Rassegna storica del Risorgimento
CLARIZZA GIOVANNI; GIORNALI TRIESTE 1889-1890; <
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1988
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469
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G. Clarizza e L'Indipendente 469
11 Luzzatto mi osservò sorridendo eli'era forse da tentarsi uno sciopero di nuovo genere e propriamente: uno sciopero di giornalisti. Mi chiese, essendo tuttora nuovo nella redazione, se era sicuro dell'opinione del Cesari sul Reggio e s'era giovane di cui ci si poteva all'uopo fidare. Gli risposi che il Cesari divideva precisamente le nostre opinioni in proposito e che prova sicura ne ebbe nei frequenti colloqui che abbiamo avuto con lui e che riteneva quindi, data l'occasione, non mancherebbe di agire con noi per la salvezza del giornale. Il Luzzatto mi consigliò allora di cercare di guadagnare decisamente il Cesari ed infatti la sera stessa andai assieme col Luzzatto al Caffè Municipio ove trovavasi il Cesari e tosto esposta la cosa al detto signore, egli stesso dichiarò che assolutamente cosi non si poteva continuare, che dovevasi trovar mezzo, nell'interesse del giornale stesso, e più del partito che rappresentava d'indurre il signor Isidoro dott. Reggio a dare le sue dimissioni. Risulta quindi che quella sera: Elio Luzzatto, Giulio Cesari e Giovanni Clarizza, i tre redattori dell 'Indipendente erano perfettamente d'accordo nell'idea di liberare il giornale dall'opera del signor Isidoro dott. Reggio ritenendo fermamente che essa pregiudicava il prestigio dell'organo del nostro partito. Poiché noi tre si formava la redazione, deliberammo di rifiutarci di collaborare ancora per L'Indipendente sotto la direzione del signor Isidoro dott. Reggio, di scrivere in proposito una lettera collettiva ai signori che componevano l'intero comitato direttivo del giornale esponendo le cause che ci spingevano ad un tal passo. Deliberammo inoltre di pregare il signor Cesare Rossi di riprendere, lui, la direzione.
Infatti quella sera stessa ci recammo al Caffè alla Stella polare ove praticava il signor Cesare Rossi e trovatolo, il Cesari, fu propriamente il Cesari, espose la deliberazione da noi presa. Accentuo questo fatto per fare spiccare la condotta del signor Giulio Cesari d'allora, tanto differente da quella che tenne quando ripresi la lotta col Reggio, come esporrò appresso.
Il signor Cesare Rossi il quale tanto sofferse per il nostro giornale, all'esposizione fatta dal Cesari rimase dolorosamente impressionato. Nella delicatissima posizione in cui trovavasi in quel momento, che non venissero cioè interpretate le sue parole quasi come rancore contro il dottor Reggio, cui immeritamente era stata affidata la sua stessa onorevole carica, si limitò a deplorare sinceramente questo deperimento del giornale, dichiarando però esplicitamente, che aveva deciso di non dedicarsi più al giornalismo. Tutte le nostre preghiere furono vane.
D'allora mentre continuava in noi il malcontento contro il Reggio, per tutte le ragioni esposte, studiando però continuamente il mezzo di liberare il giornale dalla direzione di lui, che noi ritenevamo assolutamente fatale, ci astenemmo per un dato tempo da ogni azione, quasi rassegnati alla triste sorte di veder deperire il giornale.
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L'opinione pubblica si faceva però sempre più contraria al dott. Reggio. Gli errori che continuamente commetteva ci esponevano alle risa della stampa avversaria e le polemiche, sostenute sempre dal Reggio, finivano con la peggio dell'Indipendente, che, come avevamo previsto già in principio, andava perdendo giornalmente del suo prestigio e mensilmente dei suoi abbonati.
Ripeto ch'io non sono giornalista di professione e non dovrei quindi impancarmi a giudice del sig. Isidoro dottor Reggio, però due occhi gli ho anch'io e con quegli sgraziatamente vedeva troppo lavorar le forbici e la gomma arabica, vedeva che nel far le cronache erano guida sicura la cronaca già fatta del Piccolo e del Mattino e chi lo crederebbe? pure dell'Adria! Vedeva che il Luzzatto era stato ridotto ad un lavoro di semplice traduzione. Così quel giornalista, unico in redazione, il quale per tre anni aveva collaborato in quel giornale stesso, con articoli originali, accolti con plauso dai lettori, doveva ora tradurre, tradurre e tradurre, dal tedesco, dal francese e dallo spagnuolo. Così nel giornale non vi era più nulla d'originale. Assai le forbici, molto la gomma, e pia la traduzione, questi i fattori di quel giornale che portò degli articoli d'un Giuseppe Caprili, d'un Cesare Rossi, d'un Boccardi e di tanti e tanti altri bellissimi ingegni di questa mia seconda patria.
Tratto tratto, però il signor Isidoro dottor Reggio deponeva con istizza l'amica stecca