Rassegna storica del Risorgimento

DZUNKOVSKIJ STEPAN STEPANOVIC
anno <1989>   pagina <184>
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Angelo Tamborra
alto e magro , dallo sguardo indagatore, ma simpatico , come Dzun­kovskij lo ricorderà nel 1866. il Roothaan univa a una cospicua personalità una forte carica umana e, naturalmente, religiosa: ... abitava in una piccola stanza, contigua a quella in cui visse e morì Loyola e che ora è trasformata in cappella ,12) certamente a Villa Mondragone, nei pressi di Frascati. È difficile dire quanto siano attendibili le memorie di Dzunkovskij, pubbli­cate nel 1866-67, dopo il ritorno dalla Russia e il rientro nella Chiesa ortodossa. Esse hanno una carica polemica, esprimono il desiderio di compiacere i nuovi superiori ortodossi cui voleva far dimenticare la propria lontana abiura. Tuttavia, al di là di questo stato d'animo, tale scritto può aiutare a seguire una certa fase della vita di questo personaggio tormentato, privo di vero equilibrio interiore. Al racconto, dunque, si deve fare più di una tara.
Probabilmente, poco dopo l'adesione al cattolicesimo, Dzunkovskij deve aver espresso al padre generale Roothaan il desiderio di entrare nell'Ordine dei Gesuiti. Con lui per circa un mese ebbe numerose conversazioni: al Roothaan ricorda piaceva la mia sincerità (otkrovennosf) e la chiara esposizione della situazione degli affari religiosi, secondo puri fatti, raccolti nel corso dei viaggi in Inghilterra, Olanda, Germania, paesi slavi, nelle conversazioni con illustri ecclesiastici, politici e uomini di scienza. Uno degli argomenti, certo il più importante, erano i piani per giungere all'unione delle Chiese di cui Dzunkovskij dice di essersi occupato sin dal 1843, quando studiava a Berlino: il Roothaan più volte ne parlava con lui a quattr'occhi. Naturalmente, a distanza di ventitré anni e tornato in seno alla Chiesa ortodossa, Dzunkovskij tiene a chiarire adesso ai lettori del Russici] Invalici che non si trattava di unione ma per così dire della sottomissione del mondo intero al papa romano .
Durante il soggiorno a Roma, fra il giovane russo e l'anziano, navigato papa nero , come già allora veniva chiamato al dire di Dzunkovskij il generale dei Gesuiti, si doveva essere stabilita una corrente di simpatia: Non capisco come io potessi interessare Roothaan, ma da fatti costanti nel corso di un settennio, so che il Roothaan teneva in considerazione le mie opinioni. Soprattutto gli piaceva che in me non vi fosse la minima esaltazione. Dzunkovskij era pronto a sottolineare che si dovesse agire con gradualità, non importava se la mèta dell'unione delle Chiese potesse essere raggiunta solo dopo cento anni : spesso anche aggiungevo: non bisogna aver fretta, ma occorre agire: Deus patiens quia aeternus... .
Dzunkovskij nell'agosto del 1845 partì per Parigi insieme al suo compagno di studi a Pietroburgo Ivan Matveevic" Martynov, un giovane buono, laborioso e pieno di talento ; destinato a rimanere nell'Ordine dei Gesuiti insieme ai suoi confratelli Ivan S. Gagarin e Evgeni Balabin diverrà una delle colonne dell'impegno unionistico spiegato dall'Oeuvre des Saints Cyrille et Méthode, a Versailles e poi a Parigi a partire dal 1855.
Il generale p. Roothaan, al momento del congedo, racconta Dzun­kovskij, ci abbracciò benedicendoci con un gioco di parole latino: Vi dò tre ducati: Deus vos ducat, perducat et reducat .u> Dzunkovskij insieme
fc) s. S. DZUNKOVSKIJ, art. clt 11-23 ottobre 1866. l*> Ibidem.