Rassegna storica del Risorgimento

CLARIZZA GIOVANNI; GIORNALI TRIESTE 1889-1890; < anno <1988>   pagina <462>
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John Gatt-Rutter
gato soprattutto al Porto Franco e agli altri privilegi di cui godeva la città, identificavano l'italianità in gran parte con il municipalismo locale, il cui si­stema elettorale a suffragio ristretto assicurava loro un netto predominio po­litico. Questa difesa dell'italianità si confondeva col fervore per l'unifica­zione con l'Italia, assai diffuso nei ceti medi della città, e ci si illudeva per­sino di potere in qualche modo sottrarre la città al dominio di Vienna.4)
Nel 1882 viene la mano di ferro, voluta anche dall'Austria-Ungheria, che sì avvale del fatto che la ratifica della Triplice Alleanza coincide col cinque­centesimo anniversario della dedizione di Trieste alla Casa d'Asburgo per organizzare con grande rilievo a Trieste una Esposizione Internazionale. Gli italianissimi di Trieste rispondono con i petardi e col boicottare l'Esposizione, che rimane quasi deserta.5) Il 2 agosto, giorno inaugurale del­l'Esposizione, esplode una bomba in Corso durante la rivista davanti all'ar­ciduca Carlo Lodovico, lasciando un morto e qualche ferito. È un atto im­previsto, di sapore prettamente mazziniano, che non rientrava nei piani dello stato maggiore dei liberal-nazionali.6) Più tardi, il 16 settembre a Ronchi, sulla frontiera col regno, viene arrestato Guglielmo Oberdan (o Oberdank) in possesso di due bombe; egli non nasconde la sua intenzione di attentare alla vita dell'imperatore Francesco Giuseppe, allora in visita a Trieste. L'impera­tore riparte in fretta da Trieste dopo la visita ufficiale all'Esposizione, cosic­ché potrebbe sembrare che l'Austria la dia vinta.7) Ma non è. Anzi, tiene duro, e si accanisce contro l'irredentismo triestino; sorda agli appelli, fa giustiziare Oberdan. La politica del gruppo dirigente a Trieste si trova in iscacco.
Da questo punto data la nuova tattica dei liberal-nazionali triestini, il doppio gioco confessato, anzi, vantato a viso aperto dallo storico dell'irreden­tismo triestino Attilio Tamaro. I loro maggiori esponenti, tra cui Giuseppe Caprin, garibaldino, e l'ancor giovane Felice Venezian, di una famiglia di ga­ribaldini, vanno a Roma per consultazioni, e ricevono ima lezione di Real­politik: seguire una politica di altalena, ostentare una falsa ala sini­stra.8) Leggiamo: tenere gli italiani di Trieste uniti nella speranza di venir
4) Cfr. GIORGIO NEGRELLI, Dal municipalismo all'irredentismo: appunti per una storia dell'idea autonomistica a Trieste, in Rassegna storica del Risorgimento, LVIII, 3, 1970 (soprattutto pp. 408-413), ora in Al di qua del mito. Diritto storico e difesa nazionale nella storia della Trieste absburgica, Udine, 1978.
5) Si veda la testimonianza, certo non sospetta di simpatie irredentiste, di Lady Isabel Burton, vedova e biografa del notissimo esploratore e arabista, console britannico a Trieste dal 1872 al 1890: The Life of Captain Sir Richard Burton, 2 voli., Londra, 1893, voi. II, p. 248.
6) Famosissimo a Trieste U salottino rosso del Teatro Comunale (ora Verdi) in cui si riunivano i leaders del liberalismo triestino fino alla Grande Guerra. Faceva parte di questo gruppetto il comitato politico dell 'Indipendente,, che, secondo l'in forma tissimo Giulio Cesari, consisteva nel 1889*90 in Moisè Luzzatto, Felice Venezian, Guido d'Angeli, Edgardo Rascovich (pure presidente della Società Operaia Triestina), Jacopo Liebmann e Lorenzo Bernardino (GIULIO CESARI, Sessant'annì dì vita italiana: 1869-1929. Memorie della Società Operaia Triestina, Trieste, 1929, p. 113). Si veda anche, tra le altre fonti, GIULIO GRATTON, Trieste segreta, Bologna, 1948, pp. 128-129.
7) Cfr. VERONESE, Vicende, cit., pp. 82-85.
8) ATTILIO TAMARO, Storia di Trieste, Roma, 1924; rimandiamo alla IV edizione, Trieste, 1976, voi. II, pp. 383, 404, 423.