Rassegna storica del Risorgimento

CLARIZZA GIOVANNI; GIORNALI TRIESTE 1889-1890; < anno <1988>   pagina <468>
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John Gatt-Rutter

Veniva frattanto arrestato il signor Giulio Cesari in seguito all'affare dei petardi.
La redazione doveva assolutamente prendere un altro collaboratore, per rimpiazzare il Cesari, e venne scelto di sig. Elio Luzzatto ch'era stato per tre anni corrispondente dello stesso giornale a Vienna e a quanto mi assicuravano una buona forza nella parte politica.
Devo ritornare un passo indietro a chiarezza di tutta la questione. Poche ore appresso, che vennero arrestati i redattori dell'Indipendente, al 12 giugno, il primo che venne a presentarsi in tipografìa Hualla offerendo la sua collaborazione, ed era il vero momento del pericolo, fu appunto questo signor Elio Luzzatto e fu in quella occasione ch'io lo vidi per la prima volta e che m'informai chi fosse. Appresi allora ch'era persona istruita e capace, essendo già da dieci anni nel giornalismo e venni pure a conoscenza di certi suoi atti d'abnegazione, che m'inspirarono subito una forte simpatia per lui.
Quando quindi il Luzzatto venne assunto come collaboratore politico, dopo l'arresto del Cesari, io ne fui soddisfattissimo e compresi subito che avrei avuto in lui, come appresso realmente s'avverò, un fidato ed ottimo amico. Io non posso e non devo giudicare ora la collaborazione del signor Luzzatto, né parlare degli ingiustificati maltrattamenti ch'egli pure dovette subire per circa sette mesi da parte del signor Isidoro dott. Reggio, perché il Luzzatto sa tenere una penna in mano, e all'uopo, se riterrà opportuno, pubblicherà egli stesso, credo, una lettera aperta ai suoi concittadini, venendo ad esporre tutti i madornali errori, specialmente in questioni politiche, fatti dal signor Isidoro dott. Reggio. Per la questione Reggio-Luzzatto dirò soltanto che essendo il Reggio direttore, il Luzzatto collabo­ratore, mi faceva l'effetto d'un caporale che comandasse ad un ufficiale. Se il Luzzatto pubblicherà questa lettera aperta è certo che allora ne sentiremo delle belle. Io gliene dò l'esempio con questa mia e mi permetto di dargli pure il consiglio.
Frattanto usciva il Cesari dalle carceri, dove venne trattenuto circa due giorni
II Cesari, il Luzzatto ed io, 11 in redazione, si vìveva in un perfetto accordo, c'erano è vero delle discussioni tra il Luzzatto ed il Cesari per certe divergenze d'opinioni prove­nienti, ritengo, più che altro dalla differenza delretà, ma in fondo erano buoni amici ed io pure non ebbi mai né col Luzzatto, né col Cesari nessun serio diverbio. Constatato il pessimo andamento dell'Indipendente, essendo tutti e tre giornalmente testimoni degli errori che andava commettendo il Reggio, era ben naturale che noi, tanto interessati nella questione, non si parlasse che di quella, anzi fini col divenire l'unico oggetto delle nostre discussioni.
Al Caffè od altrove aveva spesso colloqui in proposito col Luzzatto e col Cesari. Senonòhé nacque in noi un sospetto che non ci lasciò più pace, che il signor Reggio, cioè, non sarebbe forse stato alieno di dare un altro indirizzo al giornale e tanto più confer­mavano questo nostro sospetto i precedenti politici del signor Isidoro dott. Reggio.
Un giorno capitò infatti a Trieste un certo signor Michelstatter, amico del signor Isidoro dott. Reggio, e suo antico socio nelle corrispondenze da Gorizia al giornale // Mat­tino. Egli pronunciò una frase, ch'io qui non posso riportare, ma che veniva a distruggere il principio politico che informa il giornale L'Indipendente. Quella frase venne udita da noi tutti di redazione, nonché dal direttore Isidoro dott. Reggio, il quale non ribatté punto vigorosamente quelle parole, che a noi tutti in redazione destarono un giusto sentimento di sdegno. Ci astenemmo dal ribatterle, ritenendo essere questo dovere del signor Isidoro dott. Reggio, quale direttore del giornale, essendo state queste parole, lo ripeto, pronunciate innanzi a lui e nella redazione stessa deWIndipendente.
Aggiungo, che il padre del signor Reggio, il quale era venuto da poco d'Udine, per stabilirai a Trieste presso suo figlio, certo non uso a quelle lotte continue della vita giorna­listica, in cui ha pure la sua grande parte la questione finanziaria, andava continuamente consigliando ora all'uno, ora all'altro della redazione, di fare come altri giornali, i quali senza tanto riscaldarsi per un'idea, cercano fare il loro tornaconto e nulla più.
Tutte queste cose unite olla pessima direzione, allo scialacquo continuo delle limitate rendite dell'Indipendente che faceva il signor Reggio, e di conseguenza al deperimento del giornale ci convulsero che così continuando si andava incontro a certa e sicura rovina. Parlai allora col Luzzatto della questione, mi consigliai con lui, che si dovesse fare per evitare un tanto e tale danno morale e materiale.