Rassegna storica del Risorgimento

PERUGIA INSEDIAMENTO MILITARE 1860-1870
anno <1988>   pagina <427>
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L'insediamento militare a Perugia
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lontana dall'area urbana, dove esisteva pure una caserma e un presidio militare, per tutelare la sicurezza.ffl)
Dopo la replica del sindaco e del consigliere Ansidei, e la rinnovata opposizione del Borgia, venne messa ai voti la delibera che autorizzava la Giunta a fare gli studi opportuni sulla convenienza di costruire la polve­riera nel bastione di Sant'Antonio, delibera che fu approvata con 20 voti favorevoli e due contrari.83)
Quasi a degno compimento dell'attività svolta dall'amministrazione perugina che si era prodigata per incoraggiare l'organizzazione della pre­senza militare in città, verso la fine del 1870, in seguito all'applicazione delle riforme del generale Cesare Ricotti,84) i vertici delle forze armate decisero l'ampliamento della Divisione militare: essa conservava il Comando Gene­rale a Perugia ed annetteva le province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino. Sempre in conseguenza delle riforme Ricotti avrebbe avuto sede a Perugia anche un Distretto di seconda classe con compiti di reclutamento e di prima istruzione. A tal fine il Genio Militare aveva sollecitato la Giunta a provvedere all'adattamento del convento di S. Domenico, l'unica struttura in grado di contenere i mille uomini circa, che la chiamata alla leva avreb­be, secondo i vertici militari, mobilitato.85) Ancora una volta la risposta del Municipio .risultò positiva rispetto alla richiesta delle autorità militari e nella seduta del 22 dicembre 1870 il Consiglio autorizzò la Giunta a pre­disporre l'allestimento dei locali richiesti dall'officio del Genio militare e di conseguenza a provvedere allo stanziamento, nel futuro bilancio, della somma di lire 11.712, necessarie per condurre a termine l'organizzazione del Distretto**)
Il 1870, proprio nel momento della crisi finale dello Stato della Chie­sa, rivelò nuovamente l'importanza strategica della regione e quindi giusti­ficò l'attenzione che i vertici militari avevano posto nell'organizzare la loro presenza nelle città umbre: da qui partirono, infatti, le principali colonne dirette verso Roma.87)
La sorveglianza della frontiera prima, e successivamente la necessità di controllare le organizzazioni degli emigrati e le provocazioni garibaldine, non sempre in sintonia con la linea politica adottata dal governo,88) furono i motivi determinanti che incoraggiarono l'insediamento stabile dei militari nelle città della regione. Accanto ad essi un ruolo importante ricopri l'ab­bondante presenza di conventi e monasteri che le soppressioni avevano reso disponibili e infine, ultimo fattore, ma non certo per ordine d'impor-
*9 Ibidem.
83) Ibidem. Probàbilmente la sede della polveriera rimase ancora per parecchio tempo fuori della città; Infatti non rimane traccia del suo insediamento nella cartina del 1884.
**) Cfr. L. CEVA, Porse armate e società civile, city pp. 318-333; del medesimo autore Le forze armate, cit., pp. 88-98; ma anche V. GALLINARI, Le riforme militari di Cesare Ricotti, in Memorie storiche militari, 1978, pp. 11-33; O. ROCHAT - G, MASSOBRIO, Breve storia dell'esercito italiano, cit.; P. DEL NEGRO, Esercito, Stato e Società, cit.
ss; ASCP, AHI del Consiglio, 23, 22 dicembre 1870, pp. 482-487. 8 Ibidem.
87) cfr. F. BARTOCCINI, L'Umbria nella questione romana, cit., p. 139.
88) Ibidem.