Rassegna storica del Risorgimento
AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
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1988
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Vita dell'Istituto
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l'evento 1848. Lo stesso presidente del Comitato, prof. Werther Angelini, ha coordinato i lavori: hanno parlato il dott. Roberto Domenìchini, l'ing. Glauco Luchetti e il prof. Riccardo Paolo Uguccioni.
La relazione del Domenìchini si è articolata in due parti, la prima delle quali incentrata sul problema della pubblica istruzione nello Stato Pontifìcio secondo le carte del Ministero degli Interni consultate all'Archivio di Stato di Roma (1833-1860).
Il Domenìchini ha posto in risalto distinti momenti della politica scolastica di quegli anni, mettendo l'accento anche sulle piccole quasi timide riforme di natura prevalentemente amministrativa caratterizzanti gli anni 0 e intensificate nel primo biennio del pontificato di Pio IX, e dando spicco poi agli eventi del 1848-'49 e a tutto il radicale e significativo mutamento di clima politico che segui. All'interno della Curia romana poteva prevalere, negli anni .Cinquanta, il partito che più decisamente era ostile alle correnti riformiste e liberaleggianti e si instaurava un clima di repressione senza la minima indulgenza neanche verso ìl personale insegnante, categoria tra le più compromesse della società civile del tempo. Una vigilanza più stretta che in passato venne esercitata sui maestri, sia laici che ecclesiastici, e il Domenìchini, a tal proposito, ha ricordato casi di insegnanti destituiti per motivi politici verificatisi soprattutto nei territori marchigiani, romagnoli e a Roma.
Nella seconda parte della sua esposizione, il relatore ha invece analizzato i regolamenti disciplinari, i calendari scolastici, i verbali di visite ispettive alle scuole pubbliche, effettuate in genere dall'ordinario diocesano o dai deputati alla pubblica istruzione, e altro materiale archivistico. Si sono pertanto ascoltate notizie sugli orari scolastici, le materie di insegnamento, le disposizioni generali, specie quelle di natura disciplinare, in vigore nelle scuole elementari e ginnasiali dello Stato ecclesiastico e in particolare nel territorio anconitano. Il Domenìchini ha concluso con la presentazione di alcuni dati statistici sul personale insegnante di Ancona, sulle procedure per il suo reclutamento e sulle scuole femminili e rurali.
Nel suo intervento il prof. Uguccioni ha esaminato, minutamente e con ricchezza di riflessioni, il mondo pesarese nel 1848 e i grandi e piccoli fatti che nel loro insieme furono dì contributo alla causa nazionale. Notevoli, al riguardo, i richiami alla realtà politica e sociale anconitana e senigalliese. Sono emerse le speranze, le inquietudini, gli equivoci e le occasioni di comportamento politico e anche di malaffare in ambienti dove l'azione di insieme trovava modo di spezzarsi e di confondersi con spunti privati nell'assenza del potere costituito e nella speranza di costituirne uno nuovo. Una particolare attenzione è stata concentrata su fatti dì ordine amministrativo e su vicende di uomini attratti in comuni situazioni, soprattutto a Pesaro, ma anche in Senigallia, Fano e Urbino. Né sono mancati accenni a sodalizi programmatici, a guardie nazionali e civiche, a leghe, caffè, circoli e pure ad operatori di vendette private, saccheggi, violenze, in cui spiccarono per attitudine tribunìzia un uomo come Girolamo Simoncelli, disponibile generosamente all'intervento sino al sacrificio, un Gaspare Francesconi, più versato nella malizia e nel tornaconto dell'azione, un Vincenzo Hondedei Germani, elemento di più ponderata moderazione e senso politico.
Il prof. Uguccioni non ha ovviamente risparmiato i riferimenti alle notizie di base storica più generale che fanno da sfondo alle diverse emergenze. Cosi agli eventi romani e alle prese di posizione di forze straniere ha associato in bella sintesi il ricordo di organismi pronti alla lotta, dì formazioni militari disposte a partecipazioni di più alte finalità e al di sopra degli interessi strettamente locali, e si fa merito all'oratore di aver tratto spunto anche da sue recenti pubblicazioni sui grandi avvenimenti che elettrizzarono a mezzo il secolo l'opinione pubblica nelle Marche.
Il Luchetti ha infine parlato sulle fortificazioni di Ancona dopo il 1860. La difesa pontificia, in quell'anno, si esplicò sul Montagnolo, sullo Scrima e sul Monte Pelago, ma le opere fortificatorie, che avevano permesso alla città dorica, nel 1849, di resistere agli Austriaci per 25 giorni, erano complesse e comprendevano un fronte terrestre e uno marino. La Piazzaforte di Ancona ebbe riconoscimento ufficiale dal 1861 al 1899, e la città divenne la fortezza avanzata del Regno. Lavori di fortificazione ebbero inizio immediatamente dopo il passaggio delle consegne da parte dei pontifici {settembre 1860), avendosi lo scopo di fare della città una solida fortezza terrestre, ma anche una potente difesa dal mare per