Rassegna storica del Risorgimento
DIAMILLA M?LLER DEMETRIO; DIAMILLA M?LLER DEMETRIO OPERE BIBLIO
anno
<
1988
>
pagina
<
442
>
442 Luigi Fallani - Lucia Milana
vicende fossero un romanzo di cui egli era il protagonista, scandiva quegli eventi storici, seguendo un'ottica alquanto personale, in un Prologo, rievocante le battaglie del '48, in particolare Cornuda cui aveva partecipato; in una Continuazione, incentrata sugli anni del lavoro segreto, delia sua mediazione fra il Re e Mazzini, giungendo nell'Epilogo, rappresentato dall'umiliante ma redditizia guerra del 1866 a sottolineare l'importanza del proprio intervento di diplomazia ufficiosa, ovvero la missione presso Napoleone III che gli sarebbe stata affidata dal Ricasoli, dietro suggerimento del Peruzzi, per dirimere certi contrasti sorti col governo francese in sede diplomatica, attorno alla clausola della cessione del Veneto all'Austria all'Italia, tramite la Francia, episodio trattato con dovizia di particolari nel capitolo Il ministero Ricasoli e Napoleone III di Politica segreta italiana.4*)
Negli anni che seguirono la discussa conclusione della questione veneta si andò approfondendo la sfiducia e il rancore di Mazzini nei confronti della Monarchia di pari passo al disprezzo verso i governi che ne erano l'espressione. Tali sentimenti non potevano che riflettersi sui suoi rapporti con Diamilla Muller che contava amicizie e aderenze a Corte e presso taluni importanti uomini politici primo fra tutti. l'odiato Ubal-dino Peruzzi e cercava con scarso successo una mediazione ormai anacronistica fra uomini e ideologie inconcUiabiJi:
[...] Io non lavoro più gli scriveva Mazzini nell'aprile del 1868 se non per rovesciare [la Monarchia]. Non v'è altra via per avere Roma, per conquistare il Trentino, per rimediare alle piaghe economiche e a quelle più profonde fatte giornalmente al nostro onore e alla nostra dignità [...] non mi parlate più di transazioni o di patti con chi non accetta esplicitamente la nostra bandiera. 49)
Col tempo la diffidenza del grande repubblicano nei confronti dell'invadente, inevitabile Muller appare sempre più chiara, i contatti epistolari sempre più radi. In una lettera del dicembre 1869 diretta ai repubblicani piemontesi arrivò a scrivere:
[...] Io posso stare impunemente a contatto con chicchessia; ma il lavoro pratico dovrebbe essere ignoto a chi non è esclusivamente nostro. M[uller] è un'arma a due tagli. Ricordatevene. Siategli cortesi, ma tacete con lui d'ogni lavoro positivo [...]. 5)
*D Cfr.: [D. DIAMILLA MULLER], Politica segreta italiana, cit., pp. 270-310 e [D. DIAMILLA MOLLER], Roma e Venezia, cit., pp. 249-274.
0 Cfr.: S.E.I., voi. LXXXVIJ, pp. 70-71, Lettera a Diamilla Muller da Londra, del 27 aprile 1868. In particolare Mazzini nutriva motivi di risentimento nei confronti di Crispi, leader della Sinistra costituzionale, che considerava, a causa della sua condotta incerta e contraddittoria nella mediazione dei rapporti fra il Rattazzi e Garibaldi, uno dei responsabili della disfatta di Mentana. Scriveva, infatti al Diamilla Muller: Non intendo riconciliarmi con Crispi. Scenda in piazza a fare le barricate. È l'unica via di conciliazione . (Cfr.: N. BERNARDINI, Gli ultimi dieci anni di Giuseppe Libertini, in Rivista storica salentma, a. II (1905), n. 9-10, p. 392.
SU) S.E.I., voi. LXXXVIII, p. 272, Lettera ai fratelli del Piemonte, da Lugano, del 17 dicembre 1869.