Rassegna storica del Risorgimento
CLARIZZA GIOVANNI; GIORNALI TRIESTE 1889-1890; <
anno
<
1988
>
pagina
<
467
>
G. Clarizza e L'Indipendente 467
comprenderanno. Infatti nel mese di maggio dello stesso anno mi recai qui a Trieste dove venni assunto quale compositore tipografo dell'Indipendente.
11 giorno 12 giugno venivano arrestati i signori redattori dell''Indipendente, nonché il stg. Eugenio Geniram, editore e redattore responsabile.
In quel momento d'agitazione, privo L'Indipendente del suo editore e redattore responsabile, doveva cessare le sue pubblicazioni. Uno dei capi del partito, rappresentato dall'Indipendente, dopo aver fatte assidue, ma pur vane ricerche, per trovare persona adatta e corrispondente alla volontà delle leggi in proposito, che assumesse la responsabilità per il giornale L'Indipendente, venne a me. Questa persona mi fece la stessa proposta di divenire cioè editore e redattore responsabile dell'Indipendente. Accennai a questo signore il pericolo a cui andava incontro divenendo editore e redattore responsabile dell'Indipendente, avuto riguardo al mio recente processo politico. Il signore fece appello ai miei sentimenti patriottici ed io accettai. Mi chiese quanto ritenessi dover prelevare dagli utili del giornale L'Indipendente per vivere. Gli osservai che nessuno meglio di lui doveva essere persuaso che non avidità di lucro mi spingeva ad assumere la responsabilità innanzi le leggi per il giornale L'Indipendente e che mi accontentava quindi di quanto guadagnava come operaio tipografo. Anzi, aggiunsi, intendeva partecipare con le mie povere forze alla redazione del giornale stesso. Infatti fu tra noi convenuto, che oltre a editore e redattore responsabile del giornale L'Indipendente sarei stato pure l'amministratore e collaboratore. Detto signore, ritengo, con sentimento di ammirazione e stima, mi strinse la mano e tutto fu conchiuso
Da quel giorno L'Indipendente portò la mia firma. Per i primi giorni io collaborai col signor Giulio Cesari, sotto la direzione del prof. Jona, il quale assunse la direzione del giornale L'Indipendente nel momento del più. grave pericolo, in cui più d'un amico prudentemente s'era ritirato nel guscio delle sue paure. Il prof. Jona però, senza che avesse dato le sue dimissioni, fu indotto a ritirarsi, cedendo la direzione al dott. Isidoro Reggio e restando il Jona semplicemente come collaboratore. Quest'ultimo, professore di lingua e letteratura greca, autore di parecchie pregiate opere letterarie, presentò il suo primo articolo al signor Isidoro dott. Reggio, il quale aveva il diritto d'esaminare come direttore e fece sùbito uso di tale diritto cestinandogli senz'altro questo primo articolo. Un secondo, un terzo ebbero la medesima triste sorte, per cui il Jona si ritirò definitivamente dalla redazione dell'Indipendente e poco appresso ritornò in Italia ove attualmente esercita in un istituto del regno vicino la sua professione. Aggiungo semplicemente che il signor professore Jona è legato al signor Isidoro dott. Reggio dai vincoli della patria comune, dalla stessa religione, nonché da quelli di parentela. Non faccio commenti, espongo semplicemente il fatto.
*
Sono giunto ora al punto forse il più difficile e delicato di questa mia lettera: esporre, cioè, la causa intima di tutto il mio operato. Qui io devo mostrarmi oggettivo, calmo; è qui che la mia individualità appassionata deve sparire, devono sparire i rancori, la triste memoria dei lunghi e non meritati maltrattamenti da me subiti sotto la direzione del signor Isidoro dott. Reggio; devo insomma non far questione personale, ma questione di partìtol
Se mi elevo però a giudice del signor Isidoro Reggio, dichiaro, che oltre il mio individuale criterio, mi faccio eco dell'opinione publica, e non degli avversari dell'Indipen-dente, perché questi non praticai, ma degli stessi amici del giornale, i quali venivano spesso da me lamentandosi del pessimo andamento dell'Indipendente il quale sotto la poco valida direzione del signor Isidoro Reggio avrebbe finito col perdere ogni prestigio. Quanto mi si diceva incessantemente dagli amici del giornale confermava pienamente quello che vedeva io stesso nella redazione, quindi era naturale che sorgesse in me l'idea, che il dottor Reggio avrebbe finito col condurre a sicura rovina quel giornale, che costò tanti sacrifizi al partito, per il quale degli uomini ebbero a soffrire carceri ed esilii e, per il quale io pure avevo fatto qualche cosa.
Sorta questa idea era pur naturale ohe producesse una seconda, cioè, cercare il modo, costi che costi, di liberare di giornale L'Indipendente dalla dannoso direzione del dottor Isidoro Reggio,