Rassegna storica del Risorgimento
CLARIZZA GIOVANNI; GIORNALI TRIESTE 1889-1890; <
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1988
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463
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G. Clarizza e L'Indipendente 463
redenti, ma non sabotare la Triplice. Già nello stesso 1881, a fianco del troppo battagliero Indipendente, da cui Caprin e compagni prendono ora le loro distanze, subentra il più blando Piccolo. È sempre il medesimo gruppo a reggere invisibilmente le fila dell'un giornale e dell'altro, però Caprin nel 1883 si dimette da direttore dell'Indipendente e lo si sostituisce col modesto e schivo letterato Cesare Rossi.9) Si ha un cambio della guardia anche in altri organi liberali, quale la veneranda Società di Minerva,10) e la stessa Società del Progresso viene disciolta, seguita dalla Pro Patria, prima della fondazione, nel 1891, della Lega Nazionale.
È ormai dato per scontato che era giocoforza, per gli italiani di Trieste, rassegnarsi alla situazione determinata dalla Triplice Alleanza, limitandosi a potenziare al massimo l'italianità della città e magari sfruttando la protesta irredentista per strappare a Vienna investimenti, collegamenti ferroviari, ampliamenti portuali, sovvenzioni navali e altri sussidi per avvantaggiare la città. Comunque, era difficile sostenere il doppio gioco di essere simultaneamente irredentisti e triplicisti o addirittura austriacanti, e quando gli interessi finanziari del ceto dominante della città lo portavano a sviluppi più consoni alle esigenze industriali, economiche e addirittura militari dell'Austria (come nella questione delie linee ferroviarie o della cantieristica bellica) era impossibile non suscitare indignazione tra chi aveva più cara l'unità nazionale con l'Italia, a tal punto che Scipio Slataper arriverà a definire il Partito Liberal-Nazionale l'antirredentista per eccellenza.11)
Già i nodi vengono al pettine, e nel modo più imbarazzante, negli anni a cavallo dell'abolizione del Porto Franco di Trieste, effettuata il 1 luglio 1891 e destinata a contribuire all'ammodernamento dell'economia austriaca, avviata ormai a una rapida industrializzazione. I Liberali, da sempre strenui difensori del municipalismo triestino e delle storiche franchigie , e segnati con il crisma dell'italianità e dell'irredentismo, non potevano portare il trasformismo a tal punto da sancire apertamente o addirittura favorire la proposta e imposta abolizione. Gli storici dell'irredentismo triestino parlano di un compromesso elettorale realizzato dalla Luogotenenza d'intesa con i liberali, che lasciavano alle forze governative cioè, favorevoli a Vienna la maggioranza in Municipio giusto in tempo per approvare l'abolizione.1
È chiaro che c'era chi prevedeva già in anticipo una tattica del genere e cercava di sventarla. Così nei primi mesi del 1889 si avviava una campagna a base di manifesti e petardi, condotta dal clandestino Circolo Garibaldi e diretta non solo contro bersagli austriaci ma anche contro il console italiano Durando, che secondava a Trieste la politica triplicista di Crispi e faceva di tutto per smorzare gli impeti d'irredentismo nella città. Fu appunto in seguito al lancio di un petardo nel domicilio di Durando che la polizia fece irruzione nei locali dell'Indipendente, sospetto di connivenza col
9) Cfr. VERONESE, L'Indipendente, cit., p, 45.
*> Cfr. ATTILIO GENTILE, // primo secolo della Società di Minerva: 1810-1909, Trieste, 1910, pp. 75-76.
U) SCIPIO SLATAPER, Scritti politici (a cura di GIANI STUPARIGB), II ed., Milano, 1954, pp. 99, 106-108.
12) cfr. CESARI, op. cit., pp. 113-114; CESARE P AGNINI, I giornali di Trieste dalle origini al 1959, Roma, 1959, p. 247; VERONESE, L'Indipendente, cit., pp. 56-59.