Rassegna storica del Risorgimento

DZUNKOVSKIJ STEPAN STEPANOVIC
anno <1989>   pagina <182>
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182 Angelo Tamborra
triarca della filosofia tedesca, alle convinzioni cristiane .
Confortato o rafforzato nei propri convincimenti religiosi da un uomo della statura di Schelling, Stepan S. Dzunkovskij comincia ad avvertire nella propria coscienza la necessità di un ritorno all'unità della Chiesa. Problema sentito fortemente, drammaticamente, anche da Caadaev, Dzun­kovskij scrìverà nel 1866 di aver iniziato a occuparsi di tale problema sin dal 1843, quando a Berlino ascoltava le lezioni di Schelling. Per questa spinta interiore, sorretta da certo afflato misticheggiante cui si unirà nel tempo una instabilità di carattere che al dire di Xavier Tillette costituisce il tratto dominante della sua personalità, Stepan Dzunkovskij evitando di tornare in patria dopo la fine della borsa di studio, prende a viaggiare in lungo e in largo per l'Europa Olanda, Inghilterra, Germania e paesi slavi , sino ad approdare a Roma presumibilmente nella primavera del 1845.
Preceduto nel passaggio dall'ortodossia al cattolicesimo dal principe Ivan S. Gagarin suo condiscepolo alle lezioni di Schelling a Berlino e nipote della contessa SveÉina, fervente neoconvertita che aveva aperto a Parigi un seguito salotto letterario e religioso, dove nel 1848 si farà vedere anche Tommaseo e dal suo compagno di studi a Pietroburgo Ivan Matveevtè Martynov, da Fedor Golycin, dal conte G. P. Suvalov e altri, Dzunkovskij era passato alla fede romana , appunto a Roma, il 12 lu­glio 1845.
Questo approdo a Roma e al cattolicesimo di non pochi russi appartenenti in genere alla nobiltà più elevata e tutti fortemente animati da quello spirito ecumenico, da quel desiderio di un ritorno all'unità perduta, messi in moto dal fascino intellettuale e religioso esercitato a Pietroburgo da Joseph de Maistre nel primo ventennio del secolo aveva avuto due ripercussioni immediate: da un lato, a Roma, apriva la strada a notevoli speranze (o se si vuole illusioni), specie fra i Gesuiti, l'Ordine che era stato accolto in Russia da Pietro il Grande sin dal 1706 ad eru-diendum procerum nostrorum juventutem , e poi aveva trovato rifugio nell'Impero zarista con Paolo I al tempo della soppressione; per altro verso, i vertici della Chiesa sinodale russa e lo stesso Nicola I presero a guardare a questo fenomeno (piuttosto singolare e indizio di notevole coraggio perché comportava anche da perdita dei diritti civili da parte degli apostati dalla vera fede) con crescente preoccupazione.
Giusto all'epoca in cui il Dzunkovskij compiva a Roma questo passo fondamentale della sua esistenza, queste preoccupazioni della Chiesa orto­dossa russa avevano trovato espressione con il soggiorno a Roma nel 1845 di Andrej Nikolaevdc' Murav'ev < 1806-1874): un laico che, insieme a A. S. Cho-mjakov, il gen. Kireev e altri, se piquant de théologie, y ont apporté quelques troubJes . Vice procuratore del Santo Sinodo e all'epoca il mag­giore storico russo della Chiesa ortodossa e del cristianesimo delle origini, egli era giunto nel centro della cattolicità forse per preparare la visita di Nicola I o al seguito di questi. Durante il suo lungo soggiorno scriverà più tardi nei suoi Rimskìja pls'ma (Lettere romane) del 1846 cercai
ty S. S. DZUNKOVSKIJ, Russkij serti' lei lezuit (Un Russo sette anni gesuita), in Russkiì Invalici (L'invalido russo), 11-23 ottobre 1666, n. 259.