Rassegna storica del Risorgimento
PERUGIA INSEDIAMENTO MILITARE 1860-1870
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Mario Tosti
transito per la città. Furono soprattutto gli abitanti del rione di Porta S. Pietro, dove si concentrò l'insediamento militare, a protestare inviando una memoria al ministero di Grazia e Giustizia; sull'argomento scese in campo anche il cardinal Pecci, vescovo della oittà: egli protestò con il sindaco, conte Reginaldo Ansidei, per l'occupazione della chiesa di S. Domenico. Oltre a lamentarsi per i guasti provocati dai soldati sui confessionali, sugli altari e sulle sacre immagini, sottolineò che alla chiesa era annessa una importante parrocchia e che, dopo la consegna ai militari delle chiese e dei chiostri di S. Maria Maddalena, della Beata Colomba e di S. Giro lamo, la chiesa di S. Domenico restava l'unico luogo capace di soddisfare ai bisogni spirituali della popolazione del rione . Il cardinale si raccomandò affinché tranne il caso di un passaggio veramente straordinario di truppe e d'indeclinabile necessità, venissero risparmiate le chiese e i soldati fossero acquartierati nei locali dei conventi soppressi, poiché concludeva Pecci non può non offendere il senso religioso dei cittadini il vedere convertiti in caserme i luoghi dedicati al culto di Dio e consacrati dagli augusti misteri di religione J1
L'ambito religioso fu sicuramente quello che determinò maggiore diffidenza tra militari e popolazione e questo non tanto a causa dell'irreligiosità delle truppe piemontesi (varie fonti concordano nel descrivere i soldati pieni di zelo cattolico, di buoni costumi e disciplinati),5*) quanto piuttosto in conseguenza del particolare clima che la questione romana alimentava. Vi furono quindi contrasti e dissidi di vertice, tra le due gerarchie, e questi immancabilmente avevano ripercussioni nel clero e nella massa dei fedeli.
In questa fase nemmeno i cappellani militari riuscirono a svolgere un'azione di raccordo; i comandanti militari non si fidavano dei cappellani e del clero locale e preferivano affidarsi a sacerdoti extra-diocesani; la curia perugina a sua volta, mal sopportava tale presenza e faceva di tutto per ostacolarne l'azione pastorale presso le truppe, per esempio ritardando o non rinnovando la concessione dei permessi.39)
57) Ivi, Amministrativo 1817-1870, 109, Casermaggio truppa e affari militari vari, lettera di G. Pecci al sindaco, 29 maggio 1866.
**) ASP, Memorie e ricordi, cit., p. 197, 4 gennaio 1861. È partito questa notte dì Perugia un Battaglione di militi Piemontesi stanziato in Monistero dai 18 passato dicembre. Di questi bravi piemontesi noi non abbiamo che a lodarli, giacché durante la loro dimora in questo capoluogo di Provincia, hanno e qui dentro e fuori per città dato abbastanza prove di religione, di buon costume e di disciplina . Sull'argomento rapidi cenni anche in F, BARTOCCINI, L'Umbria nella questione romana, cit., che utilizza le impressioni e ì ricordi del generale Revcl <cfr. V. GENOVA DI REVEL, Umbria ed Aspromonte, Milano, 1894).
so ARCHIVIO DIOCESANO m PERUGIA .(d'ora in avanti ADP), Carte Pecci, Oggetti vari, 2, fase. 9/4; in particolare cfr. la lettera di don Giuseppe Riberi, della diocesi di Cremona e cappellano del 58 Fanteria, al vicario, 12 giugno 1865, nella quale si lamentava che, pur avendo presentato regolarmente le sue patenti di confessione e celebrazione, esse non gli vennero riconfermate. Il cappellano sottolineava che non aveva avuto difficoltà con i vescovi di Sai uzzo, Bergamo, Cosenza, Reggio e Napoli e assicurava che nei pochi giorni della sua permanenza in città non avrebbe esercitato il suo ministero ohe verso i militari e di conseguenza sarebbe rimasto molto dispiaciuto di subire una restrizione alle facoltà che finora mi furono sempre concesse senza alcuna difficoltà .