Rassegna storica del Risorgimento

PERUGIA INSEDIAMENTO MILITARE 1860-1870
anno <1988>   pagina <412>
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Mario Tosti
1 - Un difficile insediamento
Fu probabilmente conseguenza della pacifica, anche se transitoria, so­luzione data alla questione del confine a far rientrare la città di Perugia nella strategia degli insediamenti militari, a convincere cioè il niinistero della Guerra ad insediare stabilmente in città alcuni contingenti del­l'esercito.
Nel biennio precedente, 1860-1861, la classe amministrativa locale, im­pegnata nella ridefinizione del nuovo volto della città, non pare interessarsi del problema e in questo momento le caserme non trovano spazio nei pro­getti di sistemazione ordinata e funzionale delle aree rese libere dal nuovo ordine politico. Né, d'altra parte, le superiori autorità militari avevano ma­nifestato l'intenzione di costituire a Perugia insediamenti militari; anzi, nella seduta del 10 luglio 1861, il Consiglio Comunale ebbe a lamentarsi che, no­nostante le insistenze per ottenere un Deposito militare in città, la rispo­sta del governo facesse intendere esser per ora impossibile in Perugia l'attuazione di un Deposito militare .4> Ad ogni modo, nonostante i ripetuti rifiuti da parte del niinistero della Guerra, gli anuninistratori cittadini con­tinuarono ad insistere nella richiesta e sempre nella seduta consiliare del 10 luglio rinnovarono l'istanza, dichiarando che la città sarebbe anco stata pronta a far dei sacrifici pur di ottenere tal beneficio.5)
Infatti i generali Brignone e de Sonnaz, quest'ultimo deputato della città, si erano dati da fare per appoggiare la richiesta del Comune perugino e il 5 luglio era pervenuta al sindaco una lettera del Genio militare nella quale, dopo varie perizie e sopralluoghi, si specificava che, pur essendo a carico del Municipio offrire la sede adatta ad impiantare un Deposito, i locali più idonei risultavano essere quelli del convento di S. Domenico o quelli del convento di S. Agostino, nei quali naturalmente sarebbe stato necessario eseguire alcuni lavori di adattamento, a carico del Comune.6* La Giunta municipale, in cosa di tanta delicatezza e di sì grave re­sponsabilità , pensò bene di coinvolgere l'intera amministrazione; infatti, essendo già nota ai sindaco la preferenza del direttore del Genio militare per il convento di S. Domenico, il Consiglio Comunale affrontò il problema estremamente delicato della cessione alle autorità militari di S. Domenico, appena donato alla città con regio decreto e già destinato ad ospitare l'Ac­cademia di Belle Arti e la Pinacoteca.7) Il sindaco, barone Nicola Danzetta,
*) ARCHIVIO DI STATO DI PERUGIA, ARCHIVIO STORICO DEL COMUNE DI PERUGIA (d'ora in avanti ASCP), Amministrativo 1817-1870, Atti del Consiglio, 14, 10 luglio 1861, p. 362.
5) Ibidem.
Q Ivi, p. 364.
7) Il 3 gennaio 1861 il comune prese ufficialmente possesso del convento di S. Dome­nico, donato alla città, esclusa la chiesa, sagrestia ed abitazione del parroco , con decreto regio n. 195 datato 14 dicembre 1860. L'intenzione della Giunta era quella di insediarvi l'Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca e a tal line, nella seduta del 4 febbraio 1861, Reginaldo Ansidei e Giuseppe Angeloni furono incaricati di ispezionare e riferire sulle possibilità di attuazione del progetto {ivi, Atti della Giunta 1, p. 3 e p. 38). Le vicende della soppressione del convento sono oggetto della tesi di laurea di M. G. MARCACCIOLI, La soppressione del convento di S. Domenico in Perugia (1859-1860), Università degli Studi di Perugia Facoltà di Magistero, Anno Accademico 1968*1969, relatore prof. P. Ponzi, in