcando la non casualità della scelta di Pironti personaggio graditissimo agli ambienti di corte in quanto riconosciuto fedelissimo alla famiglia reale (p. 159). lermano sostiene che l'uomo politico irpino, nominato senatore pochi mesi prima di entrare nel governo ed insignito del titolo di conte dopo la burrascosa esperienza, fu il tutore e, allo stesso tempo, il migliore interprete della politica di Vittorio Emanuele li (p. 163). Pironti, anzi, avrebbe assunto lucidamente il ruolo di colui che doveva ad ogni costo frenare la macchina cospirativa delle opposizioni (p. 176). Sfruttato dai circoli conservatori nell'azione repres­siva fu, poi, immolato sull'altare del recupero di una discussione parlamentare meno aspra tra governo e opposizione (p. 163). Nella relazione di lermano, tuttavia, stupiscono certe affermazioni polemiche circa la mancata utilizzazione, da parte degli studiosi, della ricchissima documentazione ancora inedita che si conserva sull'ultimo ministero Menabrea . A questo proposito lermano cita le carte Digny tutte da esplorare presso la Marucelliana di Firenze. Ora, alla Marucelliana le carte di Luigi Guglielmo Cambray Digny, ministro delle Finanze nei tre governi Menabrea, comprendono molti suoi affari risalenti al periodo preunitario. Ci sono anche lettere familiari ai cugini Corsini, a Carlo Fenzi, ai Peruzzi, a Domenico Balduino, neppure una a o di Menabrea. Altri corrispondenti non interessano il perìodo in questione. Le stesse lettere di Balduino riguardano l'Azienda tabacchi in generale, non tanto la conclusione del contratto della Regia. E, del resto, tutto si potrà dire di questi documenti, ma non che fino ad oggi siano rimasti inesplorati .
Tornando al nostro argomento, e per concludere, sembra che un vero scarto gene­razionale separi Pironti dalla realtà nuova dell'Italia unita. Il suo autoritarismo nasce, probabilmente, da un eccesso di timore, dinanzi alle insidie dei rossi e dei neri , per la salvaguardia di un bene (l'Unificazione) tanto faticosamente raggiunto. Un eccesso come afferma Scirocco giustificabile in chi, nelle galere borboniche, aveva attestato col sacrificio personale la fede in una libertà forse astratta, forse aristocratica, ma certamente vagheggiata con nobiltà di sentimento (p. 50).
FILIPPO RONCHI
LUIGI MONTOBBIO, Vincenzo Stefano Breda (con un carteggio inedito 1896-1902); Padova, Fondazione Breda, 1987, in 16, pp. 206 ili. L. 25.000.
Fra le tante figure meritevoli di ricordo nella storia padovana, questa del Breda non aveva avuto fino ad oggi biografi, sia per la scarsa attenzione prestata fino a non molto tempo fa alla storia industriale, sia per le polemiche e i processi che per quanto uscisse assolto con formula piena ne appannarono l'immagine agli occhi dei contem­poranei. Era ora dunque che la lacuna venisse colmata; così, dopo tre tesi di laurea discusse nelle Università di Padova, di Bologna e di Venezia, ci giunge benvenuta questa densa e chiara biografia di Luigi Montobbio, non nuovo a prove del genere, in quanto recente biografo di Gian Battista Belzoni.
L'autore non ha risparmiato fatica e ricerche, ha attentamente vagliato il cospicuo materiale dell'archivio Breda a Ponte di Brenta, ha letto la pubblicistica sul personaggio, sfogliato la stampa quotidiana e compulsato affettuosamente l'epistolario con gli amici e i parenti. Alla fine, egli ci ha fornito un volume agile, di scorrevole prosa, molto ben documentato, atto a dirci com'era Vincenzo Stefano Breda: uomo di innate capacità imprenditoriali, di grande attività e laboriosità, di carattere fermo e di abitudini semplici, abile negli affari, sobrio nelle manifestazioni degli affetti (e infelice oratore), ma attaccato al paese natio, a Padova e all'Italia, devoto alla famiglia e a pochi veri amici (specie al Legnazzi e al Maluta).
In otto capitoli è narrata la vita del Breda, dalla nascita (Limena, 1825) e dal­l'ambiente familiare, sempre operoso, alla formazione universitaria e al precoce inserimento
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