Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <405>
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Vita dell'Istituto
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del giornale filo-governativo L'Italia Centrale. Volpe aveva appena imboccato la via Palaz-zolo, per rientrare nella sua abitazione, quando venne assalito da una decina di giovani mazziniani che fecero in tempo ad accoltellarlo ripetutamente prima che l'intervento della gente li costringesse alla fuga.
Il 22 ottobre 1865 era giorno di elezioni: si disputavano il seggio di deputato per Reggio Emilia e Rubiera il moderato Giovanni Fiastri e il repubblicano Giovanni Grilenzoni, considerato il braccio destro di Mazzini. Il giudice istruttore Giuseppe Secchi non tardò a collegare l'aggressione alle elezioni: difatti Angelo Volpe, dalle pagine del suo giornale, aveva condotto un'aspra battaglia contro Grilenzoni, mettendo in dubbio i suoi meriti di patriota, la sua partecipazione alla Carboneria e alla Giovine Italia ecc. ecc. e determinando, di conseguenza, la sua sconfìtta elettorale. Ben dieci giovani furono poi arrestati con la pesante accusa di tentato assassinio e con le qualità aggravanti dell'agguato e della preme­ditazione : fra dì essi c'era anche Secondo Manini, cioè il figlio del Presidente della Società Patriottica . Numerosi testimoni inchiodavano i dieci imputati alle loro respon­sabilità. Eppure, il 26 luglio 1866, il processo in Corte d'Assise terminò con un'assoluzione generale.
Senz'altro contribuì non poco all'assoluzione la partecipazione al processo, come avvocato della difesa, dell'on. Francesco Crispi. Crispi, nel 1865, si era trasferito a Firenze, nuova capitale del Regno, dove alternava l'attività politica a quella forense. Ad interessarlo all'affare fu il dott. Carlo Borsiglia, uno dei più noti repubblicani di Reggio Emilia. Crispi accettò la difesa per due ragioni: in primo luogo, quasi tutti gli imputati per l'aggressione ad Angelo Volpe avevano preso parte alla Spedizione dei Mille in Sicilia; in secondo luogo, nel marzo del 1865, Crispi aveva rotto i rapporti con Giuseppe Mazzini, dichiarandosi pubblicamente a favore della monarchia. Paradossalmente, quest'ultimo fatto lo spinse a difendere i giovani mazziniani. Egli si trovava, difatti, in una curiosa posizione: da un lato, la sua adesione alla monarchia gli aveva procurato la simpatia di alcuni moderati; da un altro lato, però, gli aveva alienato quella di molti vecchi compagni. Doveva perciò dimo­strare che, monarchico per necessità storiche, egli era sempre, nel suo cuore, fedele alle antiche amicizie.
L'abile linea di difesa impostata dal Crispi e dagli altri avvocati (Luigi Fratti e Giuseppe Carcassi) ricevette un appoggio imprevisto da un fatto che coinvolgeva tutta la nuova Nazione: la guerra. Infatti, proprio mentre si svolgeva il processo, il 20 luglio 1866, l'Italia già battuta a Custoza riportava una grave sconfitta a Lissa. La sconfitta avvicinò le opposte fazioni: monarchici e repubblicani, liberali e democratici sentirono d'essere soprattutto italiani. Inoltre la simpatia per Garibaldi, l'unico che aveva tenuto alto l'onore delle armi italiane, investiva d'una luce favorevole anche gli ex garibaldini sotto processo per l'affare Volpe .
Crispi ripartì per Firenze. Durante la sua permanenza a Reggio Emilia, era stato ospite di Carlo Borsiglia. Nel 1867 i rapporti fra i due uomini divennero più stretti, avendo Crispi accolto a Firenze, nel suo studio d'avvocato, il figlio di Borsiglia, Biagio. Una lapide, posta in via Gazzata n. 27, a Reggio Emilia, ricorda ancora questa amicizia. L'affare Volpe è stato ricostruito sulla base di documenti conservati nell'Archivio di Stato di Reggio Emilia e di alcune lettere di Francesco Crispi custodite nell'archivio privato della famiglia Borsiglia.
Sul problema relativo alla Grande Guerra nella memoria reggiana ha riferito la prof, Elda Paterlint Brianti, che ha così delineato le conclusioni delle sue ricerche: La Grande Guerra, ripercorsa attraverso documenti diplomatici, diari, memorie, quotidiani dell'epoca, è rivissuta giorno per giorno nella sua universalità, contrappuntata da testimo­nianze italiane e straniere. Sarajevo e la violazione della neutralità belga, il coinvolgimento degli Stati alleati e la neutralità italiana, il patto di Londra e la denuncia della Triplice Alleanza, il fronte occidentale e quello orientale, l'abdicazione dello Czar e la rivoluzione d'ottobre, il fronte greco-albanese e quello mesopotamico, l'ingresso americano nel conflitto e l 14 punti di Wilson, le undici battaglie dell'Isonzo e Caporetto, la battaglia del Piave e quella di Vittorio Veneto, le battaglie della Marna e quelle di Verdun, la mediazione vaticana di pace, l'offerta di pace germanica, gli armistizi: questi alcuni dei principali