Rassegna storica del Risorgimento

DIAMILLA M?LLER DEMETRIO; DIAMILLA M?LLER DEMETRIO OPERE BIBLIO
anno <1988>   pagina <441>
immagine non disponibile

Demetrio Diamilla Mailer
441
Già nel maggio 1863 lo aveva incaricato di informarsi, attraverso l'amico avvocato Pastore, legale della contessa di Mirafiori e di conse­guenza in ottimi rapporti col Re di cui godeva la fiducia, se avessero un qualche fondamento le voci secondo le quali il Governo italiano avrebbe assunto l'impegno per un eventuale intervento militare a fianco della Francia, in funzione antiprussiana. Vittorio Emanuele II smentì decisa­mente una tale eventualità e si mostrò così ben disposto al dialogo con l'esule genovese che il Diamilla Muller fini per divenire il principale tra­mite di questi contatti, protrattisi all'incirca dal maggio 1863 al maggio dell'anno successivo, e di cui rivendicò sempre con orgoglio l'iniziativa: fu uno scambio di idee diretto a concordare un piano di collaborazione per il comune obbiettivo del Veneto all'Italia.
Si manifestò ben presto l'ostacolo rappresentato dalla posizione in­transigente del sovrano riguardo al ruolo preminente di direzione e coor­dinamento che l'esercito regio avrebbe dovuto assumere nei confronti delle forze volontarie. Secondo gli intenti di Vittorio Emanuele la guerra nel Veneto si sarebbe dovuta intraprendere solo dopo che fosse scoppiata e andata a buon fine tutta una serie di insurrezioni in Serbia, Ungheria e Galizia, provocando il collasso dell'impero austriaco e facilitando così l'in­vasione da .parte dell'esercito italiano di un Veneto ormai sguarnito di truppe imperiali. Oltretutto, sempre secondo le intenzioni di Sua Maestà, sarebbe spettato al regio esercito, all'occasione, iniziare le ostilità nel Ve­neto, sostenuto eventualmente dai volontari. Di diverso avviso il Mazzini che, pur dichiarandosi più volte disposto a rinunciare alla pregiudiziale repubblicana per condurre una lotta unitaria sotto la bandiera sabauda, era strenuo sostenitore, per il Veneto, di un moto insurrezionale interno fomentato dai democratici che avrebbe dovuto precedere e agevolare l'in­tervento regio.)
Questo dialogo indiretto, difficile e sofferto fra due uomini che si stimavano, ma al tempo stesso, erano sostanzialmente scettici sulla pos­sibilità di un'intesa e reciprocamente diffidenti, era destinato a concludersi con un niente di fatto.
Successivamente alla cessazione dei contatti fra il Re e Mazzini, Diamilla Muller, dopo la Convenzione di settembre, mise in relazione quest'ultimo con alcuni esponenti della Permanente piemontese in quel momento in aperta polemica con la Corona e la politica governativa. Mazzini cercava in loro un valido sostegno, soprattutto economico, per l'organizzazione a breve termine di un moto veneto. Ma anche quei con­tatti si rivelarono del tutto infruttuosi.4
Nel 1890 l'autore di Politica segreta italiana inquadrerà sinteticamente 'le vicende politiche e militari che avevano portato all'annessione del Ve­neto al Regno d'Italia e che tanta parte avevano avuto nella sua vita e nei suoi scritti, in un opuscolo dal titolo: Il riscatto della Venezia. Ri­cordi di un testimonio oculare*1) estratto da alcuni suoi articoli pubbli­cati quello stesso anno sulla Gazzetta di Venezia. In esso, quasi che quelle
45) cfr.: [D. DIAMILLA MULLER], Politica sditela Italiana, cit., pp, 1-94.
*> Ivi, PP- 220-269.
7) D. DIAMILLA MULLER, // riscatto della Venezia, Torino, Roux, 1890, pp. 3-19.