Rassegna storica del Risorgimento
CLARIZZA GIOVANNI; GIORNALI TRIESTE 1889-1890; <
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1988
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John Gatt-Rutter
e dal panno verde del bigUardo con gravità d'un Macina velli passava al tappeto verde della politica. Dopo lunga meditazione rubacchiando qui un periodo, là una frase gettava fuori quei rari articoletti di fondo ai quali affinché tutti sapessero ch'erano proprio suoi metteva sotto tanto di R.
Non sono giornalista di professione, ma ho tanto criterio da distìnguere l'oro dall'orpello.
Ora, chiedo ai miei lettori, un uomo che fece fare una scatola colossale a grandi dipartimenti; uno per gli articoli di fondo; uno per le crìtiche delle nuove opere letterarie; uno per le commedie nuove, che si danno nei teatri d'Italia, prima che nei nostri, e che forbiciava, o meglio faceva forbiciare: articoli, critiche, per avergli sottomano al momento del bisogno, quest'uomo, ripeto, ha le qualità volute per occupare il posto d'un Giuseppe Caprin, o d'un Cesare Rossi? H Luzzatto eh'è sempre amante delle citazioni bibliche, chiamava l'immane scatolone del dott. Isidoro Reggio i magazzini di Faraone in cui venivano riposti i grani nel tempo dell'abbondanza secondo U consiglio del casto Giuseppe. Quando Ì giornali d'Italia non davano sufficiente materia per fare il nostro s'aprivano i magazzini di Faraone donde usciva abbondante grano, con cui impastavasi la quotidiana pagnotta con la quale il sig. dott. Isidoro Reggio, credeva di nutrire il buon popolo triestino, prendendolo addirittura per il popolo più cretino di questa terra. Il dott. Reggio era tanto ingenuo da credere, che la parte colta della cittadinanza nostra, la quale legge parecchi giornali d'Italia, non s'accorgesse dei suoi futizzeti redazionali.
Se la stampa avversaria qui a Trieste traeva abbondante materia di satire e di derisioni da questo modo di fare un giornale, nemmeno la stampa d'Italia taceva. La Cronaca nera di Roma, il Fieramosca di Firenze ed altri giornali accusavano questi plagi troppo manifesti ed Isidoro Reggio non se ne ravvedeva, ma forbiciava ancora con maggior disinvoltura, ordinando di togliere lo scambio agli arditi che si permettevano far censura del suo operato, ed il povero Zaccaria, a cui veniva impartito l'ordine di sospendere lo scambio, correva per le stanze della redazione, dicendo: mi no capisso più gnente. No se fazea mai sta roba. Però questa roba si cominciò a farla sotto la direzione del sig. Isidoro dott. Reggio!
Ma se meravigliato era il buon Zaccaria, pensate poi che ne dovesse pensare il Luzzatto il quale s'era trovato dopo la morte del compianto Jurettig nella i edazione del-VIndipendente quale collaboratore. Più d'una volta melanconicamente mi disse: sono le stesse stanze, e il nome stesso del giornale; ma dov'è quello spirito che informava il mio Indipendente?
Mi è ben doloroso di dover esporre ai lettori, queste cose, ma ritengo che per il bene del giornale L'Indipendente è necessità assoluta di dire il vero e di aprire un po' gli occhi a quegli egregi uomini del nostro partito i quali troppo ciecamente affidarono le sorti del nostro giornale alle poco abili mani del dott. Reggio: ciò facendo ricordo quel detto popolare: 1 medico pietoso rende la piaga cancrenosa.
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Il Reggio, come dissi, per parecchi mesi, fece subire tutte le umiliazioni possibili a me, che, se non altro, avevo il merito d'esser salito sulla breccia nel momento del pericolo, non lasciandomi impaurire da prudenti consigli di amici, non dalle lettere di mia madre, che mi supplicava di non espormi a certa rovina, mentre essa poveretta non aveva altro bene sulla terra che il suo unico figliuolo! No, non ascoltai i consigli prudenti, non le preghiere della madre, mi si aveva affidato una bandiera e la tenni salda. Ora il pericolo è passato e molti, ahimè anche troppi, dimenticano quella azione, per cui allora mi strinsero la mano in segno di ammirazione e di stimai
Il signor dottor Reggio, però, che assunse la direzione del giornale, quando le condizioni di Trieste non erano piti così minacciose, non volle ricordare mal il mio atto d'abnegazione ed alla chetichella cominciò a minare la mia posizione. Trattavasi, come venni a sapere da persona amica, di togliermi la proprietà del giornale, nominando il mio collega Cesari maggiorenne, per poterlo far di poi redattore responsabile ed editore.
Come, il Cesari, chiederà qualcuno dei miei lettori? Non era egli pienamente d'accordo