Rassegna storica del Risorgimento
AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
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Vita dell'Istituto
argomenti esaminati, collegati tra loro senza soluzione di continuità, in un fluire di cause ed effetti che scaturiscono, oltre che da tattiche e strategie militari, da manovre politiche e diplomatiche . Da questo primo lavoro nasce "La Grande Guerra nella memoria reggiana". La guerra del '15-'18 è qui rivissuta attraverso lettere e documenti inediti, tratti da archivi pubblici e privati.
Pur essendo del tutto indipendente dal precedente studio, ne segue la cronologia in modo da collegare testimonianze e documenti, riguardanti la partecipazione reggiana, nel luogo e nel tempo del loro accadere. Le vive testimonianze dei giovani che scrivono dal fronte ci parlano di una guerra odiata e amata, sognata come un'avventura garibaldina, idealizzata dalla visione di Trento e Trieste. Il sentimento collettivo fa leva su questi ragazzi che, abbandonate le scuole, i campi, le botteghe, diverranno troppo spesso militi ignoti o eroi. La guerra scopre anche la donna che, strappata dalla sua familiare quotidianità, rivela in sé una capacità, fino allora ignorata, di adattamento agli eventi e di partecipazione alla vita pubblica.
I documenti, non privi di retorica, vanno interpretati, al di là delle censure, per penetrare e ricostruire quell'atmosfera fin de siede di una città di provincia. Le stesse assumono tono diverso a seconda del narratore: freddo e distaccato, terribile, violento; oppure vivace, colorito, realistico.
Le lettere traboccano di entusiasmo, talvolta esagerato, ma devono servire a tranquillizzare i familiari, anche se l'animo è ben altrimenti disposto. Qualche nota comica vivacizza il racconto. C'è perfino, in mezzo alla battaglia, qualcuno che riesce a sistemarsi convenientemente.
Nel lavoro trova ampio spazio anche la vita cittadina e l'opera delle donne nel Comitato di Assistenza Civile e nei vari ospedali della città. L'atmosfera di guerra, si legge, "prende tutta l'anima", "trasforma spiritualmente" e quando una sensazione di smarrimento coglie qualcuno, subentra poi la calma, perché "ogni uomo ha il suo destino". Quando l'Italia attraversa i suoi momenti più diffìcili, come Caporetto, è dal fronte che viene la forza per reagire, è dal fronte che si scrive "non ci arrenderemo". Anche la pace rifiutano questi valorosi reggiani, se ha da essere -una "pace provvisoria", nonostante vivano tra disagi inenarrabili, tra "acqua e fango, fango e acqua". Non tutti, però, sono entusiasti della guerra, anzi; in qualche lettera si legge una legittima avversione verso questo strumento di distruzione, verso i profittatori e ì politicanti.
Attraverso le lettere e i documenti, i manifesti e i giornali, scorre sotto i nostri occhi, come in un caleidoscopio, tutta la città nella sua mutevolezza, rivissuta in un'epoca che ci pare infinitamente lontana, ma alla quale dobbiamo attingere per meglio conoscere il tessuto umano reggiano.
II Comitato di Reggio Emilia ha provveduto al rinnovo delle cariche che sono così distribuite. Consiglio direttivo: Gino Badini, Ferdinando Del Sante, Alberto Ferraboschi, Aurelia Presta, Francesco Iacinto, Mirella Mazzoli, Mario Recordati, Alcide Spaggiari. Presidente: Gino Badini; vice-presidente: Francesco Iacinto; segretario-tesoriere: Mirella Mazzoli; addetto alla segreteria: Alberto Ferraboschi; Revisori: Giuseppe Bertani, Davide Dazzi, Lorella Del Rio.
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ROMA. Giovedì 14 gennaio 1988, presso la Fondazione Marco Besso, sono stati presentati i volumi di Stefano Alea, L'Armata sarda della restaurazione (1814-1831) e L'Armata sarda e le riforme alberine 0831-1842); hanno parlato Antonello Biagìni, Isabella Massabò Ricci e Massimo Mazzetti.
Giovedì 5 maggio 1988, presso l'HOtel Satellite ad Ostia, il presidente Arpino ha tenuto, nel ciclo organizzato dall'Istituto Camilli, per i docenti degli Istituti di istruzione superiore locali, una conferenza sul tema: Problemi di metodo storico e tecniche di vaìu* fazione.