Rassegna storica del Risorgimento
DZUNKOVSKIJ STEPAN STEPANOVIC
anno
<
1989
>
pagina
<
183
>
Stepan S. Dzunkovskij
183
di studiare soprattutto l'aspetto ecclesiastico . Parole amare e persino aspre egli diresse in questo scritto a quanti, fra gli appartenenti all'alta società russa, passavano al cattolicesimo: invece di approfondire i principi della fede ortodossa dei loro padri..., seguendo l'educazione viziosa che, sin dalla culla, li ha resi estranei ad ogni idea di patriottismo, essi fanno proprio tutto ciò che gli sembra più a portata della loro intelligenza .9) Dzunkovskij era appunto uno di coloro cui Murav'èv dirigeva i suoi strali. Soprattutto, come confronto con l'ortodossia, il prestigioso esponente della Chiesa russa sviluppa poi una dura critica alla religiosità romana, dal sistema delle indulgenze alla visita delle chiese, al rituale affrettato per la messa e per i vespri, detto in latino e dunque reso incomprensibile al popolo. Di 'fronte alla cosiddetta messa bassa , che non dura che dieci minuti, un ben altro impegno religioso richiedeva la liturgia concelebrata nelle chiese ortodosse: avrei voluto vedere scrive se i più zelanti fra i latini ed i nuovi convertiti, dopo essere rimasti ad ascoltare non seduti ma bensì in piedi, una liturgia di due ore o dei vespri di tre, si fossero decisi di buona voglia a ricominciare le loro preghiere dn una chiesa vuota! .10>
Al di là di questo confronto polemico circa la liturgia, ciò che il Murav'èv rimprovera ai teologi cattolici ultramontani è di attaccare la Chiesa russa senza averne prima approfondito compiutamente la conoscenza. Questo egli aveva detto a un ignoto sacerdote francese che, sempre a Roma, gli aveva offerto lo scritto del religioso polacco Piotr Semenenko uno dei fondatori dell'Ordine dei Resurrezionisti Przeciwko cerkwi rossyjskiej. Prawda o koiciéle Bozym i o kosciéle rossyìskìm (Contro la Chiesa russa. La verità sulla Chiesa di Dio e sulla Chiesa russa, Parigi 1843), risposta a uno scritto di Murav'èv del 1841 sulla verità della Chiesa universale a proposito della cattedra di Roma e di altre sedi patriarcali. L'ecclesiastico francese non esitò ad ammettere questa carenza di studio e di informazione, che finiva per tradursi in quella che il Murav'èv definiva mancanza di carità. E la spiegazione, per lui, era una sola, estremamente significativa: se, forse, non abbiamo potuto conoscere abbastanza la vostra Chiesa il motivo risiede nel fatto che siamo stati troppo assorbiti per tre secoli nella lotta contro i protestanti e contro gli increduli del secolo scorso; adessi ci mettiamo faccia a faccia con voi.11)
Nel momento, dunque, in cui Stepan S. Dzunkovskij lascia l'ortodossia per il cattolicesimo, il 12 luglio 1845, qualcosa ha cominciato a muoversi, se non altro come consapevolezza di dover affrontare, preliminarmente, un problema fondamentale, quello della conoscenza reciproca.
Poco si sa dei contatti avuti da lui a Roma nel 1845. Porse, nel ristretto ambiente ecclesiastico romano dell'epoca, il fatto che lo stesso generale dei Gesuiti, il p. Joan Phil. Roothaan avesse trascorso ben sedici anni in Russia prima dell'espulsione dell'Ordine nel 1818, deve averlo indotto a prendere contatto direttamente con lui. Di origine olandese,
9) A. N. MURAV'ÈV, Rimskija pianici, Pietroburgo, 1846, p. V. vo iyìt pp. 195-198; C. KBRN, Phtlarète, metropolite de Moscou, in Istìna, 1958, 4, p. 392.
) A. N. MURAV'ÈV, op. cit., p. Villi.